Protagonisti sempre/1. I giovani in lotta che nessuno ascolta

Protagonisti sempre/1. I giovani in lotta che nessuno ascolta

È dall’inizio dell’autunno che in molti licei d’Italia assistiamo alle mobilitazioni di studenti mai come ora critici nei confronti del governo. Certo, le mobilitazioni studentesche non sono una novità, al pari di occupazioni, autogestioni e iniziative di lotta di varia natura che gli studenti di ogni generazione hanno messo in atto per protestare e far sentire la propria voce. Si tratta di una sorta di battesimo del fuoco, di un rituale benefico che testimonia la vitalità delle giovani generazioni e non dev’essere né incentivato né frenato ma compreso, osservato con attenzione e ascoltato nelle sue legittime rivendicazioni.

Quest’anno, tuttavia, c’è una differenza rispetto al passato. Il ritorno della passione politica e civile tra i ragazzi, dopo la brutta stagione del riflusso e del disimpegno, è ormai conclamato: ha avuto inizio con il secondo governo Berlusconi, nello specifico con la riforma della scuola targata Moratti, ed è proseguito negli anni dell’ultimo governo Berlusconi, con manifestazioni talora oceaniche contro i vari provvedimenti del duo Gelmini-Tremonti. Notevoli anche le proteste nei confronti del governo Renzi e della pessima Buona scuola firmata dal ministro Giannini, con l’alternanza scuola-lavoro e tutta una serie di norme che hanno causato la rottura del rapporto fra il sedicente rottamatore e il Paese, tanto che, dopo quella controriforma, il mito del 40 per cento, conseguito alle Europee del 2014, ha cominciato progressivamente a incrinarsi.

Quest’anno scolastico, come detto, costituisce però un punto di svolta e, forse, di non ritorno nel rapporto, mai semplice, fra i giovani e l’esecutivo, in quanto la contestazione va ben al di là dei consueti temi scolastici e abbraccia la questione dei migranti, dei profughi, dei disperati, degli ultimi, con esperienze interessanti come quella che si è svolta lo scorso 30 gennaio nel liceo “Amaldi” di Tor Bella Monaca. Grazie al professor Danilo Corradi e all’intraprendenza dei ragazzi, infatti, in un istituito situato all’estrema periferia di Roma si sono svolte due ore di didattica alternativa, con lettura dei giornali e riflessioni dedicate ai temi cruciali del nostro tempo, primi fra tutti l’accoglienza e l’integrazione di chi fugge dalla miseria e dalla guerra.

E che dire di quei docenti che, nella settimana dedicata al Giorno della memoria, hanno discusso con i ragazzi dell’Olocausto di ieri e di oggi, con i lager libici così simili ad Auschwitz e la tragedia di intere famiglie che muoiono in quel cimitero che sta diventando il Mediterraneo.

Sta crescendo una generazione progressista e contestatrice

Che piaccia o meno, che la si voglia strumentalizzare o meno, nell’asfittica Italia del 2019 sta crescendo una generazione sanamente progressista e contestatrice, la quale, a differenza dei ragazzi del ’68, non intende abbattere lo “Stato borghese” o l’ordine costituito bensì mutare radicalmente un paradigma globale basato su innumerevoli squilibri e disuguaglianze che stanno minando la tenuta stessa del pianeta.

Una generazione costruttiva, dunque, che scrive, analizza, si impegna, dà il massimo, ci crede e continua ad coltivare una passione ed un impegno civile veramente encomiabili, specie se si considera che sono costretti a vivere in un Paese senza politica, senza sinistra e con scarsissime prospettiveper il futuro.

A proposito della politica, è davvero imbarazzante assistere al silenzio di quasi tutti i partiti in merito a questa stagione di lotte studentesche. Non un comunicato, non una voce a sostegno, neanche un briciolo di attenzione e di interesse; anzi, un velato disprezzo, una palpabile insofferenza, un senso di timore e di fastidio, il desiderio di lasciarli indietro nei fatti dopo averli a lungo citati in innumerevoli comizi. Perché questa generazione non si può comprare, illudere o prendere eccessivamente in giro: è smaliziata, conosce le lingue, ha già visto in parte il mondo, non si lascia abbindolare facilmente e non cede alle tentazioni razziste disseminate pressoché ovunque. Per questo fa paura, dunque viene messa a tacere.

Share