Paolo Ciofi. Rivoluzione digitale, dittatura del capitale oggi, attualità di Marx: ogni lotta di classe è lotta politica

Paolo Ciofi. Rivoluzione digitale, dittatura del capitale oggi, attualità di Marx: ogni lotta di classe è lotta politica

L’introduzione di Paolo Ciofi alla giornata di studio su Marx e il capitale che si è svolta a metà ottobre aveva visto un interessante dibattito sul tema del lavoro oggi e sulla validità o meno delle analisi che sono state alla base del marxismo. Dibattito che è continuato con molti interventi sui social. Abbiamo chiesto a Ciofi, che tratta ampiamente questi temi nel suo ultimo libro La rivoluzione del nostro tempo pubblicato anche in e-book dagli Editori Riuniti, di dare una risposta ad alcune delle osservazioni che sono state fatte negli interventi. La discussione sul lavoro, il Capitale, Marx e il marxismo, a noi pare un fatto positivo e mettiamo il nostro giornale a disposizione di chi vooglia dare un contributo ad un dibattito sul marxismo oggi. Di seguito l’intervento di Paolo Ciofi.

Ho sempre sostenuto, e continuo a sostenere, che per effetto della rivoluzione elettronica e digitale cambia la nozione stessa del tempo e dello spazio, e quindi il modo di lavorare e di vivere, con una diffusione enorme del lavoro cognitivo e intellettuale. E con tutte le conseguenze che ciò comporta sul terreno sociale e politico.

Per quanto riguarda Marx, si tratta di stabilire cosa sia il capitale oggi, nell’epoca della sua dittatura, come ha scritto un famoso politologo americano. Se sia un dato puramente tecnico e naturale, o se invece, come sosteneva l’autore del Capitale, sia un rapporto tra gli esseri umani storicamente determinato in continua evoluzione in conseguenza delle continue conquiste della scienza e della tecnica.Nel quale una minoranza monopolizza i mezzi di produzione, di comunicazione e di scambio con lo scopo di ottenere un profitto. Mentre la stragrande maggioranza monopolizza solo le proprie soggettive capacità fisiche e intellettuali, la forza-lavoro messa in vendita in cambio dei mezzi per vivere. Un sistema che si regge sullo sfruttamento di esseri umani da parte di altri esseri umani sulla base di determinati rapporti di proprietà.

Plusvalore fondamento della accumulazione capitalistica. Monopolio di conoscenze e sapere

C’è chi si domanda retoricamente, come è avvenuto nel corso del dibattito sui social, se il plusvalore sia un male in sé. La risposta è semplice. Il plusvalore è il fondamento della accumulazione capitalistica in questo sistema in cui le innovazioni scientifiche e tecnologiche servono per intensificare il lavoro ed estendere lo sfruttamento. Con il risultato di concentrare profitti e ricchezza, e di accrescere enormemente le disuguaglianze diffondendo precarietà e insicurezza.

Non è scritto da nessuna parte che debba essere sempre e comunque così. E tanto meno nella nostra Costituzione. Tuttavia oggi la digitalizzazione del capitale ha prodotto big della finanza globalizzata e della comunicazione come Facebook, Google, Apple, Amazon, che non solo sfruttano il lavoro in tutte le sue forme, ma monopolizzano le conoscenze e il sapere, condizionando ogni aspetto della nostra vita. E’ ovvio che la società contemporanea non si riduce a questo, e tuttavia questo è l’aspetto fondamentale che caratterizza oggi il mondo.

Se invece, come taluni sostengono, si identifica lo sfruttamento del lavoro con il lavoro fordista, ne consegue che se scompare il lavoro fordista scompare anche lo sfruttamento del lavoro. Una tesi priva di qualsiasi riscontro con la realtà, ma in pari tempo una “scoperta” fantastica a beneficio del dominio del capitale. In Italia acquisita tra i primi dal filosofo soi-disant riformista Biagio De Giovanni, passato dall’analisi del marxismo al servizio del renzismo.

Luciano Gallino: “Se la politica la fa il capitale come si può fare politica per opporsi al capitale?”

Un testa-coda del pensiero, che però ha avuto due conseguenze distruttive per la vita della maggioranza degli italiani e delle italiane, e per la stessa tenuta della democrazia, da cui non riusciamo a sollevarci. Da una parte, la liquidazione dell’organizzazione e della rappresentanza politica della classe lavoratrice del nostro secolo; dall’altra, la trasformazione della sinistra riformista in una disordinata truppa di complemento al servizio del capitale.Il barbone di Treviri sosteneva che ogni lotta di classe è lotta politica. E oggi, uno del ramo, il multimiliardario Warren Buffett, ha dichiarato che la lotta di classe esiste e l’hanno vinta loro. Questa è la realtà. Per uscirne è indispensabile, prima di tutto, capire in che mondo viviamo. Torna la domanda che poco prima di morire ci ha posto Luciano Gallino: «Se la politica la fa il capitale, come si può fare politica per opporsi al capitale»?

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