Ricercatori e studenti ancora sul piede di guerra contro la legge di stabilità: “La protesta non si ferma”

Ricercatori e studenti ancora sul piede di guerra contro la legge di stabilità: “La protesta non si ferma”

Ricercatori e studenti ancora sul piede di guerra contro la legge di stabilità: “La protesta non si ferma”, e oggi hanno dato il via a iniziative in decine di Atenei in tutta Italia, una giornata di mobilitazione promossa da Flc Cgil, Adi e Link, in vista della manifestazione nazionale del 14 dicembre a Roma. Studenti, ricercatori e dottorandi, hanno improvvisato assemblee a Palermo, inscenato “La morte dell’università” a Bari, esposto striscioni a Napoli, a Foggia, a Trieste, occupato il Rettorato alla Sapienza di Roma, bloccato le strade a Bologna, manifestato in decine di università. Una mobilitazione partita con la Piattaforma “Perché noi no? Stesso lavoro e stessi diritti” – con la quale, da luglio scorso, i “Ricercatori determinati” hanno denunciato “l’elevato livello di precarietà nelle università italiane, dove migliaia di lavoratrici e lavoratori fanno lavoro di ricerca e di didattica, senza avere contratti stabili” – e con le prime manifestazioni studentesche per il diritto allo studio.

“Nelle ore decisive della discussione della Legge di Stabilità” i “Ricercatori determinati” e gli studenti “vogliono ricordare al governo che gli investimenti previsti per l’università sono totalmente insufficienti, che servono le risorse per avviare un piano straordinario di reclutamento dei ricercatori e dei docenti precari dell’Università, per avviare subito l’iter per una riforma del pre-ruolo in modo da semplificare la giungla dei contratti precari e per assicurare borse di studio, alloggi, estensione no tax area e strutture universitarie dignitose”. “Siamo in mobilitazione perché deve essere chiaro che investire nella ricerca universitaria è uno dei punti fondamentali per il vero sviluppo e la vera crescita del Paese”, ha spiegato Tito Russo della Federazione lavoratori della conoscenza Cgil, che chiede di “assumere tutti i precari subito con 1,5 mld di euro nella Legge di Stabilità è condizione necessaria”, perché “il governo non ha scuse, basta spot”.

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