Pil in negativo, manovra bocciata, l’incognita del deficit. Gialloverdi in confusione, abbassano la cresta. Col cappello in mano trattano con la Ue. Conte: “Lavoriamo per rifare la manovra”, ma Palazzo Chigi smentisce

Pil in negativo, manovra bocciata, l’incognita del deficit. Gialloverdi in confusione, abbassano  la  cresta. Col cappello in mano trattano con la Ue. Conte: “Lavoriamo per rifare la manovra”, ma Palazzo Chigi smentisce

La manovra di Bilancio, di fatto, non esiste più. Il Pil in negativo, la perdita di uno 0,1% annunciata dall’Istat ha fatto saltare il banco. Ammesso, ma non verificato, che sia mai esistito un vero e proprio documento da presentare in Parlamento, sul quale aprire un reale confronto  con la Commissione Ue. Invece no, si è preferito  prendere a male parole il presidente Juncker, i commissari Moscovici e Dombrovskis, il presidente dell’Eurogruppo, Centeno, tutti “burocrati”, mantenuti con i soldi che l’Italia versa alla Ue. E per quanto riguarda il Parlamento  italiano viene rinviata di volta in volta la discussione del documento. Anzi, non ci sarà proprio, visto che è già stato annunciato il voto di fiducia. Con un emendamento gigante si risolve tutto. E le forze intermedie? Di Maio ha annunciato, per esempio, che convocherà i sindacati a cose fatte, verso il10 dicembre.

I passaggi informali al G20 di Buenos Aires. Non bastano gli abbracci con Juncker

Ora tutta l’attenzione è rivolta a Bruxelles dopo i passaggi “informali” di Conte e Tria, sempre più silente il ministro del Tesoro, avvenuti nel corso del G20 a Buenos Aires, gli incontri con abbraccio con Juncker che sta assumendo, negli elogi dei gialloverdi, la figura del buon  padre di famiglia cui chiedere e ricevere buoni consigli per il futuro. Noi, che nella nostra lunga carriera professionale ne abbiamo viste di tutti i colori, rimaniamo impressionati, basiti, quando il premier Conte piagnucola: “Una procedura di infrazione non è auspicabile. Ci metterebbe  in difficoltà e può creare fibrillazioni. Stiamo  lavorando –afferma –  per rifare la manovra”. Poi, per darsi un contegno prosegue: “Fermo restando  che crediamo di essere nel giusto”. Non si rende conto che se pensa di essere nel giusto non ingrana retromarce. Sorvoliamo, visto che anche uno come Salvini, il duro e puro della compagnia, si dice disposto ad un’apertura. Insomma, purché non si tocchi “quota cento”, la revisione della Fornero, il capo della Lega non darà battaglia. Ma guarda caso, mentre Conte non ha messo piede nell’aereo che lo riporterà in Italia, arriva una nota da Palazzo Chigi in cui si afferma che “non è allo studio una rimodulazione della manovra per abbassare il rapporto deficit-Pil a 2,1%” e viene così smentito il  possibile rinvio a giugno  del reddito di cittadinanza e di quota 100. Mancanza di consultazione con l’inquilino di Palazzo Chigi, provvisoriamente a Buenos Aires? Può essere, ma la realtà è che Conte e Tria, dai contatti avuti al G20, hanno capito, forse, che l’impianto della manovra non regge, che quel numeretto, il deficit al 2,4%, è una grande illusione, uno specchietto per le allodole, una promessa di leghisti e pentastellati in vista delle elezioni europee. Solo  degli sprovveduti, valga per Salvini e Di Maio, anche per Conte, ma non per Tria, Savona, Moavero. potevano pensare di farla franca con un  2,4% non più sostenibile, una crescita all’1,5% nel 2019 tenendo conto che il Pil quest’anno toccherà, forse, l’1%. Allora, come cavarsela con Bruxelles? Dice Conte che nell’incontro avuto con Junker, Moscovici, Dombrovskis “non abbiamo parlato di numeri finali”, che l’incontro “è stato molto costruttivo, stiamo valutando vari scenari, sono il garante del patto politico che prevede riforme per crescita e equità”. Tria, sempre più silenzioso, dice che si “può toccare tutti fuorché i punti qualificanti”.

