Salvini e Di Maio, delirio di onnipotenza. Il governo della rissa continua. Divisi su tutto, il potere li tiene insieme. Portano l’Italia alla deriva. Draghi: nei paesi ad alto debito aumenta la vulnerabilità. Se la sinistra scendesse in campo

Salvini e Di Maio, delirio di onnipotenza. Il governo della rissa continua. Divisi su tutto, il potere li tiene insieme. Portano l’Italia alla deriva. Draghi: nei paesi ad alto debito aumenta la vulnerabilità. Se la sinistra scendesse in campo

Delirio di onnipotenza. Non ci sono altre parole per definire gli interventi di Conte, Salvini, Di Maio, del dopo “letterina” inviata alla Ue. Perfino il docile ministro dell’Economia, il padre, si fa per dire, della manovra di  Bilancio, ora fa  il leone. Se una volta tanto ascoltassero le parole di Mario Draghi, il presidente della Banca centrale Europea, colui che ha tenuto in piedi la baracca, malgrado le tante difficoltà incontrate, saremmo più tranquilli sul nostro futuro e su quello dell’Europa. Futuro che non lo assicurano i tanti “economisti”, si fa per dire, arruolati dal governo giallo-verde, diventati tutti keynesiani, magari non hanno mai letto una pagina ma in coro inneggiano ai bilanci in deficit, ai debiti che farebbero crescere le economie. In realtà il debito, il deficit non sono il peccato originale, la mela di Eva. Ma prima o poi  siccome i debiti vanno pagati sarebbe necessario mettere a punto un grande piano di investimenti produttivi, che rimettono in moto il paese. A partire da un grande piano di risanamento del territorio. Se pensiamo che per mettere a punto un decreto per Genova, la ricostruzione del ponte, gli interventi per le famiglie, ci sono voluti tre mesi, per finanziare l’università si pensa di ricorrere ad una tassa sulle bibite zuccherate, facendo ridere il mondo, davvero ci viene da metterci le mani nei capelli. Non solo, Mario Draghi è stato tacciato di essere un “anti italiano” perché non favorisce l’Italia, perché non difende i giallo verdi, non sposa le loro tesi, si fa per dire. Figuratevi, a fronte dell’intervento allo European Banking Congress a Francoforte quali saranno i commenti dei Di Maio e Salvini, nel silenzio di Tria, ora cuor di leone dopo essere stato umiliato da due  dilettanti allo sbaraglio. Senza mai nominarli, e senza mai indicare l’Italia,  il richiamo era evidente.

Tutti i paesi dovrebbero rispettare le regole dell’Unione europea

Ai nostri governanti, provvisori, devono essere fischiate le orecchie, il presidente della Bce ha detto: “Per proteggere le famiglie e le imprese dall’aumento dei tassi di interesse, i paesi ad alto debito non dovrebbero aumentare ulteriormente il loro debito e tutti i paesi dovrebbero rispettare le regole dell’Unione Europa”. Così il presidente della Bce. “La mancanza di un consolidamento dei conti pubblici nei paesi ad alto debito pubblico – prosegue Draghi – aumenta la loro vulnerabilità agli shock, indipendentemente dal fatto che questi shock siano prodotti autonomamente mettendo in questione le regole dell’architettura dell’Ue o che arrivino attraverso un contagio”.

Ora non è che le parole di Draghi rappresentino in assoluto il verbo. Ma possono, o dovrebbero poter far parte di un dibattito sul futuro della Ue, sugli indirizzi e strutture unitarie di politica economica e sociale, che superino gli egoismi delle nazioni, un’Europa accogliente. Insomma tutto il contrario di quanto stanno predicando i Salvini e i Di Maio.

