Cgil, Cisl e Uil. La sfida unitaria del lavoro. Voci dal corteo e da piazza San Giovanni

Cgil, Cisl e Uil. La sfida unitaria del lavoro. Voci dal corteo e da piazza San Giovanni

Osserviamo San Giovanni dal retropalco dopo aver camminato in corteo insieme a centinaia di migliaia di lavoratori delle tre principali sigle sindacali e ci torna in mente una celebre e bellissima canzone di Francesco Guccini. Osserviamo questa piazza smisurata, teatro in passato di alcune delle più importanti, e in alcuni casi strazianti, vicende della sinistra italiana e pensiamo agli “antichi fasti” di una piazza vestita a festa, anche se colma di preoccupazione e rabbia. Una piazza colorata, intensa, vivace, combattiva, preludio di una nuova stagione di unità sindacale della quale si avverte, più che mai, il bisogno. C’è anche una delegazione di Confindustria, legata alla richiesta di non interrompere le trivellazioni nell’Adriatico: una richiesta che non condividiamo mentre, al contrario, reputiamo sagge e pienamente condivisibili le richieste degli imprenditori di invertire la rotta di una politica industriale incomprensibile e sconclusionata, dannosa sia per le imprese che per i lavoratori. E sono proprio loro, i lavoratori, i protagonisti di questa giornata di mobilitazione, le voci del cosiddetto “Paese reale” cui abbiamo deciso di concedere lo spazio che meritano.

Mentre arrivo in piazza, per dire, leggo le riflessioni di Serena Sorrentino, segretaria della Funzione Pubblica CGIL, la quale, dopo aver spiegato le ragioni della mobilitazione e il tentativo di rinnovare tutti i contratti nazionali, parla di “partigiani del lavoro”: una definizione impegnativa, di grande valore in una fase storica nella quale si sta tentando di cancellare o, comunque, di indebolire significativamente la memoria della Resistenza e le fondamenta della nostra Costituzione, a cominciare proprio dall’articolo 1. A Tiburtina incontro un nutrito gruppo di operai piemontesi del settore dell’automotive, i quali mi parlano della FCA del dopo Marchionne, dell’incertezza che avvolge le loro vite e della loro netta avversione nei confronti di un governo che, a loro dire, non fa niente per i diritti e per la dignità dei lavoratori e, anzi, li umilia, rilanciando il concetto pericoloso della disintermediazione. C’è, tuttavia, una differenza sostanziale fra questi iscritti alla FIOM, orgogliosi per la prima volta da segretario di Maurizio Landini, e alcuni iscritti alla FIM CISL di Lecce, i quali mi confessano di aver votato orgogliosamente Salvini e di essere pronti a rifarlo, contrari al reddito di cittadinanza promosso dai 5 Stelle e con posizioni molto dure nei confronti dell’immigrazione. Se per i metalmeccanici della CGIL gli immigrati sono fratelli e il razzismo è un cancro da estirpare, questi operai salentini sostengono che le politiche salviniane nei confronti dell’immigrazione, per quanto aspre, siano comunque necessarie per tutelare gli interessi nazionali. Anche un vecchio sindacalista della UIL che mi accompagna per un lungo tratto di strada mi conferma il sospetto che avevo cominciato a nutrire appena arrivato in piazza Esedra per il raduno in vista del corteo: se questa manifestazione toglie voti a qualcuno, quel qualcuno è Di Maio, non certo Salvini, il quale, mi ribadisce questo rappresentante del sindacato di via Lucullo, settore edile, su temi cruciali come le grandi opere ha una posizione più sensata e volta allo sviluppo del Paese. È convinto, inoltre, che l’esecutivo non andrà oltre le Europee, in quanto sono divisi su tutto e Salvini starebbe aspettando solo di consolidarsi a maggio per poi passare all’incasso. Certo, è una prospettiva innaturale e i timori persistono, specie per quanto concerne il tema dell’immigrazione e dei diritti umani, e il nostro sindacalista non nega che vivrebbe come innaturale e avversa una coalizione di governo totalmente spostata a destra, con il progressivo ridimensionamento dei pentastellati e l’ingresso in maggioranza della Meloni, magari tramite elezioni anticipate.

Il punto, mi spiegano sempre dei rappresentanti della UIL provenienti da Napoli e iscritti a varie categorie, tra cui quella dei pensionati, è che questo governo ha deluso notevolmente il Sud che pure, come nel caso del pensionato campano con cui mi confronto in piazza dei Cinquecento, ha votato in massa per i 5 Stelle e, nel suo caso, li voterebbe ancora dopo una vita trascorsa a votare a sinistra. Una sinistra che ha sbagliato troppo, rinnegando la propria storia e i propri valori: è questo il tema che ritorna in molte dichiarazioni di iscritti alla CGIL, qualunque sia la loro categoria, con i pensionati sul piede di guerra per i continui attacchi e il blocco della rivalutazione degli assegni sopra i 1.522 euro lordi e i giovani spaventati per un futuro che non vedono, per le prospettive che mancano, per un lavoro sempre più abbandonato a sé stesso e privato della necessaria qualità. Non a caso, il titolo di questa piazza immensa è “Futuro al lavoro”, con il sospetto strisciante che questo governo e quelli che potrebbero venire in seguito vogliano togliere alla base della nostra Costituzione ogni valore, svuotandola dall’interno e sostituendola con contratti precari e una progressiva svalutazione, tanto cara ai liberisti duri e puri che pontificano spesso in materia. C’è anche Sandro Ruotolo, cui fortunatamente è stata confemata la scorta in seguito a una forte mobilitazione contro la revoca della medesima ad opera di un esecutivo che, oltre a non rendersi conto di quanto sia pericoloso per determinati cronisti sentirsi isolati di fronte al cancro malavitoso contro cui si battono, continua a utilizzare la minaccia della revoca della scorta come strumento di pressione nei confronti dei giornalisti sgraditi. Infine, parlano Landini, la Furlan e Barbagallo e la piazza si anima, le bandiere sventolano, la passione si fa sentire, l’entusiasmo ritorna e l’alternativa al sovranismo pentaleghista e al neoliberismo alla base del patto del Nazareno sembra finalmente palesarsi. Manca ancora il piano politico: nascerà?

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