Sanità. Partecipazione quasi unanime (90%) di medici e veterinari allo sciopero di 24 ore proclamato da tutti sindacati. Contratto fermo da 10 anni e risorse scarse

Sanità. Partecipazione quasi unanime (90%) di medici e veterinari  allo sciopero di 24 ore proclamato da tutti sindacati. Contratto fermo da 10 anni e risorse scarse

I medici e i veterinari incrociano le braccia oggi: sale operatorie bloccate, migliaia di interventi rimandati, assicurate solo le urgenze. E stop a visite e diagnostica. Un’altissima percentuale, che oscilla tra l’80 e il 90%, ha aderito allo sciopero. “La partecipazione è ben maggiore rispetto alle aspettative, pari a 80-90% del personale”, ha spiegato Carlo Palermo, segretario generale del sindacato Anaao Assomed, in conferenza stampa a Roma. Uno sciopero da lungo tempo annunciato che ha visto aderire tutte le sigle sindacali della professione esasperate da un confronto per il contratto di lavoro che va avanti da oltre dieci anni e da una situazione sempre più difficile per i tagli al comparto. “Da 30 anni stanno ammazzando lentamente la sanità pubblica e l’obiettivo sembra essere quello di ridurla all’osso per poter lasciare campo libero alla sanità privata”, afferma Andrea Filippi, segretario della Fp Cgil Medici, durante la conferenza stampa indetta dall’Intersindacale medica in concomitanza con lo sciopero nazionale di 24 ore dei camici bianchi della sanità pubblica. “A 40 anni dalla legge 833 che ha introdotto il Servizio Sanitario Nazionale – spiega – i principi di equità e universalità che lo contraddistinguono sono del tutto disattesi”. Questa situazione, prosegue, arriva “dopo anni e anni di tagli alla sanità pubblica”. E non sembra cambiare oggi. “Il Governo del Cambiamento da un lato introduce il reddito della cittadinanza e dall’altro taglia i servizi sociali”. “Ci scusiamo – ha sottolineato Benedetto Magliozzi, della Cisl Medici – con tutte le persone che non possiamo assistere oggi, perché per noi non c’è maggior dispiacere che non poter fare il nostro lavoro. Ma questo sciopero, ancorché simbolico, è il modo che abbiamo per dire che non vogliamo essere testimoni dello smantellamento del sistema sanitario”.

Le principali disfunzioni del Sistema sanitario in una ricerca sul campo promossa dal sindacato degli anestesisti

“Come stiamo ripetendo da giorni, questo sciopero è anche per i Cittadini, danneggiati dalla malagestione della sanità italiana – afferma Alessandro Vergallo, Presidente Nazionale AAROI-EMAC, il sindacato degli Anestesisti Rianimatori -. Il SSN deve continuare a garantire a tutti il diritto alla salute, anche attraverso la tutela del personale che vi lavora e il rispetto del CCNL e dei diritti fondamentali dei lavoratori che talvolta vengono violati”. Lo dimostrano i dati emersi dall’indagine che l’AAROI-EMAC sta effettuando per valutare il rispetto degli istituti contrattuali con particolare riferimento a situazioni che potrebbero minare la sicurezza di pazienti. Su 211 risposte di rappresentanti sindacali – un campione estremamente significativo degli Ospedali Pubblici Italiani (Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie e singoli Ospedali) -, 192 (91%) affermano di lavorare in carenza di organico. In 65 (31%) risposte viene denunciato il ricorso – su uno o più Presidi o in una o più Unità Operative – alla Pronta Disponibilità notturna e festiva sostitutiva lì dove sarebbe, invece, prevista la Guardia attiva H24. In altre parole esistono realtà in cui viene violata, per carenza di specialisti o per motivi puramente economicistici, la normativa che prevederebbe la presenza fissa – giorno e notte – dell’Anestesista Rianimatore all’interno della struttura ospedaliera.

Al San Camillo di Roma la manifestazione clou della giornata di sciopero

Al San Camillo di Roma la manifestazione clou della protesta che si è  svolta in tutte le piazze di Italia con migliaia di adesioni. “Lo sciopero in sanità è sempre un’anomalia, e rappresenta, per i medici, l’extrema ratio per far sentire la loro voce. Ma è inaccettabile che da dieci anni non si rinnovi il contratto dei medici dipendenti e non si individuino le risorse per il rinnovo dei contratti di lavoro del mondo della sanità. La classe medica con il proprio impegno e la dedizione ha garantito livelli di assistenza elevati pur in un momento dove il blocco del turnover, la gravissima carenza del personale, i tagli lineari hanno messo a dura prova la tenuta del sistema”. Aveva denunciato nei giorni scorsi il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, chiedendo un intervento da parte di ministro e Regioni per scongiurare lo sciopero. Al centro della protesta “la rivendicazione di finanziamenti adeguati per il Fondo sanitario nazionale, assunzioni per garantire il diritto alla cura e il diritto a curare, il rinnovo del contratto nazionale di lavoro fermo da oltre dieci anni”. E dal ministro della Salute, Giulia Grillo, l’assicurazione: “sono con i camici bianchi”.

