Senato. Con 167 voti, 10 grillini assenti, il Dl emergenza è legge. Poco per Genova, molto per condoni edilizi e fanghi illegali. Il ministro Toninelli offende il Senato

Senato. Con 167 voti, 10 grillini assenti, il Dl emergenza è legge. Poco per Genova, molto per condoni edilizi e fanghi illegali. Il ministro Toninelli offende il Senato

Tra polemiche, esultanze e contestazioni, il Senato ha definitivamente approvato il Decreto Genova. Tre mesi dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi che ha causato 43 vittime, il decreto licenziato dal governo alla fine di settembre per avviare la ricostruzione nel capoluogo ligure e contenente anche riferimenti normativi ad altre emergenze, è ora legge. Il via libera è arrivato dall’aula di Palazzo Madama con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. A favore hanno votato i due partiti di maggioranza Lega e M5s più Fratelli d’Italia, contro il Pd e Leu, mentre Forza Italia ha optato per l’astensione. A dispetto dei numeri agevoli per la maggioranza, si è trattato di un iter costellato da polemiche e colpi di scena, culminati nel voto di martedì sera delle commissioni riunite Ambiente e Lavori Pubblici sull’emendamento relativo al condono a Ischia, su cui il governo è stato battuto per effetto della decisione dei senatori grillini dissidenti Gregorio De Falco e Paola Nugnes di votare contro le indicazioni del Movimento.

Matteo Renzi: “la pagina più nera l’ha scritta il presidente del Consiglio, l’avvocato del popolo, o più correttamente l’avvocato delle concessionarie”

Proprio sull’articolo 25 e sul condono per le abitazioni colpite dal sisma nell’isola campana, anche giovedì si è concentrata la tensione tra maggioranza e opposizioni, trasformatasi in vera e propria bagarre al momento del voto finale. Che si sarebbe trattato di una seduta ad alta tensione era facilmente intuibile dall’inizio, quando ha preso la parola l’ex-premier Matteo Renzi per attaccare frontalmente M5s colpevole, a suo avviso, di aver “cancellato la parola onestà in nome del condono a Ischia”. Sulla vicenda del crollo del ponte di Genova “la pagina più nera l’ha scritta il presidente del Consiglio, l’avvocato del popolo, o più correttamente l’avvocato delle concessionarie, di Aiscat”, ha affermato Matteo Renzi, nella sua dichiarazione di voto al Senato sul decreto legge emergenze. “Io ho capito -ha aggiunto l’ex premier- perché Conte non si è presentato all’esame da professore ordinario a settembre, perché con una frase del genere, ‘non si aspettano i tempi della giustizia’, ti bocciano anche a diritto pubblico al primo esame. Ma come si può violare la separazione dei poteri, come si può mettere in discussione con una frase gli investimenti esteri?”. “Non basta un post per fare una revoca, non basta una foto opportunity per fare un vertice internazionale, non basta un decreto per abolire la povertà, ci vuole la serietà e la politica, ci vuole una parola chiara per dire che ci vuole la Gronda a Genova, ci vuole il terzo valico a Genova, ci vogliono i soldi per il porto a Genova, ci vuole il Bisagno a Genova e voi ci avete messo dentro Ischia. Non avete detto una parola su Genova”.

Gli incidenti in Aula per le provocazioni del ministro Toninelli, che alza il pugno per “l’entusiasmo” (sembrava la caricatura della caricatura che ne fa Crozza). Ma stavolta è stata lesa la dignità del Senato

Ma il punto più alto della tensione si è avuto quando il ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, più volte contestato da Pd e Forza Italia per le norme contenute nel Dl e per il fatto di prestare scarsa attenzione al dibattito parlamentare “giocando con il cellulare”, secondo quanto affermato dal forzista Sandro Biasotti, ha platealmente esultato facendo il gesto del pugno. I parlamentari dell’opposizione hanno fortemente contestato l’atteggiamento del ministro, rivolgendosi alla presidente del Senato Elisabetti Alberti Casellati che ha parlato di “gesto poco commendevole”. La stessa presidente, al culmine delle contestazioni incrociate, ha pesantemente stigmatizzato il comportamento dei colleghi, ricordando le 43 vittime del crollo del ponte Morandi (per le quali è stato osservato un minuto di raccoglimento in chiusura di seduta) e confessando di aver “immaginato un’aula diversa”, dopo aver parlato di “asilo infantile” e di “brutto segnale per la democrazia parlamentare”. Dopo aver chiesto la parola, Toninelli ha spiegato di aver esultato per “la città e la gente di Genova” (ribadendo, inconsapevolmente, la caratterizzazione “entusiastica” che di lui ha fatto Maurizio Crozza). “Grazie all’approvazione di questo decreto – ha aggiunto – 266 persone potranno tornare ad avere una casa”. Il ministro non ha lesinato poi alle opposizioni, in particolare al Pd, una coda polemica, parlando di probabili “responsabili” della tragedia del ponte Morandi “che siedono in quest’aula”. Sul fronte del governo, poco dopo l’approvazione del decreto, è arrivato il commento del premier Giuseppe Conte, che ha espresso con un tweet la propria soddisfazione, scrivendo “abbiamo Genova nel cuore”. Anche il vicepremier leghista Matteo Salvini, da Napoli, ha affermato che questa “è la risposta che la città si aspettava”. Resta sul tavolo, una volta convertito in legge il decreto, la questione dei dissidenti di M5s, alcuni dei quali, come è noto, hanno messo in pericolo l’iter del dl: il senatore Gregorio De Falco, capofila dei malpancisti sul condono a Ischia, non solo non ha preso parte al voto, ma ha dichiarato di voler “fare di tutto” per cancellare le norme sull’isola campana approvate oggi. Anche le senatrici Paola Nugnes (che in commissione si era astenuta) ed Elena Fattori non hanno preso parte al voto. Tra i grillini, la pattuglia degli assenti è arrivata a dieci, considerando anche i senatori Mario Michele Giarrusso, Mario Turco e Vittoria Bogo Deledda che ieri, però, avevano preannunciato la loro assenza per malattia, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Luigi Di Marzio (in congedo) e Cinzia Leone. Da segnalare anche, nelle fila leghiste, l’astensione di Umberto Bossi, che ha votato in modo difforme dal partito.

