Bilancio, l’imbroglio gialloverde. Negli emendamenti del governo mancano reddito di cittadinanza e quota 100. Se ne riparlerà al Senato. Scontro Lega-M5S, unite nel finto elogio verso Conte. La Ue attende proposte definitive

Bilancio, l’imbroglio gialloverde. Negli emendamenti del governo mancano  reddito di cittadinanza e quota 100. Se ne riparlerà al Senato. Scontro Lega-M5S, unite nel finto elogio verso Conte. La Ue attende proposte definitive

Battono la grancassa, passi avanti, dicono Conte e Tria, dopo i “contatti” con Juncker e Moscovici nel corso del G20 che si è svolto a Buenos Aires. Ma le bugie, come è noto, hanno le gambe corte. Si dice che in politica una bugia  valga più di mezza verità. Così come una solenne  bugia sono  gli elogi rivolti da Salvini e Di Maio al presidente Conte di cui parliamo a conclusione del nostro articolo. Elogi che puzzano molto di bruciato. Può darsi che il presidente del Consiglio e il ministro del Tesoro si siano lasciati prendere dall’entusiasmo per quelle “porte aperte” di cui ha loro parlato il Commissario agli affari economici e monetari, ex ministro del governo francese, la bestia nera di Salvini che quando lo nomina, se è di buon umore, lo chiama “il burocrate” e quando va male aggiunge che “siamo noi che gli paghiamo lo stipendio”. Porte aperte, ma,insieme fatti concreti per arrivare all’1,9% di deficit. Anche l’abbraccio di Juncker a Conte è stato accolto come un segnale positivo per evitare il pericolo dell’apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo. Ma nella saletta dell’Hilton di Buenos Aires dove hanno fatto colazione con i Commissari si sono sentiti dire che i conti vanno corretti. Fatti i calcoli si tratta di quattro, cinque miliardi che possono essere trovati  intervenendo sul reddito di cittadinanza e su quota 100, i due “gioielli” di Lega e Cinquestelle. Due promesse sulle quali Salvini e Di Maio si sono giocati la campagna elettorale.

La beffa dell’assunzione di 4mila dipendenti per i centri dell’Impiego

Mentre Bruxelles attende certezze prima di pronunciare la sentenza definitiva, la trattativa fra Lega e 5Stelle non ha dato alcun esito. La riscrittura della  manovra, attraverso gli emendamenti del governo, tutto ha previsto salvo gli emendamenti relativi, guarda caso, a quota 100, reddito di cittadinanza e il taglio delle pensioni cosiddette d’oro. Insomma, i 4,5 miliardi  che mancano per chiudere la manovra sono rimasti in qualche cassetto del governo. Infatti gli emendamenti presentati sono 54, 39  dai relatori e 15 dal governo mentre  avrebbero dovuto essere 56. Anzi 57. Però, stranezze della vita, fra gli emendamenti che il governo ha presentato ce ne è uno che riguarda l’assunzione di quattromila dipendenti per i centri dell’impiego. Una vera e propria beffa. Dipendenti che sarebbero necessari per farli funzionare   ai quali verrebbe demandato il reclutamento di impiegati visto che ora sono appena in grado di adempiere al minimo di pratiche burocratiche. Chi ha elaborato  l’emendamento in fretta e furia forse non conosce neppure cosa sia, quali compiti, non facili, anzi molto impegnativi, abbiano centri capaci di offrire  lavoro, reddito di cittadinanza. Basta pensare che i centri dell’impiego attualmente avviano al lavoro solo il 3% di coloro che vengono occupati.  Aggiungiamo che, stando agli esperti, per attivare questi centri ci vuole qualche anno, tre al minimo. Strano che Di Maio e Salvini non abbiano cognizione di cosa significhi lavoro nero.

