Europee 2019. Tra Salvini e Di Maio è cominciata la corsa a fregarsi i più fascio-populisti d’Europa

Europee 2019. Tra Salvini e Di Maio è cominciata la corsa a fregarsi i più fascio-populisti d’Europa

Il prossimo incontro di Matteo Salvini, questa volta vestito da leader della Lega, e forse dei populisti europei, sarà con l’Afd tedesca e con gli spagnoli di Vox. Poi si tireranno le somme sulla formazione di “una famiglia” sovranista, composta da chi “vuole cambiare l’Europa”, farla ritornare alle origini, affinchè “non sia quella delle finanze e delle banche e della distribuzione” dei migranti. La ‘mission’ di Salvini fa un nuovo passo avanti. Il vicepremier oggi a Varsavia ha incontrato il ministro dell’Interno polacco, Joachim Brudziski, ha avuto un colloquio con il primo ministro Mateusz Morawiecki e soprattutto con il presidente del partito di maggioranza, il leader ultra conservatore Jarosaw Aleksander Kaczynski. Pis è in cerca di una nuova collocazione nella geografia di Strasburgo, potrebbe portare in dote più di 20 europarlamentari. A Kaczynski, Salvini ha offerto un contratto, o meglio “un patto” per l’Europa “con una serie di punti in comune” sul modello dei quello tra Lega e M5S in cui “italiani, polacchi, spagnoli, danesi e gli altri decidono se essere o no d’accordo”. Questi i punti dell’intesa: il governo italiano si farà carico affinché la Polonia non venga isolata in Europa, soprattutto sulla riforma della giustizia (osteggiata da Bruxelles) mentre Varsavia farà fronte comune con Roma sul tema del budget europeo (“Va ridiscusso, non ci piace che possano togliere a Italia e Polonia fondi sull’agricoltura”, ha messo in chiaro Salvini) e sulla riforma della governance. “E’ iniziato “un percorso di condivisione”, è “partito un dialogo”, ha sottolineato il vicepremier della Lega, “magari l’asse italo-polacco sostuirà quello franco-tedesco”, perché “l’obiettivo è cambiare le burocrazie che hanno bloccato l’Europa”, essere il primo Movimento nella Ue “e se mi dovessero chiedere” di fare il front-man “io ci farò un pensero'”.

In realtà sulla strada di un accordo tra Salvini e Kaczinski restano diversi ostacoli. Il primo è rappresentato dal Rassemblement national di Marine Le Pen le cui politiche non sono affatto gradite ai polacchi che secondo recenti sondaggi per il 75% sono pro-Europa. Poi c’è la vicinanza di Salvini alla Russia: da qui l’insistenza del segretario del partito di via Bellerio sull’appartenenza sia alla Ue che all’Alleanza atlantica, fermo restando che “restano i miei dubbi sull’utilità delle sanzioni economiche” nei confronti di Mosca. Inoltre c’è la questione dei diritti. Se Pis pensa addirittura di tassare le donne che non hanno intenzione di fare figli, Salvini (“da divorziato”, chiarisce) dice di non essere affatto concorde pur riconoscendo “la comunanza sui valori della famiglia”. Ma l’escamotage del contratto “su dieci punti” per un’alleanza comune (Afd tedesca, Front national di Le Pen, i polacchi di Pis, i popolari danesi, gli sloveni di Sds, gli austriaci di Fdo, i democratici svedesi) può superare “le differenze e le divergenze” in campo e mettere insieme tutti quei partiti che “vogliono ridare un senso al sogno europeo”. Le Europee “porteranno ad una nuova primavera europea, con meno finanza, meno burocrazia e più attenzione a famiglie e sicurezza”. Per Salvini “gli euroscettici” sono proprio coloro che hanno affondato l’Europa. E il Movimento 5 stelle? Un’alleanza non e’ all’ordine del giorno, si vedrà in futuro, “noi e loro siamo cambiati rispetto a cinque anni fa” ma ognuno – afferma il vicepremier leghista – “mette i gilet che vuole”.

Di Maio insegue Salvini a chi è più populista in Europa

Una rockstar anti-abortista, un leader 28enne che si batte per il diritto alla casa, la cofondatrice di una movimento finlandese per la democrazia diretta: sono i tre interlocutori che Luigi diMaio ha incontrato a Bruxelles per cercare di creare un nuovo gruppo politico all’Europarlamento. Sono Pawel Kukiz, Ivan Vilibor Sincic e Karolina Kahonen, i fondatori, rispettivamente, dei movimenti Kukiz’15 in Polonia, Zivi zid in Croazia e di Liike Nyt in Filandia. Il più famoso dei tre è Pawel Kukiz, cantante rock polacco che ha fondato Kukiz’15, movimento anti-establishment di destra che si batte per il superamento dei partiti tradizionali e a sostegno della democrazia diretta. Kukiz ha figurato in diverse band rock a partire dagli anni ’80 (è stato vocalist del gruppo rock “Piersi”), ha recitato in alcuni film ed è entrato nel 2015 nel Parlamento polacco, dove il suo movimento ha conquistato 42 seggi. E’ contrario all’aborto e alle adozioni gay. Con il movimento Kukiz’15 ha ottenuto un risultato importante alle presidenziali del 2015, strappando il 20,8% dei consensi. Ivan Vilibor Sincic è stato la rivelazione delle elezioni presidenziali del 2014 in Croazia, dove con il suo movimento Zivi zid (‘Lo scudo umano’) ha ottenuto il 16,4 % dei consensi. Il movimento si oppone ai pignoramenti anche con l’occupazione delle case, auspica il ritiro della Croazia dalla Nato, professa il protezionismo economico ed è contrario agli Ogm. Karolina Kahonen è invece la co-fondatrice del movimento finlandese Liike Nyt. Molto vicino alle posizioni del M5S sui temi della cittadinanza digitale, della democrazia diretta e della partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche, Liike Nyt si distanzia però dai pentastellati il suo marcato sostegno al liberismo economico. Dai Gilet gialli arrivano anche adesioni entusiaste al sostegno e all’offerta di cooperazione di Luigi Di Maio. Dopo il duro no espresso ieri dalla ‘pasionaria’ del movimento, Jacline Mouraud, la mano tesa del M5S viene afferrata con decisione da Eric Drouet, considerato uno dei falchi, già fermato due volte dalla polizia durante i disordini. Drouet, camionista che ha proclamato di voler “marciare sull’Eliseo”, in un colloquio con l’ANSA ha affermato che “c’è così tanta gente schierata contro di noi che qualsiasi forma di sostegno ci fa molto piacere”. E a Roma, per trattare, sarebbe pronto ad andarci anche subito. “Siamo sempre molto contenti per le espressioni di sostegno ai Gilet gialli – ha aggiunto Drouet – per noi questo è un appoggio molto importante”. E sulla Mouraud – la donna che con il suo video on line diede inizio al movimento e che ieri si è espressa in termini molto duri contro quella che ha definito “l’ingerenza di Di Maio” – ha commentato: “Lei non è più nel movimento, anche se tenta di fare di tutto per restare dentro”.

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