Il bastion contrario. La critica a 360 gradi

Il bastion contrario. La critica a 360 gradi

A che gioco giochiamo? 

I videogiochi d’azione, quelli in cui si devono superare ostacoli sempre più difficili e abbattere nemici sempre più agguerriti, costituiscono un’ottima pietra di paragone per cogliere l’essenza della vita quotidiana della maggior parte di noi, persone comuni. Una vita quotidiana i cui mondi sono costituiti da una perenne corsa a ostacoli per superare le piccole/grandi difficoltà di ogni giorno. Ad esempio: conciliare gli orari di lavoro con quelli scolastici dei figli, affrontare il traffico congestionato, fare di corsa la spesa, lottare contro il costo della vita, preoccuparsi del grasso superfluo, mantenersi al passo con la moda del momento (dall’abbigliamento alla tecnologia), ritirare l’auto in officina prima che chiuda, precipitarsi dagli anziani genitori per risolvere qualche problema e tutto ciò mentre si sta attaccati al cellullare. Al moto perpetuo va aggiunto l’assedio senza fine di scadenze, imprevisti, emergenze, bollette e tasse da pagare.

Tale condizione è di per sé sufficiente a fare della vita quotidiana un’impossibile lotta contro il tempo. E tuttavia la nostra inevitabile sconfitta non basta al potere economico. E con ragione: qualcuno potrebbe non stare al gioco. Per evitare il rischio ecco il premio: partecipare alla gara della vita quotidiana affrontando un superiore livello di difficoltà: il mondo dei debiti. Come se non bastasse l’esproprio del tempo ci tocca ingegnarci in tutti i modi possibili e immaginabili per pagare i prestiti contratti con la banca: ossia ipotecare altro tempo.

Conseguenze dello stare al gioco? I rapporti col prossimo si disumanizzano: l’incomprensione prevale sulla comprensione, la competizione sulla solidarietà, il conflitto sulla conciliazione. Su questo gioco al massacro prospera l’arte, quella pop e quella più impegnata. Magra consolazione, perché l’infernale ordine sociale del tempo in cui ci troviamo gettati detesta le soste e peggiora man mano che il gioco si fa duro. E’ questo l’effetto politico più importante per il potere economico: una vita quotidiana così estenuante impedisce alle persone anche solo di pensare a cambiare le regole del gioco. Un pensare che richiede una risorsa diventata scarsa: avere del tempo.

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