La manovra in alto mare. Nuovo vertice con Conte. Tria a Bruxelles

Questo lo stato dell’arte, come si dice. Lo slittamento degli emendamenti relativi a quota cento e reddito di cittadinanza allunga i tempi, si deve attendere il voto della Camera. Stante  il mancato accordo fra Salvini e Di Maio diventa necessario il ricorso alla fiducia. Non solo. Se, come Conte e Tria hanno assicurato a Juncker e Moscovici, il deficit verrà portato dal 2,4% al 2,1%, questo è il problema, forse meglio dire uno dei problemi ancora aperti, la manovra torna in alto mare. Per lunedì si annuncia un vertice con Conte di ritorno dal G20 mentre Tria si recherà a Bruxelles per proseguire i colloqui, in una situazione che si fa sempre più difficile. Stando alle “voci” che circolano nei “palazzi” pare che la Lega sia disponibile a rivedere le risorse da mettere a disposizione per la quota 100. In fondo basterebbe spostare  l’entrata in funzione della nuova normativa per ottenere un risparmio consistente. Ma per i pentastellati  è ormai una questione di onore, il perno di tutta la loro iniziativa politica, tanto che hanno subito smentito il taglio dell’assegno promesso, 780 euro. Per Di Maio e soci è una questione vitale, di sopravvivenza.

Un tira e molla, un dannoso braccio di ferro fra Salvini e Di Maio

Ma di queste difficoltà che rendono ancora più grave la situazione del nostro paese sembra non esservi alcuna consapevolezza all’interno delle due forze politiche. Intanto l’annuncio ufficiale  dei “ritardi” nel presentare gli emendamenti al Senato viene dato come un fatto di normale amministrazione. Si tratta invece di un tira e molla, un nuovo braccio di ferro fra Salvini e Di Maio. Come si dice, ora il re è nudo. I due si sono scambiati pezzi di politica economica e sociale, uno a me, uno a te. Ora non è più possibile, da scambiare ci resta ben poco. Lo spettro delle elezioni europee si aggira sempre più. L’imbroglio prende sempre più il posto della verità. Il presidente della Commissione Bilancio del Senato, Alberto Bagnai, leghista, a “In Mezz’ora in più”, afferma, come se niente fosse, che sulla “manovra non stiamo tornando indietro. Non credo  ci sia una retromarcia – prosegue – quelle le hanno fatte i governi precedenti che parlavano di regole Ue sbagliate da seguire lo stesso per essere credibili”. Ancora: oggi, invece, con l’esecutivo Lega-M5S “stiamo lavorando con molta calma e concretezza, con uno spirito di interlocuzione con l’Ue”. Insomma, “grande responsabilità, nessuna intenzione di andare allo scontro”, aggiunge. Il fatto è che a Bruxelles “se ci potessero schiacciare ci schiaccerebbero – dice il presidente – in realtà si capisce che il nostro è un paese fondatore e va preso in considerazione”. Quella parola “schiacciare” è tutto un programma. Così come l’indifferenza del presidente della Commissione Bilancio della Camera, il leghista Borghi. La manovra è rimasta bloccata in attesa degli emendamenti del governo che non arrivavano. Ora l’arrivo in  aula è previsto per mercoledì. Dicono i cronisti parlamentari che solo  in pochissime  occasioni una legge di bilancio non aveva ricevuto alcun voto a fine novembre. Questo lo stato dell’arte. La notte porterà consiglio? Difficile. Anzi impossibile. Visto con chi ha a che fare questo disgraziato paese.

Se fossimo Conte visti gli elogi dei vicepremier faremmo gli scongiuri

Una riprova di quanto affermiamo? Ecco la nota di Salvini e Di Maio, l’elogio sperticato nei confronti del premier Conte che per i due vicepremier “è la voce ideale dell’Italia in Europa rispetto ai contenuti di quel patto sociale con i cittadini a cui lavoriamo costantemente, superando le diverse sensibilità in nome dell’interesse degli italiani”. Saltiamo per carità di patria gli autoelogi dei due secondo cui il governo gialloverde sta “evitando il rischio di una terza recessione e aprendo all’Italia una prospettiva futura migliore”. Dimenticano che proprio in questi giorni l’Istat ha diffuso dati relativi  al  Pil che perde colpi,  per affermare che “Conte ha anche evidenziato puntualmente l’apertura del governo a un dialogo franco e rispettoso con le Istituzioni europee, senza rinunce su quel patto con gli italiani fondato su equità sociale, lavoro, crescita e sviluppo sostenibile che costituisce la stella polare della nostra azione. L’Italia si sta rialzando e in tutti i tavoli, dall’Europa agli incontri con i maggiori partner internazionali, noi siamo nelle mani giuste, quelle del Presidente Conte”. Se fossimo il presidente del Consiglio, a fronte di cotanti elogi faremmo gli scongiuri.

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