M5S. Emergono le due anime. Una, minaccia di morte i giornalisti e Filippo Roma de Le Iene. L’altra, con Fico, dice no alla legge Salvini, sì al Global Compact e si attiva per la verità su Regeni

M5S. Emergono le due anime. Una, minaccia di morte i giornalisti e Filippo Roma de Le Iene. L’altra, con Fico, dice no alla legge Salvini, sì al Global Compact e si attiva per la verità su Regeni

M5S ancora all’attacco del “quarto potere”. Mentre Antonio Di Maio, padre del vicepremier, rompe il silenzio e in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ difende il figlio “attaccato con una ferocia spropositata”, pur non “avendo la minima colpa” e “non essendo a conoscenza di nulla”, dalle ‘colonne’ del Blog i pentastellati bollano come “delegittimazione” la “strategia” messa in atto dalla stampa nei loro confronti. Sulle pagine dei quotidiani tiene ancora banco l’affaire Di Maio sui lavoratori in nero nell’azienda di famiglia e il sequestro di alcuni beni sui terreni di loro proprietà, ma non è da questo ultimo episodio che parte l’offensiva grillina. “Il problema della stampa è che non sta facendo libera informazione disinteressata ma sta compiendo un’opera di delegittimazione nei confronti di una forza politica per venire incontro agli interessi affaristici e politici dei loro editori – scrivono – Il quarto potere è l’ultimo su cui possono contare i veri sconfitti alle elezioni. E lo esercitano – sottolineano – in modo brutale, per il loro interesse esclusivo e a danno della qualità dell’informazione e dei cittadini”. Subito pronto l’hashtag per l’occasione: “Vi chiediamo un gesto simbolico, da fare sui social – è l’invito – Un post su Facebook, Twitter o Instagram con l’hashtag #IoNonCiCasco. Devono capire che gli italiani non si fanno più prendere per il culo”. E così si scatena l’inferno, nuovamente, contro i giornalisti. Dopo aver occupato militarmente la Rai, con la complicità della Lega di Salvini e di Forza Italia, ora la strategia dei 5 Stelle punta decisamente a “manganellare” la libertà di informazione.

L’incitamento alla violenza produce minacce di morte a Filippo Roma, giornalista de Le Iene. E i giornalisti campani vengono accolti con la mazza da baseball nei pressi di casa Di Maio

L’iniziativa va subito forte nelle tendenze in Italia, raggiungendo in qualche ora il secondo posto. I primi a ritwittare sono i parlamentari M5S, ma anche dalle opposizioni qualcuno ne approfitta per dire la sua: “Un uomo ha un’azienda. Ma dichiara 88 euro. La ditta è intestata prima alla moglie – insegnante, che quindi nemmeno potrebbe amministrarla – e poi al figlio, il ministro. Domanda: #DiMaio è un prestanome? I 5 stelle provano a mettere la polvere sotto il tappeto ma #IoNonCiCasco”, twitta sibillina la dem Anna Ascani. Intanto FilippoRoma, la ‘Iena’ che ha firmato l’inchiesta fatta su Di Maio padre, denuncia di aver ricevuto delle minacce: “Se ti incontro ti ammazzo”. “Il clima è grave e non parliamo solo del rischio terribile che si passi dalle parole ai fatti – commentano le Iene – C’è troppa gente che vuole zittire in ogni maniera chi fa il proprio lavoro di raccontare notizie”. La Federazione nazionale della stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti esprimono “solidarietà” e “vicinanza” a Filippo Roma, minacciato di morte dopo l’inchiesta sul caso Di Maio. “In nessun Paese che si dica civile – affermano Fnsi e Ordine – è accettabile che si tenti di mettere il bavaglio all’informazione ricorrendo a intimidazioni e violenze. Purtroppo, stiamo assistendo ad una escalation di minacce contro chi fa informazione. E’ necessario che la politica faccia la sua parte per ripristinare un clima di tolleranza e rispetto. Alle autorità e alle forze dell’ordine chiediamo di indagare a fondo e in fretta su questo ennesimo episodio e di adoperarsi per fare in modo di garantire a tutti gli operatori dei media di poter svolgere in serenità e sicurezza il loro lavoro al servizio dei cittadini. Siamo accanto a Filippo Roma e alla redazione del programma ‘Le Iene’ e saremo al loro fianco in qualunque iniziativa decideranno di intraprendere”. E non è finita qui. “Alle minacce di morte alla ‘Iena’ Filippo Roma per il servizio sull’azienda della famiglia Di Maio si aggiungono quelle ai colleghi campani che si sono recati a Pomigliano d’Arco per documentare i presunti abusi edilizi sul posto. Alcuni sono stati insultati e alcuni minacciati con una mazza da baseball. A testimoniarlo ci sono le riprese video” si afferma in una nota del Sugc, il Sindacato unitario giornalisti Campania. “La Federazione Nazionale della Stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania esprimono solidarietà ai giornalisti e saranno al loro fianco nel caso vorranno denunciare. E’ evidente che questa tensione contro la stampa è il risultato di un’aggressione continua da parte di una politica irresponsabile e allergica all’informazione, pilastro di ogni democrazia che si rispetti”.

