Manovra. Accordo con la Ue ma è una notizia falsa. Vespa lo celebra sulla storica lavagnetta. Moscovici smentisce: la riduzione del deficit non è ancora sufficiente. Dichiarazioni delle opposizioni e della Cgil

Manovra. Accordo con la Ue ma è una notizia falsa. Vespa lo celebra sulla storica lavagnetta. Moscovici smentisce: la riduzione del deficit non è ancora sufficiente. Dichiarazioni delle opposizioni e della Cgil

Si racconta a Bruxelles che quando a Moscovici, Commissario  europeo per gli affari economici,  dal suo staff gli sono state fornite notizie di come la stampa italiana aveva commentato  l’accordo che sarebbe stato, di fatto, siglato dal presidente della Commissione Ue, Juncker e il premier Conte, sia caduto dalle nuvole, perché lui all’incontro era presente insieme a Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione Ue. E non gli risultava alcun accordo siglato, tanto che prendeva carta e penna, si sarebbe detto una volta, per far presente che nessun accordo era stato siglato, come vedremo in seguito. Per l’Italia c’era anche il ministro Tria. In effetti nessuno dei due, ci riferiamo a Conte e Tria, uno che parla sempre meno, avevano detto che l’accordo era stato trovato. Ma il nostro, o meglio il loro, ci riferiamo al governo gialloverde, presidente del Consiglio Conte aveva lasciato capire che  quel marchingegno, il passaggio dal 2,4% nel rapporto debito Pil al 2,04 aveva avuto  un effetto positivo. In fondo, sempre i numeri 2 e 4 erano presenti, che volete che conti quello zero. Tutto bene quel che finisce bene. Certo,  c’erano da recuperare circa sette miliardi ma niente paura. Si potevano“erodere”dai due provvedimenti, quota cento e reddito di cittadinanza, cari a Salvini il primo e il secondo a Di Maio.  Nei conti diceva  Conte, ci si scusi il bisticcio di parole, i tecnici hanno largheggiato. Si possono ridurre di circa tre miliardi senza toccare la manovra. In realtà le cose non stanno così. Si tratta infatti di spostare di qualche mese la data in cui i due provvedimenti entreranno a regime e quelli della Ue saranno soddisfatti. E gli altri tre miliardi da recuperare? Elementare avrebbe detto Sherlock Holmes, basta vendere gli immobili e il colpo è fatto pensando che i“burocrati” di Bruxelles abbiano le campanelle al naso dando per fatto l’accordo.

Una volta venivano usate leveline” per far circolare notizie gradite al potere. Ora ci sono le fake news

Una volta in occasioni di questo genere venivano usate le“veline”da diffondere alla stampa e dare la “linea gradita ai governi”. Ora basta far circolare  le notizie addomesticate su facebook, sui media elettronici, vere e proprie fake news e siamo a posto. Accordo fatto. Tanto che Bruno Vespa improvvisava un  Porta a Porta con presenza di  due autorevoli giornalisti  e un ex ambasciatore. Commentavano quello che ormai era un accordo dato per certo e il Vespa faceva i conti sulla storica lavagnetta che veniva usata per Berlusconi. I 6,6 miliardi da recuperare prendevano forma ufficiale nello studio televisivo: 1,6 miliardi dal reddito di cittadinanza, e 3 miliardi da un piano di vendita di immobili, 1,6 dal reddito di cittadinanza e il resto da “quota cento”. E su questa base arrivavano le prime dichiarazioni di esponenti politici italiani e le prime reazioni da parte di leghisti e pentastallati. Tutte sballate, perché Moscovici prendeva carta e penna e smentiva le vere e proprie fake news che erano circolate. Poche parole: la riduzione del deficit italiano – diceva – “non è ancora sufficiente”. Ma per Moscovici non basta. “Ci sono passi nella giusta direzione ma – proseguiva – ancora non siamo giunti a conclusione, ci sono ancora dei passi da fare, forse da entrambe le parti”. “Non possiamo scendere a compromessi con le regole”, ha detto Moscovici, ribadendo che non esiste un “trattamento privilegiato” per la Francia. “Queste regole, possiamo applicarle in modo intelligente, flessibile e sottile, ma non possiamo derogare da esse”, ha proseguito. “Stiamo cercando il modo di rendere compatibili queste scelte politiche, che sono quello che sono e che sono legittime, con delle regole uguali per tutti e che tutti devono seguire”. “Nella fase attuale stiamo oscillando tra un dialogo intenso, positivo e costruttivo per trovare una soluzione e la necessaria preparazione delle fasi procedurali, nel caso in cui questo dialogo non abbia successo, il che naturalmente non ci auguriamo”. Le fasi procedurali sono l’ avvio della procedura di infrazione per debito eccessivo.

