Gianna Fracassi. Non una fiammata. In piazza san Giovanni era presente il lavoro. Il governo si decida ad aprire un vero confronto con Cgil, Cisl, Uil. Non c’è tempo da perdere, mentre avanza la recessione

Gianna Fracassi. Non una fiammata. In piazza san Giovanni era presente il lavoro. Il governo si decida ad aprire un vero confronto con Cgil, Cisl, Uil. Non c’è tempo da perdere, mentre avanza la recessione

È passata una settimana dalla straordinaria manifestazione di Piazza San Giovanni. Centinaia di migliaia di persone, lavoratori, pensionati, tante donne, tanti giovani giunti da ogni parte d’Italia. Lunghi viaggi in treno, in nave, sui pullman, in aerei, con mezzi propri dalle Regioni più vicine. Una accoglienza, calda, un’amicizia salda col popolo di Roma nell’immenso corteo. Una Italia in movimento. Non una “fiammata” come si è letto su qualche media, ma una manifestazione preparata da migliaia di assemblee nei luoghi di lavoro, nelle sedi territoriali. Assemblee unitarie e per quanto riguarda la Cgil parte significativa del dibattito congressuale durato molti mesi. La piattaforma, le richieste di Cgil, Cisl, Uil, sono il frutto di una consultazione, sono andati alle urne milioni di cittadini, una loro rappresentanza le ha portate nella storica piazza romana. I segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, insieme ai delegati di alcune categorie, le hanno illustrate. I media, le televisioni, la carta stampata, ci permettiamo di dire che non sono stati all’altezza della situazione, con frettolose cronache nascoste nella pagine interne e poche immagini, salvo rare eccezioni, nei servizi televisivi. Da quel sabato, dicevamo è passata una settimana. Dal governo non è arrivata una parola, al nostro invito pressante, stante la gravità dei problemi che si devono affrontare, nessuna risposta.

L’unità delle tre Confederazioni sindacali un valore aggiunto

Quella di sabato 9 febbraio è stata una giornata straordinaria come non se ne vedevano da un po’, con il valore aggiunto  che si è trattato di una manifestazione unitaria. Da quella piazza viene una richiesta precisa che noi facciamo da tempo, cioè che si apra un confronto sui temi del lavoro e sulla piattaforma che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato al presidente del Consiglio Conte in un incontro abbastanza veloce e, posso dire, inutile rispetto agli esiti. È stato un grande esercizio democratico, se ne facciano una ragione i tanti che, anche mentre noi manifestavamo, deridevano e ridicolizzavano il fatto che ci siano liberi cittadini, in questo caso lavoratori e pensionati, che decidono di sostenere le ragioni del lavoro e dei sindacati confederali. Dopo l’innegabile riuscita della manifestazione la parola passa al governo che deve rispondere, perché in quella piazza è rappresentato il lavoro. Un punto importante è stato segnato dall’unità delle tre sigle sindacali. Una unità di merito, nel senso che abbiamo condiviso alcuni punti che riteniamo fondamentali per il futuro del Paese e per dare una risposta ai problemi del presente, ma anche per poter dare una prospettiva ai ragazzi e alle ragazze. Bisogna cambiare rotta alle politiche economiche, rimettendo in campo l’idea di investimenti con un tratto di medio-lungo periodo per far uscire l’Italia dalle secche della recessione e della stagnazione. Abbiamo visto i dati del primo trimestre di quest’anno, ed è abbastanza chiaro che siamo ben al di sotto dei dati di crescita che il governo aveva programmato nella legge di bilancio. Quel che serve sono invece interventi che possono fare alzare la leva occupazionale e determinare la creazione di lavoro. Ma il rischio fortissimo, lo abbiamo sempre detto unitariamente, è che tali misure non ci siano neppure per il 2020 e  il 2021.

Serve un intervento choc per quanto riguarda le risorse

L’ultimo dato economico preoccupante è il crollo della produzione industriale che sta all’interno di una dinamica internazionale, e già questo dovrebbe far riflettere chi pensa ai sovranismi e all’autarchia, ma noi abbiamo anche un elemento di debolezza interno legato al nostro tessuto produttivo che ancora risente degli effetti della crisi economica decennale. È il tema atavico della debolezza, del sottodimensionamento delle imprese italiane, legato ovviamente al rallentamento dei consumi interni. Un motivo in più a dimostrare quanto abbiamo bisogno di un intervento choc dal lato delle risorse. Se avessimo rimodulato diversamente le risorse disponibili nella legge di bilancio, mettendo un po’ più di soldi sugli investimenti, le prospettive di crescita sarebbero triplicate. Non possiamo permetterci di stare in una situazione di stallo. Un altro grande problema è che dobbiamo abbattere oltre 23 miliardi di clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva, che sarebbe il secondo intervento indiretto che il nostro governo fa per abbattere il principio della progressività, dopo la flat tax.

Gianna Fracassi, vicesegretario generale della Cgil

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