Valter Vecellio. La parabola triste di “+Europa”. Impennata di iscrizioni sospette, e c’è chi teme un colpo di mano. Ma il problema è politico

Valter Vecellio. La parabola triste di “+Europa”. Impennata di iscrizioni sospette, e c’è chi teme un colpo di mano. Ma il problema è politico

All’apparenza, è un comunicato neutro, per “addetti ai lavori”: “E’ rinviata… la conferenza stampa di presentazione del congresso di ‘+Europa’, in programma a Milano da venerdì 25 a domenica 27 gennaio. Presenti, tra gli altri, la senatrice Emma Bonino, il presidente dell’assemblea Gianfranco Spadaccia, l’amministratrice Silvja Manzi, i candidati segretari e i parlamentari di +Europa”. Accade. Impegni sopraggiunti, non prorogabili; impreviste “urgenze”… Nessun problema, rinviare un appuntamento con la stampa per qualche ora. Però, forse, chissà… se non fosse per impegni sopraggiunti, per imprevista urgenza? Come diceva Agatha Christie: un indizio è un indizio; due indizi sono una coincidenza; tre indizi fanno una prova…

L’indizio, in questo caso, è un comunicato del 19 gennaio, scritto in un burocratese degno della miglior politica politicante. Si apprende che il Consiglio di “+Europa” si è riunito in vista dell’imminente congresso fondativo. Fondativo di cosa? Di un nuovo soggetto politico, che vede insieme personaggi provenienti dal mondo radicale come Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e Marco Cappato, con un vecchio volpone della prima, seconda e terza repubblica, quel Bruno Tabacci che, pur se la Democrazia Cristiana non esiste più, è un diccì in servizio permanente attivo. Il lettore attento ricorderà che gli uni e l’altro hanno costituito un “tuttifrutti” in occasione delle ultime elezioni politiche, ospitato da un Partito Democratico allo sbando e per questo disponibile a imbarcare tutto e il suo contrario. Dalla contingente alleanza di quelle due “disperazioni” politiche, “+Europa”, nonostante il pompaggio mediatico, ricava una rappresentanza parlamentare irrilevante per consistenza numerica e qualità. Novelli Esaù, le proverbiali “lenticchie” hanno preso la forma di un cadreghino parlamentare: una ben triste parabola, politica ed umana. Fortuna vuole che il Partito Radicale sia tenuto in vita da altre persone, che seguono altri percorsi: discutibili se si vuole, ma inattaccabili dal profilo dell’etica politica.

Sono ormai prossime le elezioni per il Parlamento Europeo. “+Europa” sembra ben decisa a giocare nuovamente la carta elettorale; stesso copione dell’altra volta, stessa sostanziale inconsistenza strategica e tattica. L’unica cosa che appare chiara, è il tentativo, patetico quanto basta, di “piacere alla gente che piace”. Solo che per essere ammessi al club dei “piacioni” si devono inevitabilmente pagare prezzi onerosi. Come sia, Congresso. Tutto fa pensare che non sarà una passeggiata. Si può cominciare con il passaggio che valuta “con soddisfazione” il risultato della campagna di iscrizione: superati i 5mila iscritti, “a cui si accompagna un numero già molto alto di partecipanti registrati per il congresso”. Si apprende poi che per la carica di segretario politico sono in corsa in quattro: Marco Cappato, Alessandro Fusacchia, Benedetto Della Vedova, Paola Renata Radaelli. Ben dieci le liste ammesse per l’elezione all’assemblea del nuovo soggetto.

“Ammesse”? Già, il comunicato dice proprio così. “Ammesse”. E quattro i candidati. Cosa significa, che non ce ne potrà essere un quinto? E che oltre alle dieci liste “ammesse” non se ne possono costituire altre? I congressi radicali per tradizione, uso e costume sono sempre stati “aperti”: l’iscritto con venti anni di anzianità votava fianco a fianco con quello che si era iscritto cinque minuti prima; chiunque poteva candidarsi alle cariche e presentare liste e documenti politici… Una tradizione, un uso e un costume che “+Europa” a quanto pare ha ripudiato. Perché interessante è il successivo paragrafo: “Il Consiglio ha anche discusso della candidatura alla segreteria e all’assemblea di un gruppo di persone iscrittesi al partito solo negli ultimi giorni, alcuni dei quali esponenti riconoscibili di associazioni e movimenti politici estranei ai soggetti fondatori di +Europa e caratterizzati da idee e valori diversi. Per tutelare gli iscritti di +Europa e lo stesso movimento da eventuali abusi, è in corso da parte della rappresentante legale di +Europa, Silvja Manzi, un controllo approfondito sulle modalità di iscrizione eseguite, sugli strumenti tecnologici di pagamento e su eventuali anomalie risultanti dalle iscrizioni e dalle sottoscrizioni delle candidature”.

Il lettore si armi di santa pazienza, e rilegga: “un gruppo di persone iscrittesi al partito solo negli ultimi giorni…”. Chi saranno mai? Provocatori? Infiltrati? “L’avviso” si fa ancora più circostanziato: “alcuni dei quali esponenti riconoscibili di associazioni e movimenti politici estranei ai soggetti fondatori di +Europa e caratterizzati da idee e valori diversi”. Cioè: per far parte di “+Europa”, occorre passare un esame, presentare delle credenziali, si è sottoposti a un esame del sangue politico? Evidentemente da parte di un sinedrio giudicante. E infatti, naturalmente a fin di bene, “per tutelare gli iscritti di +Europa e lo stesso movimento da eventuali abusi” ecco una sorta di commissario politico, la rappresentante legale Silvja Manzi, con il compito di effettuare “un controllo approfondito…”. Lo si dica chiaro e senza troppi imbellettamenti: chi fa i “controlli approfonditi” sono i “Probiviri”: con il diritto di accettare o respingere iscrizioni, di deferire presunti o veri “indegni”. Esattamente come nei partiti della prima e della seconda repubblica. Con buona pace per il “partito nuovo” al “nuovo” aperto, e una “nuova” politica.

