Istruzione. Oltre 100mila studenti e docenti in 70 piazze contro il governo, “che fa solo promesse, ma riduce le risorse per scuola e università”

Istruzione. Oltre 100mila studenti e docenti in 70 piazze contro il governo, “che fa solo promesse, ma riduce le risorse per scuola e università”

Hanno sfilato in 100mila nelle piazze di tutta Italia gli studenti delle medie superiori, gli universitari e i docenti. Queste le cifre fornite dalla Rete degli studenti e dall’Udu, che nel pomeriggio a Roma, in piazza Montecitorio hanno srotolato un grande scontrino per chiedere ai parlamentari “di scendere a prendersi l’impegno concreto di saldare i conti, oltre le promesse e la propaganda”. Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, ha spiegato: “Ci hanno tolto tutto, a partire da 10 anni fa, e continuano ancora oggi. Non è solo una questione di soldi: con il taglio dei fondi abbiamo perso i servizi, le possibilità, la qualità del nostro sistema di istruzione. Nessun governo ha finora risanato i miliardi di tagli che pesano sulla nostra condizione di studenti da ormai 10 anni. Oggi siamo qui per portare il conto”. “Chiediamo il conto delle promesse e della propaganda fatta sulla nostra pelle: – gli ha fatto eco Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari – non serve a nulla fingere di abolire il numero chiuso quando poi la Legge di Bilancio parla da sé. Non ci basta scaldarci con la legna che abbiamo: chiediamo che l’istruzione e l’università diventino la priorità, subito!”. I punti nodali della protesta: “risanamento delle strutture scolastiche, gratuità dei libri di testo, dei trasporti, del materiale scolastico, dell’accesso alla cultura. Una didattica diversa”, hanno chiesto gli studenti, insieme a “una Legge sul diritto allo studio universitario, che garantisca la totale copertura delle borse di studio, l’aumento del FFO e l’innalzamento della No Tax area”.

Le manifestazioni di Roma a Napoli…

Al grido di ”non è questo il cambiamento” a Roma il corteo è partito da Piramide per raggiungere la sede del Miur in viale Trastevere. La manifestazione, che si è svolta in modo pacifico e senza incidenti, si è conclusa intorno alle 14. Durante il corteo sono stati accesi fumogeni colorati ed esposti striscioni con diversi slogan come ”alziamo la testa” e “restiamo umani”. Quest’ultima è una “frase che ha ancora senso dire”, spiegano gli studenti, “e si riferisce alle politiche disumane del governo”. Questa manifestazione è anche contro la “xenofobia e il razzismo”. Circa tremila studenti hanno sfilato tra le strade di Napoli per chiedere una legge che renda più inclusivo il diritto allo studio e più fondi per l’edilizia scolastica. I manifestanti si sono scagliati contro il governo in difesa dell’ambiente e della propria terra, dopo l’annuncio del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, di voler costruire nuovi inceneritori in Campania. Cartelli raffiguranti i volti del leader leghista e del ministro M5S, Luigi Di Maio, sono stati imbrattati con vernice rossa. Bersaglio degli studenti anche la Regione Campania: un gruppo di alcune decine di manifestanti ha provato ad affiggere fuori al teatro San Carlo uno striscione con la scritta “Alla vostra sicurezza Napoli si ribella”.

