Parigi. Giornata di straordinaria tensione neofascista. I poveri “gilet gialli” egemonizzati dai black bloc dell’estrema destra

Parigi. Giornata di straordinaria tensione neofascista. I poveri “gilet gialli” egemonizzati dai black bloc dell’estrema destra

Alle 17 erano 106.301 i cosiddetti “gilet gialli” che protestavano nelle strade della Francia, di cui 8mila a Parigi, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Christophe Castaner. Alla stessa ora sabato scorso i dimostranti erano 282.710. I fermi sono stati 130, di cui 42 a Parigi, e una trentina i feriti, dei quali 5 tra le forze dell’ordine. Questa è la sintesi di una giornata che la Francia ha vissuto in modo particolarmente teso. E a nessuno, a Parigi come ovunque, è sfuggito il dato politico: un movimento apparentemente nato in modo spontaneo contro gli aumenti del costo della vita, è stato letteralmente manovrato ed egemonizzato da frange dell’estrema destra, che hanno organizzato gli atti violenti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso su Twitter l’ira verso i manifestanti. “Grazie alle nostre forze dell’ordine per il loro coraggio e la loro professionalità. Vergogna a coloro che li hanno aggrediti. Vergogna a coloro che hanno usato violenza contro altri cittadini e giornalisti. Vergogna a coloro che hanno cercato di intimidire i deputati eletti. Non c’e’ spazio per questa violenza nella Repubblica”, ha scritto il presidente.

Il racconto di un sabato francese violento e dominato dall’estrema destra, approfittando dell’innocenza dei contadini

Circa tremila agenti sono stati schierati nella capitale dove i manifestanti, riconoscibili per i gilet fluorescenti che indossano, avevano promesso di bloccare la città dopo le proteste sulle strade di tutta la Francia sabato scorso. I giornalisti dell’Agenzia di stampa France Press riferiscono che varie migliaia di persone si sono trovate già dalla prima mattina sul celeberrimo boulevard degli Champs-Elysees dove si sono scontrate con la polizia che cercava di impedire loro di scendere verso Place de la Concorde, in prossimità del museo del Louvre. La polizia ha detto che i manifestanti hanno tentato di forzare un cordone varie volte, ma sono stati fermati con l’uso ripetuto dei lacrimogeni. “Stavamo manifestando in pace e siano stato bombardati dai lacrimogeni” ha detto Christophe, 49 anni, in arrivo dalla regione alpina dell’Isere con la moglie per la protesta di Parigi. “Ecco come chi accolgono a Parigi”. In realtà, secondo la a polizia, gli incidenti di oggi sono dovuti alla “presenza di elementi dell’estrema destra che hanno attaccato le forze di sicurezza”. Il ministro degli Interni Christophe Castaner, infatti, ha incolpato delle violenze sul viale l’estrema destra e Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ex Front National. La polizia ha affrontato gruppi di sediziosi “che hanno risposto all’appello di Marine Le Pen e vogliono attaccare le istituzioni del Paese così come vogliono attaccare i parlamentari” del governo, ha detto il ministro. Le Pen ha respinto le accuse, dicendo di non aver mai lanciato appelli alla violenza e sostenendo che il governo vuole trasformarla in un capro espiatorio. La polizia ha detto che finora sono state arrestate otto persone per lancio di oggetti.

Casseur, i black bloc, un centinaio di estremisti di destra sono stati i protagonisti della giornata particolarmente calda a Parigi

“C’è il freddo e la pioggia, la stanchezza dopo una settimana di blocchi stradali. E per molti di noi anche la difficoltà di trovare i soldi per venire a Parigi”, ha confessato uno dei manifestanti, un signore di mezza età arrivato dal sud della Francia e alla sua prima manifestazione di protesta. Le ragioni dei gilet gialli sono passate in secondo piano per lasciare il posto alle provocazioni dei militanti di estrema destra. Si temeva che la giornata sarebbe stata difficile, gli Champs-Elysees e la Concorde erano stati vietati, la prefettura aveva autorizzato i manifestanti a riunirsi nella grande spianata di Champ de Mars, più controllabile e lontana dai luoghi nevralgici del potere, l’Eliseo, l’Assemblea nazionale, l’ambasciata americana, scrivono i quotidiani online. Tutto è diventato subito surreale: prima delle 10 i gilet gialli erano già sugli Champs-Elysees, con la polizia che è arretrata a protezione dello sbocco sulla Concorde. La piazza e la zona dell’Eliseo sono diventati in breve due bunker, mentre un drappello di un centinaio di casseur pronti a tutto ha dato fuoco alle polveri. Scontri e cariche della polizia, in breve la celebre avenue è stata avvolta dal fumo dei lacrimogeni.

Lo scenario evidenziava una spaccatura fra una parte degli Champs Elysees in guerra, con i passamontagna neri e intenta a spaccare panche e addirittura fare a pezzi il selciato per costruirsi sassi da lanciare agli agenti. L’altra pacifica e in attesa degli eventi, che si limitava a cori contro Macron e che arrivava in molti casi a simpatizzare con la polizia. Alle 14, orario di appuntamento a Champs de Mars, solo una cinquantina di gilet gialli, increduli, si sono ritrovati nel surreale deserto sotto la Tour Eiffel. Gli altri 8.000 erano sugli Champs-Elysees in guerriglia. Il pomeriggio è trascorso fra incendi di auto, distruzione di tutto l’arredo urbano, sedie dei ristoranti, tavolini, materiale degli innumerevoli cantieri lasciati aperti e disponibili ai teppisti. Molte le vetrine dei negozi di lusso degli Champs-Elysees che sono andate in frantumi, alcuni punti vendita di grandi marche di lusso sono stati saccheggiati e svuotati.

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