Anpi. Memoria della Resistenza e valori della Costituzione. Il popolo antifascista c’è e si vede

Anpi. Memoria della Resistenza e valori della Costituzione. Il popolo antifascista c’è e si vede

L’Italia e l’Europa sono attraversati da preoccupanti rigurgiti reazionari e razzisti che si manifestino con ricorrenti episodi di neo-fascismo, di xenofobia, di negazionismo, di omofobia, di antisemitismo, di violenza sulle donne e sui diversi.

C’è un allarme democratico al quale si aggiunge il fatto che si sta perdendo la memoria storica della Resistenza e dei valori sui quali si è fondata. Il popolo che non sa da dove arriva, che ignora il proprio passato non può avere contezza del proprio presente ed è incapace di progettare il proprio futuro.Sappiamo che l’otto maggio del 1945, quando è terminato il secondo conflitto mondiale, in Europa i resistenti di tutti i paesi coinvolti nel più atroce conflitto della storia dell’umanità dichiararono solennemente: “mai più guerre, mai più persecuzioni razziali”.

Si aprivano in quella primavera del 1945 degli scenari ricchi di speranza nei singoli paesi e nel mondo. Sappiamo invece quanto è stato e quanto rimane lungo e irto di ostacoli il cammino verso la tolleranza, la solidarietà, la giustizia sociale, sappiamo delle tante sfide che dobbiamo ancora vincere e che vanno condotte in un contesto internazionale che deve saper costruire una politica di sviluppo sostenibile, di equità e di pace.Purtroppo sono state combattute da allora molte guerre che hanno insanguinato il mondo, si sono verificate molte violenze, molte sopraffazioni, molte violazione della dignità delle persone.

 La piaga del terrorismo internazionale e dei suoi sanguinosi attentati

Non si chiude la piaga del terrorismo internazionale e dei suoi sanguinosi attentati mentre assistiamo all’incancrenirsi di terribili guerre, a massacri, sopratutto in Medio Oriente come in Africa, a nuovi esodi di dimensione biblica con la fuga dalla morte, dalla disperazione e dalla fame, assistiamo a tanto dolore e a tante ingiustizie, assistiamo altresì ad un crescere spropositato delle diseguaglianze nel mondo.

Sono sotto i nostri occhi le tensioni politiche che attraversano numerosi Stati europei a partire dall’Ungheria e dalla Polonia che sono percorsi da rigurgiti reazionari e populisti, da episodi di intolleranza e di violazione dello stato di diritto che finalmente, anche se tardivamente, il Parlamento Europeo ha cominciato a condannare.

Alcuni si domandano con angoscia se stia ritornando il fascismo. Sappiamo che la storia non si ripete quasi mai nella stessa forma ma che bisogna stare attenti a riconoscere i sintomi del fascismo per poterne creare gli antidoti contrastando coloro che vorrebbero fare girare all’indietro l’orologio della storia.

Spetta alle Associazioni resistenziali, alle Istituzioni democratiche, alle forze politiche democratiche, alle grandi organizzazioni sindacali e sociali, agli esponenti della cultura trasmettere la memoria perché senza memoria non c’è una solida democrazia; tocca a noi ribadirequotidianamente la lezione che ci hanno lasciato i partigiani e coloro che seppero resistere al fascismo in diverse e svariate forme.

E su questo fronte l’Anpi, che con preveggente saggezza ha aperto dal 2006 le adesioni a tutti gli antifascisti che intendono tenere viva la memoria della Resistenza e i valori della Costituzione, è impegnata ogni giorno  con tutta la sua autorevolezza morale. Per fortuna dell’Italia non è impegnata da sola, ma è accompagnate da altre importanti realtà, da tantissime Istituzioni che svolgono adeguatamente le funzioni che la Costituzione e le leggi assegnano loro, da tante organizzazioni, da tanti uomini e donne, da tanti giovani e da tanti anziani che hanno a cuore la democrazia e la convivenza civile. Anche in un momento complesso come l’attuale non dobbiamo scoraggiarci perché il popolo antifascista nel nostro paese e nel nostro continente c’è e si muove in forme e modalità antiche e nuove anche se purtroppo rischiamo di non avere più una guida morale in alcune tra le nostre più grandi istituzioni nazionali.