Nel frattempo, il presidente della Camera Fico prende le distanze sul Global Compact e sulla legge Salvini

Sì al Global compact, il documento dell’Onu sull’immigrazione, no al Decreto legge sicurezza. Parlando con i giornalisti a margine di un convegno all’Accademia dei Lincei, il presidente della Camera, Roberto Fico mette in chiaro la sua linea, facendo innervosire il leader della Lega. Al momento del voto in aula mercoledì 28 novembre, il rappresentante dell’ala ortodossa del Movimento 5 stelle, era “assente ingiustificato”, come altri 8 deputati pentastellati contrari alla legge fortemente voluta da Matteo Salvini: “È stata interpretata bene, è una presa di distanza”, ha detto Fico. “Io sono il presidente della Camera, rispetto fino in fondo il mio ruolo, i diritti di maggioranza e opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in aula con la collaborazione di tutti i capigruppo. E rimango fedele al mio ruolo istituzionale. Se poi parliamo del merito del decreto dopo che è passato quello è un altro discorso”, ha spiegato. Scatta subito un botta e risposta a distanza, con Salvini che dice a Fico di non aver letto bene il decreto e la terza carica dello Stato che risponde di averlo letto eccome. Non basta. Sempre dopo che in aula il 29 novembre, il leader della Lega aveva annunciato il suo no al Global compact e annullato la partecipazione dell’Italia alla riunione dell’Onu per sottoscrivere il documento il 10 e 11 dicembre a Marrakesh, Fico ha sottolineato che il documento va firmato: “Secondo me assolutamente sì. Ma invito tutti prima di parlare – ha aggiunto – di leggere bene il testo, di approfondirlo perché se si legge bene il testo si tratta di una gestione globale fatta con gli altri paesi, quindi un’affermazione del multilateralismo sull’immigrazione. Quindi serve all’Italia a non isolarsi, a non rimanere sola con la questione migranti”, ha concluso la terza carica dello Stato.

E ancora il presidente Fico compie un gesto che mette in crisi la diplomazia internazionale dei 5Stelle sul caso Regeni

Ancora il presidente Fico apre un’altra frattura tra i 5Stelle, a proposito del caso Regeni, l’iniziativa dei pm della Procura di Roma e i silenzi delle autorità egiziane. Il presidente chiude ogni relazione diplomatica della Camera dei deputati con le autorità egiziane fino a quando non verrà fuori la verità. Un atto iperbolico e inedito, che naturalmente ha suscitato le ire degli egiziani, e tuttavia apprezzato quasi da tutte le forze politiche. Lo stesso presidente Fico afferma: “in realtà ieri è successa una cosa molto positiva, durante la conferenza dei capigruppo dove erano presenti tutti i gruppi politici: la mia decisione di sospendere qualsiasi rapporto diplomatico con Il Cairo e con l’Egitto, col Parlamento egiziano, è stato approvato da tutti all’unanimità con una presa di posizione molto forte dalla Lega, da Forza Italia, addirittura dal gruppo Misto, dal Pd e dal Movimento”, ha detto a margine di un convegno sui beni comuni. “Quindi – ha aggiunto il presidente della Camera parlando ancora del caso Regeni – una linea così forte della Camera sulla questione Regeni verso l’Egitto non c’era mai stata fino ad ora”. Ma il premier ha frenato su questa vicenda? C’è stato un richiamo della Farnesina? gli chiedono. “Secondo me è una lettura sbagliata perché Conte ieri era al G20 e non c’eravamo sentiti”. Ma serve richiamare a questo punto l’ambasciatore secondo lei, come già avvenuto in passato? “Questa – ha risposto Fico – è una decisione del ministro degli Esteri e del governo, vedremo. Intanto la Camera non farà nessun gruppo di amicizia, nessun protocollo d’intesa. Io già l’avevo detto al presidente del Parlamento egiziano che mi interessava molto lavorare sui due protocolli d’intesa, soprattutto sui diritti umani, ma se ci fossero state svolte. Non ci sono state svolte quindi si interrompono i rapporti”. Se il presidente Fico, oltre a questa forte presa di posizione nei confronti delle autorità egiziane, riuscisse anche a dire con voce chiara e pubblica che i giornalisti non si minacciano di morte e che i deputati, suoi colleghi, non si riducono al silenzio, allora sarebbe un gran passo avanti per il M5S, stretto tra derive autoritarie filoleghiste e controspinte interne più liberal. A meno che nel M5S non si faccia il giochino del poliziotto buono e di quello cattivo, per attrarre due elettorati incompatibili, non ci resta che credere nella buona fede del presidente Fico. In attesa di futuri riscontri.

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