La manovra approda nell’Aula della Camera. Il governo porrà la fiducia. Ma si sa già che subirà al Senato nuovi vistosi ritocchi. Intanto a Bruxelles attendono Conte

La manovra approda nell’Aula della Camera. Il governo porrà la fiducia. Ma si sa già che subirà al Senato nuovi vistosi ritocchi. Intanto a Bruxelles attendono Conte

La manovra è arrivata in Aula alla Camera, in plenaria, dopo la valutazione e il voto sugli emendamenti da parte delle Commissioni, ma il suo futuro è ancora avvolto nelle nebbie. Se è ormai certo che verrà posta la questione di fiducia, è difficile che il testo sia approvato così com’è anche al Senato, per la seconda lettura. Il negoziato con Bruxelles, con un probabile abbassamento dei saldi Deficit/Pil, dal 2,4% forse all’1,9 o al 2%, come indicato da più voci del governo, potrebbe stravolgere la legge di Bilancio, o quanto meno le principali misure che essa finanzia, reddito di cittadinanza e quota 100. Il testo già emendato durante diverse maratone in commissione Bilancio a Montecitorio, è stato ulteriormente modificato dal presidente Roberto Fico, che ha espunto 5 commi, relativi alle donazioni e alle farmacie private.  Gli interventi dei quarantanove deputati iscritti in discussione generale sulla Manovra nell’Aula della Camera si terranno giovedì mattina a partire dalle 8. Lo ha comunicato all’Assemblea di Montecitorio il presidente Roberto Fico, spiegando che il dibattito dovrà concludersi, con la replica del governo, entro le 13.30.

Per quanto riguarda la trattativa con la Commissione europea, l’obiettivo del governo, secondo quanto si apprende da fonti della maggioranza, sarebbe chiudere entro venerdì sera. Ci saranno diverse riunioni a Palazzo Chigi e anche un vertice ristretto tra il premier Giuseppe Conte, che è tornato a rivendicare il suo presunto ruolo di primus inter pares per i rapporti con Junker, i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. La settimana prossima il premier dovrebbe incontrare a Strasburgo il presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker, per illustrare la rimodulazione del testo. In Aula a Montecitorio, il M5S ha rivendicato la bontà della loro legge di Bilancio, o “manovra del popolo”, come è stata definita. “Non mette a rischio i conti pubblici, che sono invece stati messi a rischio dalle politiche di austerità, che ha fatto aumentare il debito pubblico”, ha detto il relatore pentastellato Raphael Raduzzi, mentre la collega della Lega Silvana Comaroli ha preferito depositare il suo intervento per accorciare il dibattito parlamentare. Non ha parlato nemmeno il rappresentante di governo, riservandosi di farlo più avanti.

Raduzzi ha anche puntato il dito contro le decisioni in materia economica dei governi pecedenti: “Ci siamo ritrovati una bomba tra le mani: 12 miliardi di aliquote Iva”, che sarebbe aumentata se non fossero state disinnescate le clausole di salvaguardia. Non solo: “Ci sarebbe stata anche l’accisa sulla benzina”, ha detto il deputato, che ha poi ricordato il recente rallentamento dell’economia italiana, cui deve far fronte “una manovra espansiva”, perché “bisogna far ripartire questo Paese”. Senza mezzi termini, invece, la bocciatura del Pd. “In 9 settimane e mezzo la manovra è cambiata tre volte – ha attaccato il dem Luigi Marattin – il tutto è stato gestito con ritardi, con annunci su Facebook di provvedimenti che non sono mai stati presentati in commissione”. Il deputato Paolo Russo di Forza Italia ha definito la manovra “scialba, inutile, dannosa”, e ha puntato il dito contro i colleghi della maggioranza: “O siete degli sprovveduti, o siete degli imbroglioni”. Stefano Fassina di Liberi e Uguali ha invece ribadito quanto sostiene da quando l’iter della manovra ha avuto inizio: il 2,4% del deficit sarebbe stato utile per risollevare l’economia italiana, ma con uno stanziamento dei fondi diverso. I soldi sarebbero dovuti andare verso “investimenti economici di piccole questioni, in particolare sul Mezzogiorno, in quello che noi abbiamo chiamato ‘green new deal'”.

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