Congresso Cgil. Un evento che parla al Paese, uno stimolo per la sinistra. Il lavoro e la persona. Il sindacato di strada. Idee, progetti, lotte per ricostruire una cultura democratica

Congresso Cgil. Un evento che parla al Paese, uno stimolo per la sinistra. Il lavoro e la persona. Il sindacato di strada. Idee, progetti, lotte per ricostruire una cultura democratica

Quasi scompare il Congresso della Cgil dai media. L’elezione di Maurizio Landini a segretario generale con il 92,7% dei voti, 267 sì, 18 no, 4 astenuti non fa notizia. Neppure un richiamino in prima pagina da parte di qualche giornalista di qualche giornalone che  si eccita solo quando trova il modo di titolare sulle “spaccature” della Cgil. Nei giorni del congresso ne abbiamo lette delle belle. Anzi delle brutte, sciocchezze nel segno del ridicolo come quella relativa al ritorno in segreteria di Susanna Camusso, per ostacolare  l’elezione di Colla. Come si fa a pensare che chi ha diretto una grande organizzazione come la Cgil per otto anni aspiri a rientrare come segretaria confederale? Tant’è. Non è un caso che, tanto per dirne una, gli interventi di Landini e quello della Camusso, nella giornata conclusiva di cui diamo conto in altra parte del giornale, abbiano trovato solo il minimo spazio nei tg, a partire da quelli della Rai che continuano ad essere ripieni delle sciocchezze di cui sono capaci Salvini e Di Maio, con Conte che, non sapendo che fare, apre un fronte contro Germania e Francia, rivendicando per la Ue il seggio nel Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Eppure proprio da questa assise, tenuta a Bari, nel ricordo di Di Vittorio, che da bracciante diventa segretario generale del più grande sindacato italiano, che aveva esultato quando, per la prima volta, diventato dirigente sindacale, si poteva permettere di indossare un cappotto che gli era stato regalato, arriva un messaggio chiaro e forte, che riguarda milioni di lavoratori, le forze politiche, quelle smarrite della sinistra in primo luogo, il rapporto fra sindacati e partiti. Landini usa, come suo solito, un linguaggio chiaro, semplice, che centra l’obiettivo, “la ricostruzione  di una cultura democratica” mettendo al centro – dice – il lavoro e la persona. È questo della democrazia il problema di fondo del nostro Paese. Non in astratto, ma nel concreto della vita di ogni giorno, di chi lavora e di chi un lavoro non lo ha. Democrazia che significa partecipazione, ruolo delle forze sociali, la cosiddetta intermediazione fondamento per chi governa e che i gialloverdi vedono come il fumo negli occhi, ruolo centrale del Parlamento. Pentastellati e Lega puntano a sovvertire l’ordine democratico, i grillini in particolare con la piattaforma Rousseau, di fatto, eliminano il voto popolare. Casaleggio non manca l’occasione per porre il problema della eliminazione dei parlamentari.

Democrazia in diretta. Un milione e mezzo di iscritti hanno partecipato al Congresso

La Cgil non solo rilancia con i fatti la partecipazione, fondamento della democrazia. Il Congresso è partito diversi mesi fa, ha interessato un milione e mezzo di iscritti, con quasi 50mila assemblee, che hanno votato al 98% il documento “Il lavoro è”, eletto 12 assemblee nazionali di categoria, che a loro volta hanno eletto gli 868 delegati al Congresso nazionale, dal quale è stata eletta la nuova Assemblea nazionale di 302 membri, che ha proceduto all’elezione del segretario generale e della segreteria confederale. Un contributo di grande importanza per costruire quella “cultura democratica” di cui ha parlato Landini affrontando, a viso aperto quello che ha definito il “vero punto critico di questa fase”. Dice il neosegretario generale della Cgil: “Non solo in Italia ma in tutta Europa si è rotto il rapporto tra il mondo del lavoro e la politica perché il vero punto critico di questa fase è che non solo Italia ma in tutta Europa si è rotto il rapporto tra il mondo del lavoro e la rappresentanza politica”. Alla base di tutto ciò c’è una precisa idea, “quella dell’austerità e del capitalismo finanziario, con il mercato che decide tutto”. “Rimettere al centro il lavoro dignitoso e la persona, equità, giustizia, diritti, il conflitto, le lotte”, questi, dice Landini, sono gli obiettivi del cambiamento. Durissimo il giudizio sull’operato del governo.

La Resistenza non è finita. Il valore della manifestazione unitaria del 9 febbraio

La Resistenza – dice – non è finita”. Aveva richiamato l’incontro con la presidente dell’Anpi per affermare che  ora “la Resistenza dobbiamo costruirla tutti insieme. Noi vogliamo essere il sindacato del cambiamento, vogliamo cambiare davvero il Paese non come sta facendo Salvini che ci vuole portare indietro. Noi siamo il vero cambiamento”. La manifestazione del 9 febbraio insieme a Cisl e Uil contro la politica del governo per affermare le proposte unitarie avanzate dalle tre confederazioni sarà la cartina di tornasole della forza e della capacità di mobilitazione. Riempiamo la piazza, dice Landini. È anche una tappa importante per la ripresa di un processo unitario di cui Landini è stato uno dei protagonisti ai tempi della Federazione Cgil, Cisl, Uil, della Flm.

L’orgoglio Cgil, riferimento per chi vede in noi la speranza di cambiamento

E rilancia il “sindacato di strada”. È una cosa molto importante, afferma, e fa un esempio. A Saluzzo la Camera del Lavoro e la Caritas “insieme al Comune hanno aperto una vecchia caserma” per ospitare, “dare da mangiare e da dormire a quelli che andavano a lavorare, per impedire che venissero messi sotto ricatto. Per me anche quella è contrattazione inclusiva”. Poi richiama l’orgoglio di essere Cgil, come spesso faceva Luciano Lama. Dice: “C’è un punto di forza nel sindacato, ed è il Dna della Cgil, quella che siamo stati, quella che dobbiamo continuare ad essere. Nonostante la situazione difficile di questi anni duri, siamo ancora un riferimento per le persone che vedono in noi una speranza di cambiamento”. Da qui la proposta del sindacato di strada: “Perché – afferma – non proviamo a lanciare il sindacato di strada in modo che non sia più, nei prossimi anni, un’iniziativa solo della categoria o del territorio, ma coinvolga tutti noi in tutto il paese, in tutti i luoghi dove sono le nostre camere del Lavoro. La nostra azione deve tornare ad essere quella delle camere del Lavoro di fine dell’800, alle quali si rivolgevano tutte le persone che non sapevano né leggere né scrivere”.

Al lavoro, alla lotta nel Dna del 15enne saldatore in una coop di Reggio Emilia

E il richiamo rivolto alla assemblea dei delegati, “al lavoro, alla lotta” fa parte del Dna di Maurizio Landini che ha cominciato a lavorare a 15 anni, apprendista saldatore in una cooperativa di Reggio Emilia. Racconta che lavoravano all’aperto e avevano chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema. “Era una cooperativa rossa – dice – eravamo tutti iscritti al Partito comunista. I dirigenti ci dissero che avevamo ragione, però dovevamo tener conto che la cooperativa aveva dei problemi e dovevamo fare degli sforzi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di interromperlo e di dirgli: ‘Guarda, tu sei un dirigente e io ho in tasca la tessera di quel partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso”. Lì ho capito una cosa: il sindacato deve rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia a nessuno”. Questo è Landini.

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