Camera, passa la fiducia con 310 voti sul decreto Semplificazioni. Sulla Tav volano gli stracci tra Salvini e i 5S. Toninelli consegna il dossier a francesi e alla Ue, ma non a governo e Parlamento italiani

Camera, passa la fiducia con 310 voti sul decreto Semplificazioni. Sulla Tav volano gli stracci tra Salvini e i 5S. Toninelli consegna il dossier a francesi e alla Ue, ma non a governo e Parlamento italiani

Via libera della Camera alla fiducia posta dal governo sul dl semplificazioni, con 310 sì, 245 no e un astenuto,  nel testo identico a quello approvato dal Senato in prima lettura. Domani ci sarà il voto finale di conversione in legge da parte del Parlamento del decreto, profondamente rivisto rispetto al testo licenziato dal governo. Il decreto, che era stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 dicembre scorso, istituisce un Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese: una sezione speciale, dotata di 50 milioni di euro, in favore delle Pmi in difficoltà con la restituzione delle rate di prestiti e finanziamenti bancari e allo stesso tempo titolari di crediti certificati nei confronti delle pubbliche amministrazioni, la cosiddetta ‘norma Bramini”. Nell’iter al Senato il decreto si era gonfiato di numerose disposizioni su diverse materie, circostanza questa che ha sollevato le perplessità del Colle e ha poi indotto la presidenza di Palazzo Madama ad alleggerire il testo eliminando gran parte degli emendamenti approvati nelle Commissioni. Tra le norme ‘saltate’ vi è anche la proroga della sospensione dei tributi e contributi dovuti per il 2019 dai cittadini e dalle imprese colpite dal crollo del ponte Morandi a Genova. La proroga per la sospensione dei tributi, ha assicurato il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, sarà ripresentata “nel primo provvedimento utile”. La novità di maggior rilievo riguarda la questione delle trivellazioni che ha visto una lunga contrapposizione tra M5s e Lega prima di giungere ad un accordo. Il decreto stabilisce una moratoria di 18 mesi, in attesa della definizione del Piano delle Aree idonee, per i permessi (sia nuovi che in essere) di prospezione e di ricerca e per le nuove autorizzazioni all’estrazione. Ma le attività di estrazione in essere e i procedimenti di proroga delle concessioni possono continuare. Aumentano del 25% i canoni di concessione delle coltivazioni.

Con un altro emendamento è stata disposta la regionalizzazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche una volta scadute. Il decreto contiene anche la proroga al 30 giugno 2019 per la restituzione del prestito concesso ad Alitalia pari a complessivi 900 milioni, e l’eliminazione della ‘tassa sulla bontà’ che avrebbe penalizzato il Terzo Settore con il raddoppio dell’aliquota ires (ora riportata al 12%). Aiuti pari a 10 milioni di euro sono previsti per le famiglie delle vittime di Rigopiano e i superstiti che hanno riportato gravi lesioni. Sarà la Presidenza del Consiglio, d’intesa con i sindaci dei Comuni di residenza delle vittime e dei superstiti, a individuare le famiglie beneficiarie e le somme spettanti, considerando lo stato di effettiva necessità e, nel caso dei superstiti, anche la gravità delle lesioni riportate. Buone notizie per i contribuenti ‘ritardatari’ nel pagamento delle rate della rottamazione bis delle cartelle esattoriali: avranno la possibilità di ulteriori scadenze per mettersi in regola e in questo modo potranno accedere alla rottamazione ter. Arrivano norme più stringenti sull’etichettatura degli alimenti e il riordino del settore Ncc. Si prevede che gli operatori del servizio noleggio con conducente possano operare in ambito provinciale senza essere obbligati a ritornare in rimessa. Nell’intervento legislativo di riordino è previsto anche il blocco del rilascio di nuove autorizzazioni fino all’operatività del nuovo archivio informatico nazionale che includerà anche le licenze taxi.

