Prescrizione. Ennesima giravolta e sconfitta 5Stelle: l’intesa viene dettata dalla Lega. Slitta al 2020. Davigo: “effetti quando sarò morto”. Colletti, M5S: “una ca..ta pazzesca”

Prescrizione. Ennesima giravolta e sconfitta 5Stelle: l’intesa viene dettata dalla Lega. Slitta al 2020. Davigo: “effetti quando sarò morto”. Colletti, M5S: “una ca..ta pazzesca”

Intesa raggiunta tra M5s e Lega sulla riforma della prescrizione, che sarà inserita nel ddl anticorruzione all’esame della Camera, ma l’entrata in vigore slitterà al 2020. E mentre i pentastellati festeggiano l’accordo siglato a palazzo Chigi nel vertice tra i leader e il premier Giuseppe Conte (e cosa ci sia stato da festeggiare nessuno l’ha ancora capito, dato il carattere dell’intesa, di cui parliamo dopo) a Montecitorio regna il caos, con le opposizioni che incontrano il presidente Roberto Fico e chiedono l’annullamento del voto in commissione sul via libera all’inserimento della riforma nel ddl Bonafede. Non solo, le forze di minoranza chiedono al presidente Fico di tutelare il Parlamento e garantire più tempo per un esame approfondito del provvedimento. Il ddl anticorruzione avrebbe dovuto approdare in Aula già lunedi’ prossimo, 12 novembre, ma la stessa terza carica dello Stato avrebbe espresso ai presidenti delle forze di minoranza le sue perplessità sul rispetto della tempistica. Slitta così di una settimana l’arrivo del ddl Anticorruzione in aula alla Camera. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo, convocata dopo la decisione della maggioranza di intervenire anche sul tema della prescrizione. Dunque, dal 12 novembre l’arrivo in aula, con discussione generale, slitta al 19. Le votazioni sul provvedimento cominceranno dal martedì 20.

L’intesa sul differimento al 2020 della prescrizione crea malumori tra i deputati 5Stelle. Per Andrea Colletti, si tratta di un doppio errore, tecnico e politico

L’obiettivo della maggioranza, pentastellati in primis, era quello di accelerare il più possibile il timing, con lo svolgimento di nuove audizioni già venerdì per poi proseguire con un tour de force nel week end e licenziare il testo per l’Aula al massimo all’inizio della prossima settimana, quindi con uno slittamento di soli 2-3 giorni rispetto al calendario iniziale. Un ritmo serrato che ha trovato il muro delle opposizioni: non c’è nessuna urgenza, è la linea unanime di Pd, FI, FdI e Leu, visto che “lo stesso Guardasigilli ha affermato che la riforma entrerà in vigore nel 2020”. Insomma, regna la confusione più totale. E in Commissione Affari costituzionali e Giustizia più volte si è sfiorata la rissa tra maggioranza e opposizione dopo che i due presidenti pentastellati avevano giustificato “l’allargamento del titolo del Ddl anticorruzione” per consentire di infilarci la norma sulla prescrizione. Nel frattempo, però, emergono i primi mal di pancia proprio all’interno del Movimento 5Stelle, come già era accaduto nel caso del voto al Senato sul decreto Salvini su sicurezza e immigrazione. Oggi è il deputato e avvocato Andrea Colletti che prende le distanze dal compromesso raggiunto sulla prescrizione, usando anche espressioni molto colorite, ma spiegando ai suoi colleghi che si è trattato di una sciocchezza. L’entrata in vigore della riforma sulla prescrizione a gennaio 2020 “è una cagata pazzesca”, afferma infatti all’AdnKronos il deputato. Andrea Colletti manifesta così il suo disappunto per la tempistica su cui il governo ha trovato l’accordo relativo alla riforma della prescrizione. E lo rende noto anche in un dettagliato post sulla sua pagina Facebook. Sarà sottoposto all’esame dei probiviri anche lui? Chissà. Insomma, per Colletti, l’intesa sulla prescrizione è innanzitutto un “errore politico” perché “dopo la pantomima di ‘presentiamo l’emendamento/non lo presentiamo’ significa lasciare ancora più spazio ai voleri della Lega (e del suo alleato Berlusconi)”. Ma per il pentastellato, di professione avvocato, si tratta anche di un errore tecnico: “L’errore dell’entrata in vigore della ‘riforma’ della prescrizione al 2020. Perché è un errore in primis dal punto di vista tecnico? Le prescrizione – sottolinea – almeno in Italia (all’estero è diverso) è considerato un istituto di diritto sostanziale. Ciò, in parole semplici, vuol dire che non vige la retroattività proprio come le norme penali. Conseguenza di questa sua natura significa che la nuova ‘riforma’ (che è pur sempre un compromesso rispetto a quella del nostro programma) si applicherebbe solo ed esclusivamente ai reati commessi dall’entrata in vigore della legge. In pratica – osserva – i suoi effetti reali li vedremo solo fra 6-7 anni quando finiranno i primi processi di primo grado o potrebbero decorrere i termini minimi di prescrizione per alcuni tipi di reati”.

