Cgil. Il XVIII Congresso si apre con l’ultima relazione da segretario generale di Camusso. il messaggio di Mattarella, e gli interventi di Furlan, Barbagallo e Nespolo. Governo assente

Cgil. Il XVIII Congresso si apre con l’ultima relazione da segretario generale di Camusso. il messaggio di Mattarella, e gli interventi di Furlan, Barbagallo e Nespolo. Governo assente

Il XVIII Congresso nazionale della Cgil ha dunque avuto inizio alla Fiera del Levante di Bari. Un Congresso lungo, partito alcuni mesi fa, che ha interessato un milione e mezzo di iscritti, con quasi 50mila assemblee, è il segno stesso di una grande organizzazione di massa che si confronta democraticamente al suo interno, anche con dialettiche accese, e sotto gli sguardi interessati dei media (attenti soprattutto ad ogni accenno di conflitto) e perfino di coloro, oggi al governo, che hanno fatto della disintermediazione e della distruzione dei sindacati un punto programmatico. A tutti loro, questo XVIII Congresso ha parlato la lingua di chi lavora e di chi non lavora, degli ultimi e di chi vive in sofferenza, degli studenti e degli operai, dei pensionati e dei migranti sottoposti alla barbarie della nuova schiavitù. Non è per caso che fin dall’inizio della sua relazone (“l’ultima da segretario della Cgil”) Susanna Camusso abbia voluto ricordare le ragioni “meridionalistiche” che hanno convinto la Cgil a celebrare questo Congresso nella “terra di Giuseppe Di Vittorio”, Ragioni forti e storicamente fondate, che ispirano soprattutto un’idea unitaria della Cgil, quella che la stessa Camusso ha voluto sottolineare verso la fine della sua relazione.

“La CGIL”, ha detto con forza la segretaria generale, “non merita una spaccatura: bisogna continuare a lavorare per una soluzione unitaria ed è incomprensibile una divisione a posteriori quando si è votato lo stesso documento ‘Lavoro è’ con il 97,91% dei voti”. Susanna Camusso ha poi aggiunto: “Siamo arrivati al congresso con più di un elemento surreale, mentre si svolgevano i congressi, tutti unitari, ci si dedicava alla delegittimazione del lavoro della 21esima Segreteria. Non ha fatto bene, non ai singoli – ha sottolineato – ma alla CGIL, alla sua autorevolezza. Ho sempre lavorato, insieme a molte compagne e molti compagni della segreteria – ha continuato – a una soluzione unitaria sul segretario generale e sulla segreteria, utile anche a rafforzare il ruolo di direzione collegiale. L’abbiamo fatto in tutti questi mesi – ha ricordato – anche nelle ore di vigilia di questo congresso. Mentre attendiamo delle risposte – ha ribadito – non rinunciamo ad una idea unitaria della CGIL e del suo gruppo dirigente”.  “Credo – ha proseguito – che appaia ai più incomprensibile, perché ora maturi il dividerci a posteriori. Rischiamo che, per dare senso alla duplicazione dei candidati a segretario generale, si dichiarino differenze politiche che non abbiamo visto in nessuno dei nostri congressi, che si sono tutti conclusi unitariamente. Penso che la CGIL non se lo meriti, non se lo meritano i nostri iscritti. Quel che noi non dobbiamo mai dimenticare – ha aggiunto Camusso – è che unità non può essere dualità e non può paventare differenze mai esplicitate. Per quell’unità continuiamo a lavorare con la certezza che per tutti noi c’è prima la CGIL, che tutte e tutti sappiamo che ci sarà anche il 26 gennaio, con la tranquillità che esercitare la democrazia e le nostre regole ci accompagnerà nelle decisioni”.

