Ecco chi ci governa. Salvini: neppure una parola di pietà per i morti annegati nel Mediterraneo

Ecco chi ci governa. Salvini: neppure una parola di pietà per i morti annegati nel Mediterraneo

La notizia che matura nella notte e che con il passar delle ore diventa sempre più realtà, una orribile realtà,117 morti, affogati nelle acque gelide del Mediterraneo, tre superstiti che hanno raccontato storie orribili. Sono stati trasportati d’urgenza a Lampedusa su un elicottero della Marina. Erano in stato di ipotermia. Hanno detto: “Meglio morire che tornare in Libia” raccontando “delle violenze e degli abusi” subiti e aggiungendo di essere rimasti in acqua per oltre tre ore prima dell’arrivo dei soccorsi. In altra parte del giornale la cronaca della tragedia. Doppia tragedia, diciamo, perché oltre ai morti, l’angoscia che abbiamo provato, la pietà che si deve, dico deve, provare di fronte a tragedie, c’è anche la vergogna che proviamo ad essere amministrati da personaggi come il Salvini Matteo, vicepremier, ministro dell’Interno il quale non ha trovato di meglio che attaccare le navi delle ong, le organizzazioni non governative che hanno salvato tante vite umane ma che per Salvini sono il nemico numero uno da combattere, da eliminare, tanto da gridare ai quattro venti che grazie alla sua azione la “pacchia è finita”. Ora afferma, indossando qualche giubbotto militare, polizia, vigili del fuoco, che a lui piacciono tanto: “Una riflessione: tornano in mare davanti alla Libia le navi delle ong, gli scafisti ricominciano i loro sporchi traffici, le persone tornano a morire. Ma il ‘cattivo’ sono io. Mah…”. E alla notizia dell’ultimo intervento della Sea Watch precisa: “Una ong ha recuperato decine di persone. Si scordino di ricominciare la solita manfrina del porto in Italia o del ‘Salvini cattivo’. In Italia no”.

Il  naufragio non è una disgrazia ma un crimine europeo

Le ong replicano alle accuse del Salvini e affermano che “in un Mediterraneo svuotato da navi di soccorso le persone rischiano di affogare”. Cesare Fermi, responsabile Migration di Intersos, ong fino a ottobre del 2017 sulle navi, sottolinea che “con l’estromissione delle navi umanitarie delle Ong e il progressivo ingaggio della Guardia costiera libica il Mediterraneo si trova ormai sguarnito di soccorsi. Il naufragio di stanotte non è una disgrazia ma un crimine europeo. Ancora dopo anni muoiono bambini e donne nel mare e non esistono giustificazioni per queste immani tragedie”

Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana afferma: “Questa nuova terribile strage nel Mediterraneo ci dice quanto sia in grado di salvare vite la cosiddetta guardia costiera libica, quanto sia grande l’ipocrisia dei governi dell’Italia e dei Paesi Ue. Ora Salvini potrà tranquillamente farsi un selfie sorridente” in quello specchio di mare maledetto insieme a Serraj. Ma anche su di lui ricadrà per sempre la responsabilità di questi morti innocenti”.

Lapidario il giudizio di Arturo Scotto di Articolo Uno: “Muoiono 117 migranti nel Mediterraneo e lui  (Salvini ndr) se la prende con le Ong. Non è cattivo, è solo uno sciacallo”.  Ma al Salvini non basta  offendere la memoria dei migranti morti a migliaia nel Mediterraneo.  A fronte del giovane di 31 anni di origine tunisina morto a Empoli durante un fermo di polizia, ammanettato e con i piedi legati, mentre c’è una indagine in corso, si presenta in una diretta Facebook indossando la giacca della tuta delle Fiamme oro con la scritta Polizia sul petto e afferma: “Se i poliziotti non possono usare le manette, che fanno, offrono cappuccio e brioche?”. Era già intervenuto il vicepremier esprimendo “totale e pieno sostegno ai poliziotti che a Empoli sono stati aggrediti, malmenati, morsi”. Non un gesto, un parola di pietà per il giovane tunisino morto.

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