Sale la tensione nel governo sulla Tav

Il vicepremier Matteo Salvini giudica “abbastanza bizzarro” che l’analisi costi-benefici sia stata inviata prima alla Francia che a Roma. “Da vicepresidente del Consiglio che rappresenta gli italiani non ho l’esame costi-benefici sulla Tav, ma ce l’hanno a Parigi. Non ne so nulla, non ho visto nemmeno una pagina”, afferma nel corso di una visita a Terni. “Perché dei numeri che riguardano il futuro degli italiani sono conosciuti prima a Parigi che a Roma? Io non cambio idea, l’Italia sulle grandi opere pubbliche deve andare avanti, non bloccare e tornare indietro”, aggiunge. E avverte di essere pronto a querelare chi parla di voto di scambio Tav-Diciotti con il M5S: “Il prossimo che parla lo querelo, non sta né in cielo né in terra. Magari quella era la vecchia politica”, dice. “La Tav secondo me serve. Non siamo al mercato, non facciamo l’album delle figurine”, aggiunge. Immediata la replica del Movimento 5 Stelle. Dice Luigi Di Maio: “Stia tranquillo il vicepremier che neanche io l’ho letta la relazione. Però ogni mattina non mi sveglio pensando a questo ‘buco’ tra Torino e Lione ma a come collegare gli italiani con gli italiani visti i problemi infrastrutturali. Leggeremo questa relazione ma ci sono ben altri problemi che dovrebbero condizionare il dibattito pubblico. Noi siamo in totale simmetria comunicativa che è un modo per dire che la relazione la leggeremo sia io sia lui”.

Nonostante il tentativo del Mit di salvare la faccia, nel governo volano gli stracci tra M5S e Lega. Una farsa

Fonti del Mit precisano che l’analisi costi benefici sulla Torino-Lione “viene preliminarmente condivisa con gli interlocutori diretti rispetto al progetto, che è regolato da un trattato internazionale, ossia Francia in prima battuta e Commissione Ue subito dopo”. “Successivamente e a strettissimo giro – aggiungono – verrà condivisa in seno ai due contraenti del patto di Governo. M5S e Lega sono in perfetta simmetria informativa sul dossier”. Poco dopo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ribadisce che la relazione è stata data prima alla Francia “perché si tratta di un trattato internazionale. Oggi la consegniamo alla Commissione europea e poi la darò a Di Maio e Salvini. Matteo (Salvini, ndr) deve avere ancora un po’ di pazienza, quando sarà il momento gliela porterò io personalmente in busta chiusa”. Infine entra nel dibattito anche il sottosegretario agli Affari esteri, Manlio Di Stefano: “Oggi i cittadini italiani non hanno bisogno di spedire una mozzarella venti minuti prima in Francia ma hanno bisogno di poter andare da Roma a Pescara in meno di sei ore, avere l’alta velocità in Sicilia, avere una connessione territoriale all’altezza del ventunesimo secolo, cosa che non hanno. Su questo credo che Confindustria possa condividere”, dice a margine di un convegno nella sede di Assolombarda. Di Stefano fa notare che il leader della Lega “è ministro dell’Interno”, mentre “noi abbiamo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e lavoriamo sui numeri e sui dati, quindi su questo credo che Salvini debba fare un atto di responsabilità verso gli italiani, guardare i numeri, la potenzialità delle opere e non ragionare solo sulle parole”.

“Io commento i numeri, i fatti. Io in Piemonte ho visitato 7 chilometri di galleria scavati sotto la montagna. Da italiano spero ci sia presto un treno veloce che collega l’Italia al resto dell’Europa, che riduca i costi del trasporto merci per gli imprenditori, che porti gli studenti e i pendolari da Milano a Lione in due ore e mezza. Stiamo commentando delle analisi che conoscono a Parigi, a Bruxelles ma che io non ho a Roma in mano. E li commenterò solo dopo” aggiunge il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a margine di un incontro elettorale, rispondendo ai cronisti sul caso Tav.

Il pd: “contatteremo i parlamentari francesi e ci faremo consegnare il dossier”

“Insieme a vari altri colleghi del gruppo Pd ho presentato un’interrogazione al Ministro Toninelli affinché, tenendo conto dei vincoli relativi al rapporto fiduciario e del diritto d’accesso agli atti delle pubbliche amministrazioni perché presenti quanto prima il rapporto alle Camere, onde dover evitare di contattare i parlamentari francesi per richiedere una loro analoga e tempestiva iniziativa nei confronti della ministra Elisabeth Borne, Ministro dei Trasporti del Governo Philippe e a qualunque altro ministro francese competente sulla questione. Per un Governo sovranista siamo già in un ridicolo paradosso, evitiamo di ampliarlo”, dice Stefano Ceccanti, deputato del Pd.

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