Sull’assenza del governo e sul giudizio che la Cgil fornisce alla maggioranza gialloverde, Camusso è stata molto netta. “Normalmente una grande organizzazione ha sempre invitato il governo, che ha trovato sempre le forme per esserci. Questo governo si sottrae e, secondo me, ciò è coerente rispetto ad una scelta di negare una funzione di rappresentanza e di dialogo con le parti sociali”. Insomma, spiega, “c’è la conferma in realtà di un’idea che utilizza l’appello al popolo per negare il riconoscimento di quelle forze che sono, invece, fondamentali per determinare la coesione del Paese”.

Inoltre, “si parla del Mezzogiorno esclusivamente come necessità di politiche assistenziali e questo determina un ulteriore allargamento delle disuguaglianze mentre invece abbiamo bisogno di parlarne in termini di sviluppo, di scelte che si fanno, di lavoro che non c’è. Pensate solo al reddito di cittadinanza costruito sull’ipotesi dei cento chilometri, dei 250 chilometri e poi l’Italia è per il Mezzogiorno vuol dire semplicemente nuovi processi migratori”. L’ormai ex segretario generale ha ricordato che scegliere Bari per i lavori del 18esimo congresso della Cgil è stato un modo per dare “una centralità dei temi del Mezzogiorno, l’agenda politica del Paese che da molti anni non c’è. Credo che questa stagione ne dimostri ancora di più la necessità”. “Abbiamo voluto segnare una presenza nel Mezzogiorno perché c’è un tema di equità fiscale, ma c’è anche un tema di contrasto alla illegalità e alle mafie”, ha aggiunto e ha proseguito: “Se penso a come viene svolto il dibattito pubblico sulla sicurezza sembrerebbe che siamo un Paese che non ha problemi di evasione fiscale, di lavoro nero, che non ha problemi di illegalità. Mentre invece ne abbiamo molti in tutto il Paese ma sicuramente tanto dilagare della criminalità organizzata è una delle ragioni delle difficoltà del Mezzogiorno”.

Camusso. Il governo è da bocciare su tutta la linea

“Ciò che non c’è è l’idea che, se si determinano e si sono determinate fasce così impressionanti anche dal punto di vista del numero di marginalità e povertà, il primo tema che un Paese dovrebbe proporsi è l’inclusione. E quindi è la presa in carico sociale delle differenze, dei bisogni, delle ragioni che si sono determinate”. E’ questa la ragione per la quale al sindacato il reddito di cittadinanza non piace. “Tutto questo – ha detto Camusso – è sostanzialmente scomparso nell’idea che l’unico tema sia la cosiddetta offerta congrua da cui è sparita la professionalità e rimangono solo i chilometri e l’accettare o meno un lavoro. Ben altro – ha sottolineato – senza nessuna riflessione sul fatto che una parte di quella popolazione che oggi è in stato di povertà, è anche una popolazione di persone che lavora, ma che ha dei redditi assolutamente insufficienti ad avere una condizione una condizione positiva”.

Mattarella, il messaggio al congresso della Cgil

Anche il presidente della Repubblica Mattarella ha voluto dare un segnale forte al Congresso, con un messaggio. “Il lavoro è priorità nelle attenzioni degli italiani, nell’ambito del veloce cambiamento che caratterizza questa fase, sospinto da trasformazioni nelle tecnologie e nei mercati globali. Nessuno può pensare di sottrarsi alla sfida dell’innovazione, ma questa non potrà sottrarsi alla piena tutela della libertà e dignità di ogni persona. Il carattere universale dei diritti resta la pietra angolare su cui poggia una democrazia compiuta: la necessaria crescita di competitività del nostro sistema produttivo deve avvenire rinnovando, e non rinnegando, i principi del modello sociale europeo”, scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lettera inviata al congresso della Cgil, in corso a Bari. “Nella storia repubblicana – continua Mattarella – il sindacato è stato protagonista nel promuovere e accompagnare la crescita economica e dei diritti dei lavoratori, con piena responsabilità nazionale anche in momenti molto difficili, sapendo unire il mondo del lavoro al di là degli stessi interessi contingenti. Il mio auspicio è che nei tempi nuovi questi principi possano ancora alimentare l’azione riformatrice del sindacato, per allargare le opportunità di lavoro, rendendo effettivo il principio di uguaglianza e offrendo nuove, concrete possibilità anzitutto ai giovani”.