E anche il giudice Davigo prende le distanze: “si vedranno gli effetti quando sarò morto”

La stessa riflessione “tecnica” che portato anche il giudice Piercamillo Davigo a prendere le distanze da quella soluzione ecogitata a Palazzo Chigi. Quello stesso Davigo che in un’intervista al Fatto aveva affermato di condividere la proposta originaria del ministro Bonafede. La prescrizione ”è una norma di diritto sostanziale che si applica solo ai reati commessi dopo la sua entrata in vigore. I suoi effetti si vedranno tra molti anni”. Piercamillo Davigo, consigliere del Csm ed ex presidente dell’Anm, commenta così, a margine del plenum del Consiglio, l’accordo raggiunto sulla riforma della prescrizione, che prevede il suo differimento. ”Funzionerà da qui all’eternità, si vedranno gli effetti quando io sarò morto”, aggiunge Davigo con una battuta. Insomma, nel braccio di ferro tra Lega e M5S su una questione di sostanza, quale quella della prescrizione, sulla quale Di Maio, Bonafede e Fraccaro avevano giurato e spergiurato che sarebbe passata secondo la loro impostazione, ha vinto in realtà la Lega, e in particolare l’asse tra i ministri Bongiorno e Salvini, che così, di fatto, ne annientano la portata. Davvero un bel risultato per i 5Stelle: approvano il decreto sicurezza nonostante le critiche dell’intero mondo della cooperazione e dell’associazionismo laico e religioso, e in cambio ricevono un ceffone politico ben assestato dalla Lega.

Il caos nelle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia. M5S e Lega con un colpo di mano negano i diritti delle minoranze

Dopo le forti tensioni che si sono registrate nei giorni scorsi in commissione tra opposizioni e maggioranza, la situazione precipita in mattinata, quando i presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia mettono al voto l’ampliamento del ddl anticorruzione al tema della prescrizione. E’ bagarre in sala del Mappamondo, con le opposizioni che protestano vigorosamente per il mancato dibattito nel merito e la rissa che viene evitata per un soffio, grazie all’intervento di diversi commessi. “Tutti erano in piedi ed io stessa non ho visto chi ha votato e come ha votato, figuriamoci la presidente Sarti che era seduta e che non poteva contare in pochi istanti tutte le mani a favore e contrarie”, spiega Giusi Bartolozzi (FI), segretaria della Commissione Giustizia. Ma i due presidenti Giulia Sarti e Giuseppe Brescia, entrambi M5s, dichiarano concluso il voto. Cresce la protesta delle forze di minoranza, con anche il Pd che contesta la validità stessa del voto, denunciando “la gravità assoluta di quanto è accaduto”, scandisce Emanuele Fiano. “Quello che è avvenuto nelle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio è grave e inaccettabile sia sotto il profilo regolamentare sia per la lesione dei diritti fondamentali delle opposizioni”, afferma in Aula il capogruppo di Liberi e Uguali a Montecitorio Federico Fornaro. “Il ruolo del Parlamento è svilito da comportamenti di Lega e M5s che vogliono imporre accordi con tempi e modi incompatibili con una democrazia parlamentare. Per questo – conclude – abbiamo richiesto una conferenza dei capigruppo al fine di ripristinare un corretto equilibrio tra i diritti della maggioranza e quelli delle opposizioni, nel rispetto della Costituzione”.

La protesta, poi, si sposta direttamente in Aula, con Forza Italia che occupa i banchi del governo. Le opposizioni chiedono quindi una immediata riunione della conferenza dei capigruppo. Prima, però, il presidente Fico li incontra e garantisce loro che verificherà come si sono svolti i fatti in commissione. Ma il clima resta teso: i 5 stelle smentiscono irregolarità nel voto e anzi ribadiscono: “sono stati rispettati i diritti delle opposizioni”, assicurano in una nota congiunta i presidenti Giuseppe Brescia e Giulia Sarti. Ma le opposizioni insistono e controbattono: “Quello che è accaduto oggi in commissione non è accettabile”, spiega la dem Alessia Rotta, “non siamo neanche certi del numero legale, chiediamo che il voto venga ripetuto”.

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