Da Palazzo Chigi nessun commento alle parole di Moscovici. Conte concentrato sul negoziato

Nessun commento alle parole di Moscovici da parte di Palazzo Chigi. È quanto fanno sapere fonti di governo che – scrivono le agenzie di stampa – “spiegano come il presidente sia concentrato sul negoziato. Quello che filtra, riferiscono le stesse fonti, è fiducia e orgoglio per la proposta fatta, che pure in una responsabile riduzione del rapporto deficit-Pil lascia invariati reddito di cittadinanza e quota 100, coerentemente con quanto sempre promesso. Questa – si assicura – è la strada intrapresa e che si continuerà a percorrere”. Bugie grandi come case. E subito dopo l’intervento di Moscovici cominciano ad arrivare dichiarazioni, una dietro l’altra che riguardano l’andamento del negoziato, la manovra di Bilancio ora all’esame del Senato, una sintesi del dibattito del Consiglio direttivo della Bce sulla situazione dell’Economia dell’Eurozona con Draghi che esprime “fiducia che continua con una crescente cautela perché la ripresa è più debole”. Conferma la strategia della Bce: tassi invariati ai minimi storici e sui livelli attuali “almeno fino all’estate 2019” – una decisione ampiamente attesa dai mercati – e fine del Quantitative easing da gennaio 2019, con reinvestimenti prolungati nel lungo termine, anche dopo il primo rialzo dei tassi. Tutto questo in un contesto che vede una prospettiva di rallentamento dell’economia dell’Eurozona, che richiede ancora “stimoli significativi” della politica monetaria, che resta “molto accomodante”.

Speranza (Mdp, deputato di Leu): DI Maio e Salvini si calano le brache all’ultima curva

Fra gli interventi, da segnalare quello di Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Mdp, deputato di Liberi e Uguali, il quale sottolinea che “il problema non è mai stato il deficit al 2,4 ma come si è scelto di utilizzare le risorse. Nella manovra economica non c’è ciò che serve davvero all’Italia per ripartire: un grande piano verde per la messa in sicurezza del territorio, il rilancio del welfare e della sanità pubblica, la progressività fiscale come leva per l’equità. Ora il governo, dopo tanti proclami, compie una clamorosa retromarcia scendendo a 2,04 (quello zero in più tra il 2 e il 4 vale circa 6,4 miliardi). Dopo tante parole scomposte nei confronti dell’Europa, Salvini e Di Maio hanno scelto di calarsi le brache all’ultima curva. Il prezzo di questa trattativa estenuante e fallimentare per l’Italia lo pagheranno ancora una volta i più deboli. Si parla di decimali –prosegue – ma in realtà la differenza tra deficit al 2,4 e deficit al 2,04 vale 6,4 miliardi di euro. È una cifra enorme. Chi paga il conto? La Sanità? La scuola? Le pensioni? La lotta alla povertà? Salvini e Di Maio dicano finalmente come stanno le cose”. Certo le risorse non arriveranno dalla vendita degli immobili cui nessuno crede. Ci vorranno tanti anni, qualche decennio, ammesso che si trovi chi interessato.

