Gasdotto EstMed. Approderà ad Otranto. 20 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Una partita fra Italia ed Egitto. Difficili rapporti con regimi antidemocratici. Si misura quanto pelo sullo stomaco abbia il governo italiano

Gasdotto EstMed. Approderà ad Otranto. 20 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Una partita fra  Italia ed  Egitto. Difficili rapporti  con  regimi antidemocratici. Si misura quanto pelo sullo stomaco abbia il governo italiano

2000 chilometri con una capacità fino a 20 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Queste le cifre del gasdotto EstMed, che vede coinvolti Israele, Cipro, Grecia e Italia. L’opera collegherà i giacimenti di gas naturale ciprioti ed israeliani partendo da circa 170 chilometri a sud dell’isola. Da lì l’opera raggiungerà Creta, la penisola ellenica e arriverà, tramite il futuro gasdotto Poseidon, ad Otranto. Approderà qualche chilometro a sud del punto terminale del gasdotto Tap.

Il gas naturale è un affare. L’Unione europea è il più grande importatore di energia del pianeta. L’Italia è il paese dell’Unione che spende di più in import elettrico, basti pensare al fatto che dipendiamo per il 15% della nostra energia dal nucleare francese. Entro il 2050, inoltre, bisognerà uscire dai combustibili fossili e le energie rinnovabili stentano a prendere il posto di petrolio e carbone. Il gas naturale è una soluzione ottimale per il periodo di transizione. Nei giacimenti del Mediterraneo orientale si stima la considerevole riserva di 3,5 trilioni di metri cubi di gas.

Due paesi hanno la capacità di diventare il futuro hub energetico del Mediterraneo. L’Egitto e l’Italia. EstMed metterebbe fuori gioco l’Egitto e andrebbe a diversificare le fonti di approvvigionamento europee. Allo stato attuale in Italia viene prodotto solo l’8% del nostro fabbisogno di gas. Il 40% lo importiamo dalla Russia, il 25% dall’Algeria, il 6% dalla Libia, il 10% dai giacimenti del Mare del Nord e l’11% dal Qatar. Se l’Italia diventasse l’Hub energetico del Mediterraneo specializzandosi in gas naturale potrebbe contare su di una diversificazione delle fonti davvero invidiabile. Con il Tap si aprirebbe il mercato dell’Azerbaijan, con EstMed si aprirebbe quello del gas israeliano e cipriota. Questo è positivo anche in virtù delle proiezioni che annunciano un incremento dell’uso interno del gas in Libia e Algeria, con una conseguente contrazione delle esportazioni. Si andrebbe, anche, ad una drastica riduzione dell’apporto russo, che diventerebbe non più determinante per il fabbisogno nazionale.

Una concorrenza incestuosa, scivolosa. ll controllo dell’Eni

In questo scenario l’Egitto è un diretto concorrente dell’Italia. Una concorrenza incestuosa, scivolosa, dato che il giacimento egiziano “Zohr” è controllato dall’Eni. Logica vuole che Il Cairo venga ricompreso, in qualche modo, nell’affare EstMed. Circostanza difficile dato che a costruire il nuovo gasdotto saranno la multinazionale Edison e la greca Depa. Ma questo terreno insidioso è il luogo in cui si potrà valutare l’abilità della diplomazia italiana. Gli egiziani comprendono la portata globale di un riassetto della produzione del gas, soprattutto se inquadrata in un aumento della quota di mercato del gas naturale, soprattutto rispetto agli idrocarburi. Ha dichiarato il ministro del petrolio egiziano, Tarek El Molla: “Le riserve di gas in Medio Oriente possono creare opportunità di occupazione e iniziativa imprenditoriale contribuendo a creare la pace”. Questo, tradotto, vuol dire che Il Cairo vuole essere della partita e quel che non può ottenere con la produzione e la distribuzione, lo vuole avere partecipando alle attività d’impresa. Il ruolo italiano, quindi, potrebbe essere molto virtuoso e la Farnesina potrebbe portare a casa, con una mossa sola, molti risultati: il primo è quello di non mettere in discussione il ruolo di Eni in Egitto. Il secondo è quello di evitare una relazione forte, molto pericolosa per gli equilibri nell’area, tra Egitto e Turchia. Una Turchia da tempo presente militarmente nella parte settentrionale dell’isola di Cipro, che vuole passare da paese di transito dei gasdotti a proprietario dei giacimenti, rivendicando diritti sulle acque cipriote e su quelle internazionali davanti alle coste dell’isola e in questo osteggiata dalla comunità internazionale.

Sull’operazione pesa il cadavere martoriato di Giulio Regeni

Il terzo obiettivo è quello della distensione dei rapporti in Medio Oriente. EstMed mette d’accordo Cipro, Grecia, Israele, Giordania e la Palestina. Inserire l’Egitto in questo gruppo vorrebbe dire dare maggiore stabilità ai rapporti politici e, attraverso la distribuzione regionale del gas, avviare duraturi rapporti commerciali che, a loro volta, sarebbero un ottimo antidoto contro l’uso della violenza nell’area. Lo stesso El Molla ha citato il gas come “catalizzatore di pace”. Il quarto obiettivo è quello di fare gli interessi nazionali e quelli europei, diversificando le fonti di approvvigionamento. Riuscirà la politica estera italiana a portare a buon fine questi obiettivi? Qui ne misureremo, come già detto, l’abilità. Misureremo, anche, quanto pelo sullo stomaco abbiano il nostro governo ed i nostri diplomatici. Il regime di Al Sisi non è tra i più democratici del mondo, anzi. E, su tutto, pesa il cadavere martoriato di Giulio Regeni.

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