Non finisce qui: “La Commissione di garanzia Congressuale valuterà eventuali modifiche sulle modalità di svolgimento del Congresso, resesi necessarie dall’elevato numero di iscritti e quindi di partecipanti”. Si può tentare una traduzione? Ci sono delle “regole”; ma a seconda dell’andamento del congresso queste regole possono anche mutare. A gioco iniziato. Il mondo del web, facebook e dintorni, non da ora è un “territorio” ambiguo e scivoloso; è un errore considerarlo un termometro degli “umori” e del “sentire” comune. Un po’ come i sondaggi: sono sempre più strumenti di propaganda e pubblicità. Tutto, insomma, va preso con le molle e grande cautela.

Detto questo, nelle ultime ore, è un fioccare di commenti preoccupati, messaggi allarmati circa il pericolo che qualcuno, “estraneo”, possa cercare di “conquistare”“+Europa”. Si denuncia un aumento sospetto dei tesseramenti. Sospetto rafforzato da un “indizio”: fino a qualche giorno fa i candidati alla segreteria erano tre: il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Cappato; l’ex senatore Della Vedova; il deputato di “+Europa”, Fusacchia. Il comitato dei garanti (già: c’è anche un comitato dei garanti), ha poi dato il via libera a una quarta candidatura: Paola Radaelli, outsider che non fa mistero di coltivare idee politiche divergenti, se non opposte a quelle di “+Europa”. Si vocifera di una sua “simpatia” per la politica muscolare di Matteo Salvini e di frequentazioni con personaggi della destra populista.

Marco Pannella avrebbe liquidato la cosa con una risata, figuriamoci se un simile personaggio l’avrebbe impensierito, inquietato: per tutta la vita ha spalancato le porte del suo partito a tutti, premi Nobel ed ergastolani; teorico e pratico della doppia tessera, del partito “aperto” a chiunque accettasse di percorrere un tratto di strada, senza chiedere abiure o pentimenti. Gli avversari li combatteva e vinceva con le ragioni della politica, non con le espulsioni e i probiviri; sarà un caso, ma nel Partito Radicale pannelliano non si è registrato un solo caso di “infiltrati” o di “provocatori”. Nessuno mai si è posto un problema del genere. Che però si pone, evidentemente, dove si è carenti di ragioni politiche; ecco che si fa ricorso a tribunali e “controlli approfonditi”.

Cosa dicono i “timorosi”? Alla fine dello scorso dicembre gli iscritti a “+Europa” risultavano essere meno di duemila. A gennaio l’impennata: altri duemila. La tessera costa 50 euro. Una cifra accessibile per un gruppo organizzato che decide di investire qualche decina di migliaia di euro, e consentire a un “pacchetto” di un centinaio di persone di condizionare il congresso. “Un’Opa ostile”, la definisce qualcuno; secondo questa scuola di pensiero, “un gruppo di sovranisti punta a iscriversi in massa a +Europa in vista del congresso di fine gennaio”. A voler fare della fantascienza si potrebbe sospettare che tutto questo trambusto sia provocato ad arte: per fare “notizia”, per procurare in qualche modo “pubblicità” a un soggetto politico che non ha storia e non fa cronaca; per spingere dubbiosi o incerti, a partecipare al Congresso, così da salvare una zattera dall’assalto di malintenzionati. Ci sarebbe, tutto sommato, una logica, e un’astuzia. Ad ogni modo, che si abbia timore di una Radaelli, è tutto dire. Non è tanto il “fatto” che conta ed è significativo, quanto la reazione al “fatto” stesso: che nulla ha a che fare con la tradizione e il costume radicale a cui molti di “+Europa” si richiamano.

In tutto questo bailamme, c’è un “attore” protagonista che naviga silenzioso e sotto traccia. Si chiama Bruno Tabacci. Biografia esemplare. Ha seguito tutta la trafila del politico democristiano vecchio stile: per anni esperienza di consigliere comunale, presidente della regione Lombardia, parlamentare democristiano; solidi rapporti con il mondo imprenditoriale e finanziario; passaggi nell’UDR di Francesco Cossiga e nel CCD di Pier Ferdinando Casini; svariati passaggi in innumerevoli partiti e movimenti di “centro”; esperienza di assessore al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi nella giunta di centrosinistra del sindaco di Milano Giuliano Pisapia; candidato alle primarie del centro-sinistra, quelle poi vinte da Pierluigi Bersani. Leader del Centro-Democratico, si allea con Bonino in vista delle elezioni politiche, viene rieletto con la coalizione di centro-sinistra nel collegio uninominale di Milano 1. Parla poco, appare ancora meno, Tabacci; ma sa dove e come tirare i fili che contano; e lo fa con cardinalizia discrezione, passo felpato, esperienza di mondo, determinazione e rigore. Il grande e abile manovratore è questo democristiano silenzioso e operoso. E’ con lui che i dirigenti di “+Europa” devono e dovranno fare i conti, e da cui si dovranno guardare. Quale sia il giudizio che si ha del personaggio, Pannella è stato abilissimo maestro nello sfruttare le opportunità offerte dalla politica; alcuni suoi “alunni” sembrano essersi specializzati nella politica delle opportunità. Alla fine della fiera, questo è.

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