Il presidente Mattarella c’è e ha parlato chiaro più volte così come ha parlato e parla Papa Francesco. Ma intorno a loro in troppi circostanze c’è silenzio assordante di tanti che non fanno la loro parte. C’è un silenzio assordante sovrastato dai tweet o da frasi di propaganda che troppe volte si rifanno al fascismo e alle sue radici.

Troppe persone al potere operano per creare odio, divisioni, innalzare nuovi muri

Noi, che siamo incessantemente contro tutte le intolleranze, sappiamo che dobbiamo sempre di più parlare col popolo perché troppe persone al potere nel nostro come in altri paesi operano irresponsabilmente per creare divisioni, per creare odio e contrapposizioni, in particolare per mettere i poveri contro i più poveri. Per innalzare nuovi muri e per chiudere i porti; per aizzare i penultimi contro gli ultimi anzichè cercare di costruire unità e coesione attorno a proposte capaci di risolvere i problemi e per affermare i diritti di tutti. Una sfida che la attuale fase storica ci propone.  Una fase nella quale è in gioco uno dei cardini della democrazia: la difesa del diritto al lavoro. A quel lavoro che viene invece progressivamente svalorizzato in troppi parti del mondo invece di affermarne la centralità nella società così come nella vita delle persone alle quali conferisce la pienezza della cittadinanza.

Alle forze culturali e ai mass-media chiediamo di non sottovalutare e di non banalizzare i nuovi fenomeni di destra che si stanno manifestando ai diversi livelli. Chiediamo loro di non rimproverarci in modo farisaico sostenendo che noi non saremmo a favore della libertà d’opinione per tutti. Come soleva ripetere Sandro Pertini il fascismo non è un’opinione, non è stato un pensiero: è stato storicamente violenza criminale che ha fatto pagare prezzi terribili al nostro come ad altri paesi che abbiamo aggredito e sanguinosamente offeso.

Incessante battaglia culturale tesa a contrastare pericolosi rigurgiti

Ci sono crimini che moralmente non cadono mai in prescrizione e vi sono invece valori imperituri in quanto fondanti la nostra civiltà: gli uni e gli altri non potranno essere mai confusi anche se sono trascorsi da allora molti anni.

Siamo coscienti che l’azione tesa a contrastare questi pericolosi rigurgiti che caratterizzano il nostro tempo richiede il dispiegamento di una lunga, incessante e rigorosa battaglia culturale di straordinario impegno civile che sappiamo non sarà ne facile, ne di breve durata.

Abbiamo bisogno più che mai di idealità alte, di riferimenti e di valori forti, come li seppero costruire e testimoniare quelle persone che seppero scegliere tra il 1943 e il 1945, che seppero esprimere la loro rivolta morale con grande coraggio e con grande preveggenza, abbiamo bisogno di rinnovare le loro speranze. Anche i loro sogni. Tante donne e tanti uomini si sono impegnati e si sono battuti durante la Resistenza, hanno rischiato, hanno sofferto, hanno pagato per ridarci libertà, dignità e diritti. Facendo vivere la loro memoria e i loro valori, così come battendoci perché la Costituzione sia integralmente applicata dobbiamo continuare ad andare avanti e a riproporre alle attuali e alle future generazioni la speranza di un mondo di pace.

Abbiamo bisogno di giovani, di donne e di uomini ancora capaci di indignarsi di fronte alle ingiustizie, alla carenza di democrazia, di libertà, di pace come seppero fare coloro che seppero scegliere di stare tra il 1943 e il 1945 dalla parte giusta.

*Carlo Ghezzi, segretario nazionale dell’Anpi

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