Fratoianni ( SI, deputato di Leu). Altro che cambiamento, questa è la peggiore continuità

Nicola Fratoianni, Sinistra italiana, deputato di Leu,  parla di ritirata del governo Lega-M5S. “Altro che governo del cambiamento, questa è la peggiore continuità.  La scelta del 2,04% di deficit è una battuta riuscita male, che non nasconde la stretta di 6,4 miliardi rispetto alla prima versione della manovra”. “Il reddito di cittadinanza di fatto evapora – spiega – e gli italiani dovranno sobbarcarsi 2,2 miliardi di ulteriori tagli, non meglio precisati ma comunque certi. E inoltre ci sono i 18 miliardi di privatizzazioni, o meglio di svendita di bene pubblico, Sbagliate nel merito quanti irrealizzabili nella realtà”. Conclude Fratoianni: “Per non avere il coraggio di toccare rendite, privilegi, grandi patrimoni hanno portato il nostro Paese a questo”.

Prodi: l’Italia è debole e un compromesso diventa necessario

Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, presidente del Consiglio con Veltroni il fondatore dell’Ulivo, afferma che  “sul deficit era chiaro che si sarebbe arrivati al 2 per cento”. “Lo voleva Tria e l’Europa – ha aggiunto – poteva accettarlo. Poi per motivi di politica interna comprensibili, ma dannosi, si è messa un’asticella più alta, l’Ue l’ha messa più bassa, e infine si è trovato una specie di compromesso intorno al 2 per cento. Perché – ha aggiunto Prodi – è debole l’Italia, è debole l’Ue ed è debole la Commissione e il compromesso a questo punto diventa
necessario”.

Brunetta (Forza Italia). Il governo non pensi di far scattare l’aumento dell’Iva

“Molto rumore – dice Brunetta – è stato fatto per la modifica di qualche decimale di punto per il rapporto deficit/Pil per il 2019 ma – afferma – nulla è stato detto in relazione a quelli per il 2020 e il 2021. Che numeri ha portato con sé il presidente Conte a Bruxelles? Ha dimostrato alla Commissione di essere in grado di raggiungere il pareggio di bilancio strutturale nel prossimo triennio, che è poi il primo obiettivo che la Commissione vuole vedere? Con quali risorse verrà fatto questo aggiustamento? Vogliamo sperare – prosegue – che non sia vero quanto scrive la stampa di oggi, secondo la quale il Governo ha promesso a Juncker di far scattare l’aumento delle aliquote IVA a partire dal 2020. In una fase recessiva, aumentare la tassazione indiretta sarebbe un colpo enorme sui consumi e la produzione, provocando un dannoso effetto avvitamento”

Giorgetti (presidenza del Consiglio): “La partita non è finita”. In commissione 4 mila emendamenti

Dal versante del governo poche parole. Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, indicato come il possibile successore di Tria nel caso si dimetta come si vocifera nel Palazzo, si limita a dire che “la partita non è finita”. Tanto che in Commissione al  Senato ci sono circa 4mila emendamenti, quattromila proposte di cui 200 presentate dal M5S  e ancora di più quelle della Lega. Da domani prenderà il via l’esame. Poi, con la ormai immancabile fiducia la manovra dovrà tornare alla Camera. Allora di che si discute a Bruxelles, quali proposte si mettono in cantiere?

Colla (Cgil): ancora non capiamo la manovra che avremo. Re David (Fiom): pensano in chiave elettorale

Due interventi da parte della Cgil, uno di Vincenzo Colla, segretario confederale e uno di Francesca Re David, segretaria generale della Fiom Cgil. “Non si può vivere di reddito di cittadinanza una vita intera” afferma Colla e ricorda che sulla manovra la Cgil insieme a Cisl e Uil ha incontrato il governo “per ribadire la nostra posizione unitaria, eppure non abbiamo ancora capito che manovra  avremo. Ora,quella manovra la sta scrivendo qualcuno in Europa e vedremo il maxiemendamento che sarà presentato al Senato. Ma il punto problematico resta”. Le preoccupazioni della Cgil riguardano “il vuoto che c’è al Sud ovvero gli investimenti. Il governo – aggiunge il segretario confederale – non ha progettato un’idea di rinascimento del Mezzogiorno dal punto di vista degli investimenti”. Re David parla di “mancanza da parte del governo  di un piano vero di sviluppo industriale, di sostegno allo stato sociale, di incentivi all’occupazione e per un modello di sviluppo. Se si pensa di rispondere a dei principi in chiave elettorale e non in chiave di progetto, questo ha dei grandi limiti e io credo che si vedrà chiaramente”.

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