Più l’Italia rimane isolata più i vicepremier diventano arroganti

Verrebbe da dire che più l’Italia rimane isolata più loro si fanno arroganti. Magari nelle “segrete stanze” del potere si scannano, arrivano sull’orlo della crisi, fanno i conti sulla spartizione, tanto a te tanto a me, secondo quanto sottoscritto nel contratto di governo. Se fa un passo avanti la revisione della Fornero, pensioni  quota cento, altrettanto lo deve fare il reddito di cittadinanza. Salvini e Di Maio ora si controllano per la messa a punto dei “collegati” alla manovra che riguardano in particolare proprio le due “riforme” sulle quali, insieme alla flat tax che sembra scomparire come tale ma riappare sotto altre forme.  Si controllano a distanza, poi come è ormai d’uso, un vertice a Palazzo Chigi, arriva l’arbitro, il presidente del Consiglio, e tutto si risolve. Tria metterà nero su bianco. Già, perché sulla spartizione si gioca la partita del governo gialloverde. I due collegati alla manovra infatti devono muoversi in sintonia. La beffa nei confronti dei cittadini si dovrà muovere di pari passo. Siccome non ci sono soldi, non compaiono nella manovra. Ciò significa che non essendo stata stabilita una data in cui reddito di cittadinanza e quota cento entreranno in vigore, ammesso che vengano approvate, verso la fine del 2019, se tutto va bene. Così  leghisti e pentastellati recuperano un anno, un anno perso però per i cittadini cui era stato promesso che dall’inizio del 2019 tutto cambiava,  ci pensava il governo del cambiamento. La realtà è ben diversa.

Vertici ad ogni ora del giorno e della notte per spartirsi il potere

Questo è il governo della rissa  continua, dei vertici ad ogni ora del giorno e della notte. Conte convoca Salvini e Di Maio, a volte  arriva anche Tria. I due vicepremier fanno i conti, un tanto e me, un tanto a te. Si spartiscono il potere, là dove c’è un posto da occupare, una azienda pubblica, un ente, ora è la volta del Coni e si annuncia che vogliono mettere le mani su Tim. Pensano costoro che in Europa, i Commissari, quelli  i governanti giallo verdi chiamano i burocrati, non si accorgano di niente, che i paesi dell’Eurogruppo, siano al loro servizio? Che coprano il deficit dell’Italia? La realtà di come viene governato il nostro paese è sotto gli occhi di tutti. La manovra di Bilancio che è stata presentata a Bruxelles, sulla quale Salvini e Conte, fanno a gara e chi per primo dice che “non si tocca” è un bluff. Ben visibile.

La corsa all’emendamento da parte della maggioranza che ne presenta 450

Un primo dato: al documento all’esame del Parlamento, quello timbrato dal governo sono stati presentati ben 3.500 emendamenti. Si dirà: si tratta delle opposizioni. Sì ma 450 sono della maggioranza. Secondo dato. Riguarda lo stato di salute del nostro paese. Il lavoro a termine esplode. Il fatturato dell’industria in calo del 2,9%, diminuiscono gli ordinativi dello 0,6%. Nel settore del Commercio le esportazioni sono calate -2,1%. Ancora, il dato più preoccupante, lo spread, la differenza fra i bund tedeschi e i nostri Btp  ormai si colloca sopra quota 300, ha toccato a chiusura delle Borse quota 311 e tutto lascia prevedere  che l’ascesa continuerà. Per famiglie e imprese, prestiti, mutui, insomma costo del denaro, si parla di una perdita di circa  un miliardo e mezzo. E per i prossimi due anni supererà quota cinque miliardi. Ancora, a riprova che il termometro che misura l’economia del nostro paese segna profondo rosso, i dati diffusi da Banca d’Italia fanno sapere che nei quattro mesi, maggio-agosto, gli investitori esteri se ne sono andati dal Bel Paese. Hanno lasciato l’Italia. Le vendite dei titoli di Stato italiani sono state di circa 65 miliardi che arrivano fino a 82 miliardi conteggiando azioni, obbligazioni che sono nelle loro mani. Non si tratta solo degli stranieri, cosa già grave, sono gli italiani che hanno acquistato titoli stranieri. Questa è la situazione che porterà, a meno di miracoli,  alla apertura della procedura da parte della Ue per debito eccessivo. Le privatizzazioni annunciate con la “letterina” inviata a Bruxelles non servono certo per calmare le acque. Anzi, dicono negli ambienti della Commissione, è la riprova che il bilancio presentato non offre alcuna garanzia sulla copertura del debito. Vuol dire che l’Italia è arrivata al lumicino. Forse è il caso che la sinistra invece che dividersi in sette o otto formazioni nell’attesa di capire come si muoverà il Pd, prenda forza e coraggio e scenda in campo.

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