Londra. Brexit. Dopo la mazzata contro l’accordo subita ieri, oggi la May si prende la rivincita: i Tories e le destre respingono la sfiducia presentata dal Labour

Londra. Brexit. Dopo la mazzata contro l’accordo subita ieri, oggi la May si prende la rivincita: i Tories e le destre respingono la sfiducia presentata dal Labour

All’indomani della bocciatura dell’accordo negoziato con l’Unione europea sulla Brexit, il Parlamento britannico ha confermato la fiducia alla premier Theresa May, respingendo con 325 voti contrari e 306 favorevoli la mozione di sfiducia presentata dai laburisti. Subito dopo aver incassato la fiducia, la premier ha invitato i leader dei partiti ad avviare colloqui sulla Brexit, “per rispettare i risultati del referendum e lasciare l’Unione europea”, confermando che tornerà in aula lunedì prossimo per illustrare i piani del governo. I deputati ribelli dei Tories e del partito ultraconservatore del Nord Irlanda, Dup, che solo ieri avevano respinto l’accordo negoziato da May con Bruxelles – bocciato con 432 voti contro 202 – hanno votato a favore della premier.

Theresa May chiede di incontrare i leader di tutti i partiti

“Sono lieta che questa Assemblea abbia espresso la propria fiducia al governo”, ha subito dichiarato May. “Non prendo questa responsabilità alla leggera” e “continueremo a lavorare” per dare attuazione alla “promessa solenne fatta al popolo di questo paese” di implementare la Brexit, ha sottolineato. In un gesto di pacificazione, la premier ha quindi invitato i leader dei partiti dell’opposizione a incontrarla già questa sera per discutere della Brexit: “Vorrei invitare i leader dei partiti che siedono in parlamento a incontrarmi individualmente e vorrei iniziare questi incontri stasera”. May ha tempo fino a lunedì per presentare un “piano B” per la Brexit, dopo la sonora bocciatura di ieri all’accordo negoziato con Bruxelles. “Il governo si presenterà a questi incontri con spirito costruttivo e io invito gli altri a fare lo stesso – ha aggiunto – dobbiamo trovare soluzioni che siano negoziabili e ottengano un sostegno sufficiente da questo Parlamento”.

La posizione dei Laburisti. Corbyn mette in guardia: “Evitare un no deal”. Il sindaco di Londra: “deluso dai Tories”

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha già fatto sapere che accetterà l’invito solo quando la premier avrà escluso l’eventualità di un’uscita dall’Ue senza accordo: “Prima che possano esserci discussioni su come andare avanti, il governo deve escludere, in modo chiaro e una volta per tutte, la prospettiva catastrofica di una Brexit senza un accordo con l’Ue e tutto il caos che ne deriverebbe”, ha detto alla Camera dei Comuni dopo il voto sulla mozione di sfiducia che aveva presentato ieri. “Ieri notte la camera ha respinto l’accordo del governo e lo ha fatto in maniera molto forte”, ha detto Corbyn, “ora deve essere evitato il no deal”.

“Profondamente deluso che i deputati conservatori abbiano messo l’interesse politico al di sopra dell’interesse nazionale”, ha scritto a sua volta su twitter il sindaco di Londra Sadiq Khan, laburista, dopo che la Camera dei comuni ha respinto la mozione di sfiducia contro Theresa May. “Il governo deve ritirare immediatamente l’articolo 50 – ha ribadito – Se non possiamo avere le elezioni, allora il popolo britannico deve avere l’ultima parola, con l’opzione di restare nella Ue”.

Le reazioni a Bruxelles e le mosse successive dei 27. Ipotesi rinvio al 2020

Secondo fonti citate dal ‘Times’, funzionari dell’Unione europea starebbero esaminando la possibilità di rinviare Brexit fino al 2020, ben oltre i piani precedenti che prevedevano una proroga di tre mesi, ovvero alla fine di giugno. Le aperture di Francia e Germania, scrive il quotidiano britannico, concederebbero alla Gran Bretagna la possibilità di allungare il tempo delle negoziazioni fino all’anno prossimo. La notizia non trova conferme, ma il punto, si fa chiaramente capire da Bruxelles, è un altro: la Ue è pronta a concedere una proroga a Londra, ma la richiesta di May deve essere “ben giustificata” e non semplicemente dilatoria. Devono cioè esserci dei cambiamenti sostanziali che Theresa May, dopo il voto di fiducia e dopo aver consultato le forze politiche, possa mettere sul tavolo. Solo dopo, la richiesta potrebbe essere esaminata e quindi approvata all’unanimità dai 27. Una visita del primo ministro britannico a Bruxelles al momento non sembra imminente, almeno non questo fine settimana, ma May potrebbe arrivare a Berlaymont per incontrare Jean-Claude Juncker e Michel Barnier la settimana prossima. Che Bruxelles voglia tendere una mano a May all’indomani della più pesante sconfitta parlamentare della storia di un primo ministro britannico, è chiaro. Il capo negoziatore Ue Michel Barnier, conferma che l’accordo giuridico tra Ue e Regno Unito non si tocca, in particolare sul ‘backstop’, per evitare il ritorno della frontiera irlandese. Ma il politico francese aggiunge che è possibile modificare la dichiarazione politica sulla relazione futura, ovvero la cornice del negoziato per un accordo di libero scambio tra Regno Unito e Ue dopo l’uscita di Londra.

“Se il Regno Unito sceglie di far evolvere le sue linee rosse in futuro e fa una scelta di maggiore ambizione, per esempio andare al di là di un semplice accordo di libero scambio, allora l’Ue sarà immediatamente pronta a accompagnare questa evoluzione e a rispondervi favorevolmente”. L’ipotesi di riaprire i giochi sulla dichiarazione politica viene confermata dal portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, che la definisce “non lontana dalla realtà”. Anche se, ripete il portavoce di Juncker, “questo avrà senso solo se sappiamo cosa proporrà il governo britannico. E questo adesso non lo sappiamo”. Nel frattempo, proroga o no, la data di Brexit si avvicina inesorabile e le capitali si preparano allo scenario dell’uscita senza accordo. Il governo del Belgio, che con l’Irlanda, la Francia e l’Olanda, è tra i Paesi meglio preparati a un ‘no deal’, ha convocato una riunione d’emergenza constatando che 20.000 imprese non sono ancora pronte allo scenario peggiore. “Non tutti gli Stati membri hanno gli stessi problemi e lo stesso grado di preparazione”, fa sapere la Commissione, promettendo di “intensificare” il lavoro nei prossimi giorni e settimane.

Share