Eccoci, dunque. Per dire che un’alternativa di sinistra è sempre possibile. Sentiamo il dovere di provarci

Eccoci, dunque. Per dire che un’alternativa di sinistra è sempre possibile. Sentiamo il dovere di provarci

Quando abbiamo cominciato a pensare ad un luogo di confronto e discussione come “Eccoci” eravamo animati da una esigenza ed una speranza. L’esigenza del tutto presente e ancora fortissima di contribuire, pur consapevoli dei nostri limiti e delle difficoltà generali, ad un pensiero e ad una battaglia politica della sinistra oggi assai precari o del tutto assenti dalla scena politica del Paese. La speranza che finalmente, dopo le elezioni politiche dello scorso marzo e dopo dieci anni di errori e sconfitte, la Sinistra volesse finalmente imboccare la strada della ricostruzione di una formazione politica unitaria, radicata socialmente e territorialmente, in grado di incidere nella vicenda politica. Questa speranza è, al momento, largamente compromessa purtroppo. Irresponsabilmente. Non so se chi ha scelto, al momento della formazione di questo governo, di mangiare i pop corn e stare a guardare lo spettacolo che andava preparandosi si stia oggi divertendo davanti alle scelte odiose e preoccupanti che vengono portate avanti quotidianamente dall’alleanza giallo verde. E non so neanche se, quello che dovrebbe essere il principale partito di opposizione, il PD sia consapevole di essere confinato o in un incredibile mutismo o in una per niente credibile rivendicazione della giustezza delle proprie scelte passate (esattamente tutte quelle che hanno portato il Paese in braccio alla Lega ed ai Cinque Stelle). Fatto sta che proprio ora ci sarebbe bisogno di un diverso punto di riferimento, di una organizzazione, di una sponda politica seria e credibile.

Non mancano certo i temi su cui si è chiamati a misurarsi: dai migranti alle politiche economiche, dall’ambiente alle politiche sociali, dal lavoro all’innovazione. E non mancano neanche i soggetti sociali impegnati in una azione di resistenza e di mobilitazione. Solo non c’è la sinistra, non la si incontra, non la si riconosce. Tanto è vero che quando, al contrario, essa riesce ad esserci, manifestarsi, (come nel caso del blocco dell’autobus al Cara di Castelnuovo di Porto da parte di Rossella Muroni, parlamentare di LeU, unica presente sul posto)  non solo funziona, ma addirittura suscita meraviglia. Ed invece dovrebbe essere esattamente questo quello che quotidianamente dovrebbe farsi. I cicli politici sono ormai accelerati. Successi e sconfitte si consumano in tempi sempre più brevi e concitati. Ed è paradossale che le difficoltà principali dell’attuale governo siano più il frutto della competizione tra le due forze che lo compongono che non l’azione di contrasto e denuncia delle forze che vi si oppongono. Unica buona, anzi straordinaria notizia degli ultimi tempi è la conclusione unitaria del congresso della Cgil: che il principale sindacato italiano abbia evitato il rischio di una dissoluzione e fatto prevalere la responsabilità verso il Paese e verso i lavoratori è non solo motivo di soddisfazione ma di speranza per il futuro. E la manifestazione unitaria del prossimo 9 febbraio promossa da Cgil Cisl e Uil può rappresentare il primo serio avvertimento al governo ed alle scelte che sta compiendo alimentando una spirale di odio, insicurezza, delegittimazione delle istituzioni, al solo scopo di raccogliere un qualche consenso nelle prossime ravvicinate scadenze elettorali, a partire dalle europee.

Eccoci, dunque. Per sollecitare un atto d’amore e di responsabilità verso quel milione di elettori che in tutti questi anni non ha smesso di credere e sperare in una sinistra rinnovata continuando a votarla in tutte le sue molteplici forme, nonostante tutto, e verso quei tanti delusi e distanti che non aspettano altro che un segnale di serietà e di rinnovato impegno. Per provare a declinare ed approfondire un’agenda di temi e di problemi su cui misurarsi e mobilitarsi e metterla a disposizione di tutti. Per contribuire a ricostruire canali di comunicazione e confronto tra quanti non rinunciano ad un impegno per cambiare lo stato di cose presenti, nel loro piccolo e quotidianamente, a partire dalle realtà sociali e sindacali, e chi dovrebbe offrire loro una sponda politica, un riferimento istituzionale. Per dire che non è obbligatorio che le cose debbano andare per forza così, che un’alternativa è sempre possibile. Sentiamo il dovere di provarci.

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