Le promesse per il futuro della ministra Giulia Grillo

Nel corso della giornata di sciopero, la stessa ministra Grillo ha poi invitato le rappresentanze sindacali al Ministero. Questa è la nota della ministra che ha fatto seguito all’incontro: una ennesima lotteria delle promesse, e tutti i verbi coniugati al futuro. “Sono stati fatti passi avanti sul contratto che renderemo noti nelle prossime settimane, però abbiamo la seria convinzione di poter accogliere le istanze dei sindacati che oggi hanno portato alla ribalta con questo sciopero. Potremmo dare quindi una risposta concreta che interessa anche a noi per rilanciare la nostra idea di sanità pubblica vicina ai cittadini”, scrive dunque, il ministro della Salute Giulia Grillo dopo l’incontro con i sindacati della dirigenza medica, ricevuti oggi al ministero per affrontare i nodi alla base della giornata di sciopero. “L’incontro di oggi con i sindacati per me è stato importantissimo e sono con loro per lo sciopero – ha aggiunto Grillo – che è uno strumento per portare avanti le istanze dei lavoratori e della classe medica che negli anni è stata sempre meno considerata da questi governi. Adesso c’è un governo attentissimo e io per prima visto che sono un medico”.

Per il capogruppo LeU alla Camera Fornaro “anche questo governo toglie risorse alla sanità pubblica, invece di aumentarle”

A stretto giro di agenzie di stampa, giunge la nota del capogruppo di LeU alla Camera, Federico Fornaro: “L’alta partecipazione allo sciopero di medici e veterinari del Sistema sanitario nazionale è indicativo di come il governo stia penalizzando la sanità e i suoi operatori. La sanità italiana è al top nel mondo per qualità ma è tra le peggiori per la spesa. Invece di ridurre i finanziamenti della sanità bisogna investire nel sistema pubblico della salute: basta tagli alla sanità, basta superticket, la salute non è una merce”. E poi arriva la stoccata per la ministra: “I finanziamenti al Servizio Sanitario sono al di sotto della media europea”. Infatti, “meno sanità significa meno salute, soprattutto per chi ha difficoltà economiche. Già oggi oltre 11 milioni di italiani per le difficoltà di accesso alla sanità pubblica non si curano più. Alla sanità mancano 4 miliardi all’appello e questo si traduce in liste di attesa interminabili, taglio dei posti letto e chiusure di ospedali in nome di una razionalizzazione che punisce i cittadini. Il governo doti il Servizio Sanitario Nazionale di risorse adeguate per garantire il diritto costituzionale alle cure e alle prestazioni. Per Liberi e Uguali il rilancio della Sanità pubblica è un punto cardinale e distintivo”, conclude Fornaro.

Mobilitati nello sciopero anche studenti di Medicina, neoabilitati e specilazzandi che chiedono “Più borse per la sanità”

“Dopo mesi di assemblee con centinaia di studenti, neoabilitati e specializzandi – dichiara Alessio Bottalico, Coordinatore di Link Coordinamento Universitario – sulla questione dell’imbuto formativo nel settore medico, oggi è tempo di risposte. Nelle scorse settimane abbiamo interrogato direttamente il governo sui finanziamenti destinati alle borse di specializzazione in Legge di Bilancio, in cui è previsto uno stanziamento destinato ad un aumento di sole 800 borse, a partire dal 2019 per i prossimi 5 anni. Un finanziamento che, con voce unanime delle assemblee, abbiamo dovuto constatare essere minimo e insufficiente di fronte all’urgenza della crisi in cui versa il Servizio Sanitario Nazionale e la formazione medica, la quale è ormai un vero e proprio percorso ad ostacoli per noi aspiranti medici, che ci troviamo ad affrontare una serie di imbuti nel nostro percorso accademico e post-lauream”.

“Di fronte alle interlocuzioni con il governo- dichiara Niccolò del Zanna, Portavoce di Chi si Cura di Te? – la nostra voce è stata unita nel chiedere uno stanziamento di maggiori risorse, al fine di raggiungere un aumento di almeno 3000 borse già a partire dal prossimo anno: se a livello di bilancio questo rappresenta uno sforzo minimo, sarebbe finalmente il segnale di un’inversione di tendenza e l’occasione per il nostro SSN di tornare a respirare, in vista di una programmazione di lungo periodo che vada a riempire le carenze in termini di organico strutturato, per rispondere ad una grave crisi di un settore strategico per il benessere della popolazione tutta del nostro paese. Se le nostre richieste sono chiare, ad oggi le risposte del governo sono vaghe e parziali: non possiamo non osservare come su tutto il comparto sanitario non vi sia effettiva traccia dell’annunciata rivoluzione promessa. Chi di noi è già in specialità sa bene come le corsie delle nostre strutture soffrano il perdurare del blocco del turnover, obbligando noi giovani a sopperire lá dove manchino le assunzioni di specialisti: l’ennesimo ostacolo del nostro percorso che, troppo spesso, ci costringe ad anni di sfruttamento e precarietà di fronte ad un SSN che cade a pezzi. Ieri notte, abbiamo chiuso simbolicamente gli ospedali con un nastro per denunciare la grave situazione in cui versa il Servizio Sanitario Nazionale e per ribadire che: sulla salute non si scherza, senza le borse la sanità si ferma!”

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