Pietro Grasso: “avremmo dovuto votare all’unanimità per Genova, invece c’erano i condoni”. Pastorino: “Toninelli si dimetta”. Muroni: “scandalosa la norma sui fanghi”

“Sarebbe stato bello poter votare all’unanimità un Decreto per aiutare e sostenere Genova e i suoi cittadini dopo la tragedia del ponte Morandi”, afferma l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, che sul voto del Dl Genova aggiunge: “purtroppo Lega e 5Stelle lo hanno reso invotabile. Ho votato no ai condoni per Ischia, no ai condoni per il Centro Italia, no alla vergognosa norma sui fanghi contaminati nei campi, no a quelle misure a danno della legalità e della sicurezza dei cittadini”. E sempre da LeU, altri due commenti forti, quello di Luca Pastorino, deputato genovese, e quello di Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente. Pastorino afferma in una nota: “speravo che il ministro Toninelli avesse ritrovato un minimo di decoro in seguito alla collezione di figuracce su Genova. Dopo l’annuncio del ponte simil parco giochi, le gaffes sui social per la revoca della concessione ‘al barbiere’ e i sorrisi da Bruno Vespa davanti al plastico del nuovo ponte, è arrivata l’esultanza da stadio per l’approvazione del decreto. Al posto di abbandonarsi a gesti inconsulti, quanto ingiustificati, il ministro dovrebbe rassegnare le dimissioni chiedendo scusa. Per quello che ha fatto oggi, ma anche per tutto quel che ha combinato in questi mesi”. Da parte sua, la deputata di LeU Rossella Murono lancia “un appello ai parlamentari del M5S che davvero credono alle questioni ambientali: dovrebbero rivedere le priorità del governo giallo-verde, anzi dovrebbero proprio rivedere il sostegno a questo esecutivo a traino Salvini. La Lega, infatti, un pezzo alla volta sta spegnendo le stelle del movimento, a partire da quella ambientale”. “Per Ischia – prosegue la Muroni – ci sono sanatoria e contributo pubblico per la ricostruzione degli abusi danneggiati o crollati nel sisma dell’agosto 2017, anche in aree a rilevante rischio frane e a rischio sismico. E gli illeciti verranno sanati con i criteri del condono del 1985: il più permissivo. Per il Centro Italia si consente addirittura di sanare gli abusi compiuti fino al giorno prima del terremoto del 2016, per i quali non si è in possesso di alcun titolo edilizio e mai dichiarati. E come se non bastasse in questo provvedimento la maggioranza ha anche inserito la norma che concede il largo limite di 1000 mg/kg per gli idrocarburi pesanti C10 e C40 presenti nei fanghi da depurazione a uso agricolo”.

Il presidio contro il condono al Senato snobbato dai 5Stelle, organizzato da Legambiente, Cgil, Cisl e UIl, associazioni e movimenti, ricercatori e studenti 

Questa mattina Legambiente ha organizzato un presidio vicino a Palazzo Madama per chiedere al Senato un atto di coraggio e responsabilità modificando il provvedimento e togliendo le norme salva abusi. Un appello sostenuto e condiviso anche da Associazione nazionale costruttori edili, Cgil, Cisl, Uil, Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil, Anci Marche, Consiglio Nazionale Architetti, Coord. Enea Flc-Cgil, Accademia Kronos, Libera, Rete della Conoscenza, Sigea-Società Italiana di Geologia Ambientale e Symbola. “Basta negazionismi, i condoni ci sono e vanno fermati”. “Altro che alberello, tagliate via i condoni” sono gli slogan utilizzati durante il presidio. “In Italia per la quarta volta nella storia del Paese – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- ha vinto la politica dei condoni edilizi a dispetto della legalità, della lotta all’abusivismo e dell’onestà tanto decantata dai Cinque Stelle. Evidentemente la sicurezza dei cittadini e la tutela del territorio non sono un tema così prioritario per questo Governo e quanto accaduto in queste ore al Senato ne è una prova”. Ciafani conclude: “quello che chiediamo, visto che si inaugurerà un quarto condono in Italia dopo quelli del 1985, 1994 e 2003, è che sia usato massimo rigore nella valutazione delle pratiche di condono con l’assunzione di personale qualificato per smaltire le pratiche di sanatoria ancora aperte. Inoltre che sia garantita trasparenza e accessibilità agli atti”.

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