Gianna Fracassi, vicesegretaria generale Cgil. In piazza per dare Futuro al Lavoro

Gianna Fracassi, vicesegretaria generale Cgil. In piazza per dare Futuro al Lavoro

Sabato 9 febbraio Cgil, Cisl e Uil saranno in piazza per sostenere le loro proposte per il futuro del lavoro e del paese. I dati economici e le previsioni economiche per il 2019 confermano un quadro fosco per l’Italia: recessione tecnica e prospettive di crescita ridotte. Il nostro paese risente indubbiamente di un quadro internazionale ed europeo che rallenta oltre ad elementi di incertezza legati ad esempio dalla guerra dei dazi USA-Cina, ma c’è una causa propria della condizione italiana. Una  vera e propria debolezza strutturale. Sarebbe importante che il dibattito politico più che sulle colpe, cominciasse ad affrontare seriamente le cause. La Legge di Bilancio ed i provvedimenti ad essa collegati, hanno lasciato irrisolte le questioni fondamentali per lo sviluppo del Paese. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno presentato le proprie richieste al Governo e le hanno discusse con migliaia di lavoratori e pensionati.

Necessario cambiare il segno delle politiche economiche

Crediamo che sia necessario cambiare il segno delle politiche economiche: gli investimenti fissi reali sono ancora indietro di 100 miliardi dal livello 2007. Abbiamo bisogno di una cura shock, per questo chiediamo di aumentare al 6% il rapporto tra spese per investimenti e Pil ( oggi siamo all’1,9). Investimenti su infrastrutture materiali ma anche infrastrutture sociali che rappresentano veri e propri presidi dei diritti primari di cittadinanza: istruzione, sanità e servizi per l’infanzia. Chiediamo inoltre un serio piano di prevenzione e messa in sicurezza del paese, oltre che manutenzione delle opere pubbliche.

La legge di bilancio fa scelte diverse: non solo ha ridotto quelle poche risorse che erano state previste per investimenti (3,5 miliardi che sono divenuti 1 per il prossimo anno) ma è intervenuta su alcune voci specifiche per il Mezzogiorno riducendo il Fondo sviluppo e coesione o il  cofinanziamento nazionale dei fondi comunitari…  In aggiunta, il Governo scarica sul futuro del Paese il peso di 53 miliardi di oneri in più per il 2020 e 2021: o si trovano le risorse (con nuovi tagli) o aumenterà l’IVA. In ogni caso pagheranno sempre lavoratori e pensionati. Ci sarà poco o nessuno spazio per creare lavoro, per nuovi investimenti e per diminuire la pressione fiscale nelle prossime Leggi di Bilancio.

Nessun contrasto all’evasione  fiscale vera piaga del  paese

Sul versante fiscale il Governo ha scelto di introdurre la flat tax per autonomi, partite IVA e piccole imprese che pagheranno meno dei lavoratori dipendenti e pensionati, oltre che nuovi condoni fiscali e rimozione del blocco degli aumenti dei tributi locali. Non si introduce né una maggiore progressività, né si programma un deciso contrasto all’evasione che è una vera piaga del paese.

Le due misure bandiera, come è noto, sono Quota 100 e Reddito di cittadinanza: la prima pur rappresentando una nuova opportunità non aiuta ancora a superare la Legge Fornero. Continua a mancare una visione globale del sistema previdenziale, a partire dalla pensione di garanzia per i giovani. Non ci sono misure specifiche per la tutela previdenziale delle donne, non si prevede la valorizzazione del lavoro di cura; sono insufficienti le misure per i lavoratori precoci, non si affronta il tema dei lavori gravosi. Il reddito di cittadinanza è diventato una misura ibrida, si sono generate forti aspettative nella popolazione ma la nuova misura ha una molteplicità eccessiva di obiettivi, come quelli di contrastare la povertà e garantire il diritto al lavoro e  riteniamo non sia in grado di ottenere entrambi efficacemente. La povertà è senza dubbio una priorità per il Paese, ma la povertà non si combatte se non c’è lavoro e non si rafforzano le reti sociali.

Occorre creare lavoro di qualità, con diritti

Il lavoro è la grande emergenza del paese ma non si affronta introducendo l’ennesimo incentivo, occorre creare lavoro e creare lavoro di qualità cioè con diritti. I dati ci indicano una diminuzione delle ore lavorate nonostante lieve aumento dell’occupazione. Vuole dire che il lavoro si è impoverito, con l’incidenza pesantissima dei part time involontari. Se il lavoro che c’è fosse tutto qualificato e ci fosse la piena occupazione, il PIL dell’Italia crescerebbe del 5% ogni anno per 10 anni. Per questo pensiamo che si debba cambiare: diritti e tutele al lavoro e nuove politiche industriali e di sviluppo che consentano ad esempio di affrontare le due grandi trasformazioni che stanno attraversando i sistemi produttivi nel mondo: la digitalizzazione e la transizione ambientale ed energetica. Per entrambe queste sfide è necessario investire in ricerca ed innovazione almeno raddoppiando le risorse ( siamo all’1,33% del PIl -21,9 miliardi di euro- ancora nettamente al di sotto della media UE 2,03%) e pensare ad esempio ad un maxi piano verde ecologista che crei posti di lavoro.

Una società improntata ai principi della nostra Costituzione

La manifestazione di sabato chiede di restituire speranza al paese e parla ai giovani, i più penalizzati dalla mancanza di opportunità di lavoro. Troppi anni di politiche economiche finalizzate al consenso immediato – e anche l’ultima ha questo tratto – la grande crisi decennale e le politiche di austerity hanno determinato il quadro di disuguaglianze sociali ed economiche che abbiamo sotto i nostri occhi. E’ il momento di cambiare, è il momento di rimettere in campo un progetto di paese coeso, solidale che non si rinchiude nelle paure ma è in grado di affrontare le sfide globali. Il sindacato confederale sente la responsabilità in questa fase di rimettere in campo un modello di sviluppo diverso, una idea di società improntata ai principi della nostra Costituzione. Anche per questo aspettiamo tutti e tutte sabato prossimo in Piazza San Giovanni per dare #FuturoAlLavoro.

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