La Supercoppa di calcio tra Juve e Milan a Gedda, Arabia Saudita, diventa terreno di scontro politico, contro la Lega di serie A e la Rai. Diritti delle donne e diritti umani negati

La Supercoppa di calcio tra Juve e Milan a Gedda, Arabia Saudita, diventa terreno di scontro politico, contro la Lega di serie A e la Rai. Diritti delle donne e diritti umani negati

E’ diventata un caso politico la sfida della Supercoppa italiana tra Juventus e Milan in programma il 16 gennaio a Gedda, in Arabia Saudita. La polemica è divampata dopo che è stato comunicato che sono stati già venduti 50.000 biglietti ma con alcuni settori del King Abdullah Sports City Stadium riservati solo agli uomini. I posti più vicini al terreno di gioco (Lower CAT1 e CAT2), infatti, saranno vietati alle donne che potranno assistere alla gara nei settori per le famiglie e per quelle non accompagnate. In Italia si è subito scatenata una polemica politica che per una volta ha unito destra e sinistra, governo e opposizione. Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato che “il fatto che la Supercoppa italiana si giochi in un Paese islamico dove le donne non possono andare allo stadio se non sono accompagnate dagli uomini è una tristezza, è una schifezza”. “Io quella partita non la guardo”, ha aggiunto. Sulla stessa linea Laura Boldrini di Leu: “I signori del calcio vendano pure i diritti delle partite ma non si permettano di barattare i diritti delle donne!”, ha twittato. Critiche anche dal Pd e da M5s con il sottosegretario per le Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, che ha espresso il “più vivo disaccordo” sul fatto di giocare in uno stadio in cui le donne potranno assistere alla partita “segregate in appositi recinti”.  “Giocare una partita di calcio italiano laddove non si rispettano i diritti umani e si discriminano le donne ponendo dei limiti ad entrare allo stadio, rimane un fatto e una scelta inaccettabile.” Lo afferma Paolo Cento di Liberi e Uguali. “Un evento che riempie di vergogna il calcio italiano: si riveda subito questa decisione – conclude l’esponente di Sinistra Italiana – e si annulli questa partita”.  Il segretario nazionale di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, scrive in una nota che “non bastava ai vertici del calcio italiano (e ai vertici della Rai che trasmetterà la partita) l’aver deciso di svolgere la Supercoppa tra Juventus e Milan in Arabia Saudita, fregandosene del fatto che quel paese è all’attenzione internazionale per il non rispetto dei diritti umani, per l’uccisione di Khashoggi e degli oppositori, per la guerra in Yemen. I vertici del calcio italiano (e i vertici Rai) se ne fregano – prosegue il leader di Si – Come se ne fregano ora, quando esultano per il successo nella vendita dei biglietti della partita, a cui le donne per gentile concessione potranno accedere solo se accompagnate. La vergogna dovrebbe coprire i dirigenti senza dignità della Lega Calcio, della Juventus, del Milan e della Rai. Forse”, conclude Fratoianni, “è arrivato il momento”.

Il presidente della Lega calcio di Serie A, Gaetano Miccichè, ha replicato assicurando che “le donne potranno entrare da sole alla partita senza nessun accompagnatore uomo, come scritto erroneamente da chi vuole strumentalizzare il tema”. “La nostra Supercoppa”, ha aggiunto, “sarà ricordata dalla storia come la prima competizione ufficiale internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo”. Miccichè ha aggiunto che la decisione di giocare a Gedda è “in linea con le scelte dell’Italia” (che ha un interscambio con Riad pari a quasi sei miliardi di euro nei primi nove mesi del 2018). Del resto, ha ricordato il presidente della Lega, la Supercoppa, “fin dal 1993 è stato il biglietto da visita per esportare e promuovere il calcio italiano” in Paesi come Cina, Libia e Qatar. Soltanto dal gennaio del 2018 le donne possono assistere agli eventi sportivi in tre stadi del regno saudita, dove il principe ereditario Mohammed bin Salman ha avviato una graduale apertura ai diritti femminili tra cui quello di guidare. Restano però le polemiche sulle limitazioni dei diritti umani, soprattutto dopo l’uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi nel consolato a Istanbul, il 2 ottobre scorso.

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