Suruwa, meno di 18 anni, muore nell’incendio della baracca di San Ferdinando. Era venuto dal Gambia per studiare. Galli, Flai Cgil: “Non era un clandestino, ma una persona”

Suruwa, meno di 18 anni, muore nell’incendio della baracca di San Ferdinando. Era venuto dal Gambia per studiare. Galli, Flai Cgil: “Non era un clandestino, ma una persona”

Si chiamava Suruwa Jaithe aveva 18 anni ed era originario del Gambia il ragazzo morto questa notte in un rogo, forse doloso, divampato in una baracca della tendopoli di San Ferdinando (RC). Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il ragazzo stava dormendo al momento dell’incendio. Suruwa Jaithe è stato ospite di un centro di accoglienza nel reggino a Gioiosa Ionica. Il tragico episodio non è il primo che si verifica nell’area della cosiddetta ‘vecchia tendopoli’ di San Ferdinando, occupata da anni da centinaia di migranti, molti dei quali, impiegati come braccianti agricoli durante la raccolta degli agrumi. Il giovane non abitava nella tendopoli ed era in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. Ieri era andato a trovare degli amici nella tendopoli di San Ferdinando e vi era rimasto a dormire.

“Era venuto in Italia un anno fa. La sua ambizione era studiare. E adesso non c’è più”. Soumbu Jaiteh, è il fratello di Souaro, il giovane morto nell’incendio della baracca in cui dormiva, nella tendopoli di San Ferdinando. Soumbu ha gli occhi gonfi e arrossati, segno delle lacrime versate per la morte del fratello. Non ha molta voglia di parlare all’uscita dalla tendopoli. A fargli forza gli amici del fratello che gli sono vicini. Lui vive a Catania ed è arrivato in Calabria dopo avere saputo della tragedia. E gli amici di Souaro Jaiteh hanno un sospetto: l’incendio in cui è morto il giovane possa non essere stato accidentale. “Ieri sera – raccontano due di loro – due persone che vivono nel campo sono venute a cercarlo. Quando è stato chiesto loro perché, hanno risposto: ‘niente, niente’, e se ne sono andati. Poco dopo è scoppiato l’incendio”. I loro dubbi i migranti hanno intenzione di manifestarli anche alle forze dell’ordine. “Adesso andiamo a parlare con la polizia” dicono, e se ne vanno.

I migranti che vivono nella tendopoli di San Ferdinando, nel reggino, dove nella notte è morto un 18enne gambiano a causa di in incendio, saranno trasferiti ”in altro sito da allestire con strutture temporanee per l’accoglienza”. La decisione è arrivata durante il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, a San Ferdinando. Durante l’incontro, al quale hanno partecipato i vertici delle Forze dell’ordine, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, il sindaco di San Ferdinando, il comandante della Polizia Metropolitana e il rappresentante dei Vigili del Fuoco, ”è stata avanzata l’ipotesi di utilizzare un’area alternativa a quella attualmente occupata e, al riguardo, si attendono le verifiche previste sull’individuazione di un sito idoneo” si legge nella nota della Prefettura. Il prefetto, che a margine del comitato ha ricevuto una rappresentanza dei migranti della baraccopoli, si è impegnato ad accogliere la richiesta della famiglia della vittima sul rimpatrio della salma.

“Ancora un morto a San Ferdinando in un incendio, un ragazzo giovanissimo venuto qui per lavorare, come era già successo un anno fa. Ancora una morte assurda e che poteva essere evitata. A San Ferdinando, come in altri luoghi, la situazione alloggiativa va risolta. E comunque in attesa di soluzioni più strutturate, i lavoratori che sono nella tendopoli, ormai trasformata in un indistinto campo di baracche, per il picco della stagione di raccolta di agrumi e kiwi vanno messi in condizioni di sicurezza minima”, dichiara Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil Nazionale. “C’è bisogno del senso di responsabilità di tutti, ci sono migliaia di lavoratori ammassati in questi ghetti, luoghi dove mancano i servizi essenziali, acqua, bagni, un po’ di riscaldamento. A San Ferdinando sono tre anni che siamo in attesa dei moduli abitativi e invece nulla, mentre la tendopoli diventa ogni giorno di più un girone dantesco. Altro che Decreto sicurezza, che rende solo irregolare chi fino a ieri non lo era e quindi rende più insicuri tutti, qui servono misure serie per accoglienza e le soluzioni ci sarebbero. Utilizzo di tanti immobili abbandonati, progetti come Riace, per una accoglienza diffusa e quindi integrata. A San Ferdinando non ci sono clandestini o persone pericolose, ma solo persone che vengono a lavorare, spesso sfruttate e sottopagate, e assicurano sulle tavole natalizie imbandite aranci, mandarini e frutti di stagione. Non possiamo seguitare a piangere i morti, le istituzioni – conclude – devono intervenire con responsabilità e umanità”.

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