Furlan e Camusso, il racconto di due donne alla guida di due grandi organizzazioni sindacali, la Cisl e la Cgil

Annamaria Furlan, leader della Cisl, ha voluto raccontare con Susanna Camusso cosa sia stata la guida di due donne per due grandi organizzazioni sindacali, come la Cisl e la Cgil. “Una cosa che ha accomunato entrambe è che siamo state le prime due donne a guidare due grandi organizzazioni confederali, con forte senso di responsabilità e rispetto a quel pezzetto di fatalismo che contraddistingue un po’ il mio carattere, non abbiamo avuto proprio tempi facili in cui rappresentare grandi organizzazioni in un momento di cambiamento complessivo del lavoro, dei rapporti nel mondo. Forse era il caso e il destino che fossero chiamate due donne a gestire le tante difficoltà e complessità che abbiamo dovuto insieme affrontare. Ma quando nasci donna sei chiamato ogni giorno della tua vita a tenere insieme anche quello che è complicato tenere insieme”. Con Susanna – ha ricordato Furlan – “abbiamo condiviso molto e qualche volta scelto strade diverse, però ogni volta, davanti alle priorità, non è mai mancato il nostro impegno collettivo e personale a lavorare insieme per fare sintesi – ha detto – ed agire per il bene comune”. E alla fine un augurio a Camusso perché continui a portare il suo “contributo per far crescere questo Paese e il lavoro”.

Barbagallo: “Dobbiamo fare un passo avanti per rilanciare l’unità sindacale”

“Può essere un valore anche per rilanciare l’unità del Paese e dell’Europa”. Lo sottolinea il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, parlando al congresso nazionale della Cgil, rilanciando un “nuovo patto federativo” come nel 1972. Barbagallo ricorda la piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, che “è stata condivisa dalla stragrande maggioranza dei nostri attivisti e dai lavoratori: vorremmo che il Governo si confrontasse con noi su questi temi. Il problema, infatti, non è solo quello di seguire insieme le vertenze aziendali, ma anche di sviluppare un’azione che ci consenta di avere un Paese che cresca, perché altrimenti non cresce l’economia, né l’occupazione né la società”.

Carla Nespolo, presidente Anpi: “Chi vilipende il Parlamento vilipende la volontà popolare”

“In questi tempi in cui in tanti cercano di cancellare la storia del nostro Paese, è importante il ruolo dell’Anpi per ricordare la lotta di tanti partigiani e partigiane. Ricordiamolo ai giovani e agli immemori il contributo che diedero gli operai con gli scioperi del 1942 e 1943. A quella lotta si deve la salvezza del fabbriche che altrimenti sarebbero state distrutte dai nazifascisti”, ha detto Carla Nespolo, presidente nazionale di Anpi, nel corso del 18esimo congresso della Cgil a Bari. “Gli operai portarono nella lotta al fascismo la loro forza”, ha ricordato Nespolo e ha sottolineato: “Insieme per difendere libertà e democrazia”. “Si vergogni chi vuole stravolgere storia e memoria di quegli anni tremendi”, ha ammonito Nespolo. “Il razzismo è il brodo di cottura del fascismo. Per questo è necessario ribadire no razzismo, no fascismo perché se questo non fosse stato ascoltato non avremmo avuto organizzazioni come CasaPound per le strade”, ha dichiarato la presidente dei Partigiani che auspica un “lavoro comune con la Cgil” valorizzando il ruolo delle donne. “Buon congresso nel segno della unità e della democrazia. Viva la Cgil, l’antifascismo e viva l’Italia”, ha concluso.

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