Pd. In attesa delle candidature a segretario di Minniti e Martina, i renziani si riuniscono a Salsomaggiore: “non siamo corrente, siamo stati il partito”. Ma si parla di scissione…

Pd. In attesa delle candidature a segretario di Minniti e Martina, i renziani si riuniscono a Salsomaggiore: “non siamo corrente, siamo stati il partito”. Ma si parla di scissione…

Marco Minniti non scioglie la riserva, così come non la scioglie Maurizio Martina ma la sensazione è che il congresso del Pd sia ormai partito e che i candidati effettivamente sul campo siano di più rispetto ai soli Nicola Zingaretti, Francesco Boccia e Cesare Damiano. L’ex ministro dell’Interno oggi scala un alto “gradino” verso l’ufficializzazione della sua discesa in campo. “Mi candido al 51 per cento”, dice. “Perché scegliere me e non Zingaretti? Non è una competizione dell’uno sull’altro”, argomenta intervistato su Rai 2. Per quanto riguarda il segretario dimissionario del Pd, fonti parlamentari riferiscono di “pressioni trasversali” che starebbe ricevendo Martina perché, è il ragionamento che viene offerto, la sua presenza potrebbe evitare la polarizzazione del congresso ed evitare la spaccatura nel Pd. Per la stessa ragione nelle ultime ore si sarebbe tornati a guardare a Paolo Gentiloni come candidato unitario. Una ipotesi ancora tutta da verificare anche perché al momento mancherebbe la disponibilità dell’ex presidente del Consiglio. Un meccanismo per riportare in campo Gentiloni sarebbe quello del ticket con Zingaretti.

La riunione falsamente “carbonara” e a porte chiuse dei renziani a Salsomaggiore

Una riunione a porte chiuse, ma della quale si sa praticamente tutto, con parlamentari, dirigenti e amministratori ai quali Matteo Renzi ha chiesto di parlare “in modo franco. Ci ha chiesto di dire chiaramente cosa pensiamo e come intendiamo muoverci nel futuro”. Questa la ‘cornice’, viene riferito da un partecipante, dentro la quale si sta articolando il ‘conclave’ renziano a Salsomaggiore. Due giorni di discussione -si chiude domani a pranzo con l’intervento dell’ex-premier- alla vigilia dell’avvio del congresso Pd. L’area renziana sosterrà la candidatura di Marco Minniti. Più di un intervento dal palco ha richiamato l’opportunità che l’ex-ministro dell’Interno sia in pista. Tra questi Emanuele Fiano: “Speriamo che Minniti scenda in campo”, ha detto. L’ex-titolare del Viminale, da parte sua, si avvicina passo passo all’ufficializzazione. Minniti, il candidato dell’area ‘riformista’. Perché è questo il campo a cui si ascrivono i renziani e la cosa, oggi a Salsomaggiore, è stata ripetuta in molti degli interventi dal palco. Andrea Marcucci, Anna Ascani, Simona Malpezzi e tanti altri. “Al congresso vanno dette parole chiare: se non c’è la nostra impronta, il Pd torna quello di 6 anni fa…”, è la sintesi. Insomma, se vince Nicola Zingaretti si torna alla ‘ditta’ di Pier Luigi Bersani. Questa la linea della battaglia congressuale di cui si discute a Salsomaggiore: riformisti contro il ritorno al passato.

E c’è chi porta il discorso del ritorno alla ‘ditta’ di Bersani con Zingaretti segretario, alle estreme conseguenze. Lo fa Roberto Giachetti che nel suo intervento, viene riferito, premettendo di voler restare nel Pd, si chiede quanti altri lo farebbero se il governatore del Lazio diventasse il nuovo segretario. “Non è detto che tutti restino nel Pd…”. L’evocazione della scissione da parte di Giachetti, si fa sapere, non è stata ripresa da altri interventi ma il tenore della discussione è questo. Renzi ripete a ogni pie’ sospinto che non farà, al futuro segretario del Pd, la guerra che venne fatta a lui, ma molti dei suoi non considererebbero più una casa confortevole un Pd ‘zingarettizzato’. Avverte Gianni Cuperlo: “Maurizio Martina, Nicola Zingaretti, Marco Minniti. Così il congresso Pd non mette le ali. Ancora si parte dai nomi e non dalle idee. Vedo troppo trasformismo. Senza apertura vera e senza la sinistra non ci sarà alcuna svolta. Facciamoci del bene!”.

Share