Occorre cambiare radicalmente logica e dinamica della manovra

La vera partita si gioca sugli investimenti e qui, come si dice cade l’asino. O si cambia radicalmente la “logica”, la dinamica della manovra, oppure si vanno a ripescare fondi  cambiandone la distribuzione.  Se il deficit viene rivisto al 2,1% il “risparmio” è di circa 4,5-5 miliardi che devono essere reperiti con tagli di spesa e con la riduzione del reddito di cittadinanza e di quota 100. Operazione molto difficile perché si tratta di mantenere l’equilibrio fra quello che è di Salvini e quello che è di Di Maio. Assurdità, ma questa è la logica della manovra, non un patto di governo, un programma, un progetto, soltanto un “contratto” che riguarda solo alcune esigenze, clientelari, di chi lo sottoscrive. Se le due misure che interessano pentastellati e leghisti venissero messe in calendario per il giugno 2019 ci sarebbe un risparmio di circa sette miliardi da “offrire” a Bruxelles, in cambio  della rinuncia alla procedura di infrazione. “Non fermiamoci ai numerini – dice Di Maio – Se l’economia rischia di fermarsi noi dobbiamo fare una manovra che mette soldi nell’economia”. “Poi, nella trattativa, se non si chiede al governo di tradire gli italiani, perché noi non tradiremo gli italiani possiamo portare avanti tutti i punti di caduta e compromessi che vogliamo”. E Conte va ancora più in là. Si dice fiducioso che “una soluzione della trattativa possa essere trovata entro l’Ecofin del 17 dicembre”. A Buenos Aires, ma con la mente sempre all’Italia. Anche nel corso di questi giorni sta proseguendo il dialogo con l’Europa “in un clima assolutamente costruttivo”.

Il ministro Savona ha un’altra ricetta. Ma la tiene per sé, Chissà perché

Non la pensa così un autorevole ministro come Paolo Savona,  che occupa il dicastero degli Affari europei, colui che dovrebbe avere un ruolo molto importante nella trattativa visto il ruolo che ricopre, gli Affari europei appunto. In una lettera al Messaggero dice che “come ministro tecnico” (forse intendeva non eletto oppure in qualità di esperto, economista di gran nome ndr), parla di soluzioni da dare “a una caduta del saggio di crescita produttiva anche superiore alle previsioni ufficiali, che rischia di aumentare la disoccupazione già elevata e la povertà troppo estesa in Italia. Per affrontare questa congiuntura dobbiamo discostarci dal rientro nei parametri fiscali europei concordati dai precedenti governi per garantire, d’accordo con le autorità europee, stabilità economica e politica. La proposta – spiega Savona – permetterebbe ragionevolmente di ritornare in un triennio sul sentiero del riaggiustamento del deficit di bilancio strutturale e della riduzione del debito pubblico sul Pil”.

Indispensabile il rilancio degli investimenti pubblici. Usiamo i risparmi degli italiani

“Un passo indispensabile di questa strategia deve essere il rilancio degli investimenti pubblici e privati. In tal modo si rafforzerebbe la fiducia dei mercati sulla solvibilità del nostro debito pubblico, già di per sé solida per l’esistenza di un’ingente ricchezza finanziaria nelle disponibilità degli italiani (3.500 miliardi di euro netti) e di un flusso annuo di risparmi in eccesso (circa 160 miliardi nel triennio 2019-2021) testimoniato dal saldo positivo degli scambi con l’estero”. Insomma usiamo i risparmi degli italiani. “Dobbiamo ripristinare la fiducia sul futuro dell’economia italiana – avverte quindi il ministro – in modo specifico sui titoli di Stato attraverso crescita reale e stabilità politica”. Titoli di stato che non trovano mercato, ma per Savona questo è un fatto secondario. Poi prosegue: “Non aiutano certo a questo fine le dichiarazioni delle autorità europee, come pure di parte di quelle interne, che continuano a manifestare perplessità sulla possibilità di stimolare la crescita e la stabilità del debito pubblico, invocando il rispetto dei parametri fiscali indipendentemente dall’ esistenza dei tre problemi indicati”. Conclude: “Quando l’attenzione della pubblica opinione e l’impegno della politica si concentrerà sul rilancio degli investimenti, rimuovendo gli ostacoli esistenti, l’intero dibattito sulla situazione dell’Italia e la sua collocazione in Europa cambierà di segno”. Ci domandiamo perché questi problemi non li ha sollevati in Consiglio dei ministri. Se ne è convinto, per coerenza dovrebbe lasciare, riprendere la sua autonomia di pensiero e di iniziativa. Ma forse è chiedere troppo.

La manovra non piace a Confindustria. Il presidente Boccia: “deve cambiare puntando sulla crescita”

Per Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, si deve cambiare la manovra “puntando sulla crescita, unico modo per raggiungere gli obiettivi dichiarati”. “Le nostre proposte sono note”, ha aggiunto, “intanto aprire cantieri e non chiuderli, motivo principale dell’iniziativa di lunedì e poi pagare alle imprese i 65 miliardi dovuti dalla pubblica amministrazione, raddoppiare l’importo previsto dal fondo di garanzia per venire incontro alle esigenze di credito delle aziende, azzerare tasse e contributi sui premi di produzione per favorire lo scambio salario-produttività, abbassare il cuneo fiscale, avviare una grande stagione d’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro”.

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