… Quelle in Sicilia…

Manifestazioni di protesta degli studenti anche in Sicilia. Cortei e sit-in sono stati organizzati a Palermo, Agrigento, Caltagirone e Sciacca. E domani scenderanno in piazza a Catania. “Siamo gli studenti e le studentesse che hanno riempito le piazze di tutta Italia e di tutta la regione il 12 ottobre e che avete visto ogni anno lottare in difesa della scuola pubblica – si legge in una nota -. Siamo gli stessi e le stesse che hanno incontrato il vicepremier Luigi Di Maio ma che da lui non hanno ricevuto che promesse senza garanzie”. “Da anni – prosegue la nota – la Sicilia è ancora priva di una legge regionale per il diritto allo studio. Quest’anno, dopo l’audizione in V Commissione abbiamo potuto proporre le nostre modifiche a un ddl, presentato dal governatore Nello Musumeci e dall’assessore all’Istruzione Roberto Lagalla, che non si propone in alcun modo di migliorare la condizione degli studenti e delle studentesse ma solo di costruire in un solo anno una legge che nessuno è riuscito ad approvare. Ma a noi questa legge così vuota e definanziata non interessa, noi vogliamo una legge che vada controcorrente. Per questi motivi, per lottare per un codice etico, per un reddito di formazione, per libri di testo gratuiti, per cinema, musica, teatri gratuiti, per una conferenza regionale sul diritto allo studio e sull’edilizia scolastica siamo scesi in piazza. Contro Musumeci, un presidente inconsistente, contro Lagalla, l’assessore delle apparenze, contro questo governo deludente”, conclude la nota.

… E quella di Milano, la più turbolenta

A Milano, poi, la protesta ha preso il nome di ‘No Salvini Day’ ed è andata in scena una contestazione al ministro dell’Interno e alle sue politiche per l’immigrazione. Vicino ai giardini Montanelli è stato bruciato un manichino con le sembianze di Salvini e poco più avanti è toccato alle bandiere con la sua effigie. Uova e vernice sono state lanciate contro le vetrine, tra cui quelle di Zara in piazza del Duomo. Tanti studenti indossavano magliette della nave ‘Mediterranea’ e sui muri lungo il percorso del corte sono apparse scritte per dire basta alle morti in mare. In piazza Missori i manifestanti hanno seguito due diversi percorsi: una parte ha raggiunto il consolato degli Stati Uniti per manifestare solidarietà alla “carovana migrante” che sta raggiungendo con grandi difficoltà il confine tra Messico e Stati Uniti. Un altro spezzone del corteo ha puntato verso via Tirso, zona Ripamonti, dove giovedì sera hanno occupato un ex garage. Intorno alle 13 la manifestazione è terminata.

Le reazioni politiche di Fratoianni, Fassina e Martina (che plaude ma dimentica di aver votato la legge 107)

“Improvvisazione e pressapochismo, promesse su promesse che non vengono mantenute. Di nuovo tagli, scuole che cadono a pezzi, ed occupazione di posti di potere. Questo è il bilancio vero di questo governo per la scuola pubblica del nostro Paese”, scrive su twitter il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. “I ragazzi e le ragazze oggi nelle piazze italiane- conclude Fratoianni- vogliono un futuro diverso. Ed hanno ragione”. Gli fa eco il collega di partito Stefano Fassina, il quale invita il governo ad ascoltare le domande delle “piazze degli studenti” e “vanno date risposte con i fatti. La ministra Lezzi e qualche parlamentare del M5S ha detto che ‘hanno ragione’. Bene. Allora, governo e maggioranza utilizzino il DDL Bilancio per dare risposte effettive: abbiamo presentato ieri un emendamento per spostare su investimenti in edilizia scolastica le risorse allocate sugli incentivi ambientalmente più dannosi. In Commissione Bilancio, la prossima settimana venga la Ministra Lezzi e con i viceministri al Mef diano parere favorevole al nostro emendamento oppure ne presentino uno analogo e assumano direttamente l’iniziativa. Le dichiarazioni di sostegno vanno bene quando si sta all’opposizione. Dal Governo si devono dare risposte”. Da parte sua, il segretario provvisorio del Pd, Maurizio Martina, scrive su twitter che “quando migliaia di studenti scendono in piazza per il proprio futuro si accende una speranza. Chiedono diritto allo studio, non tagli al sapere. E la loro lotta è la nostra. #giùlamaschera” (andrebbe aggiunto, en passant, che Martina era ministro del governo Renzi quando gli stessi studenti e docenti protestavano e scioperavano contro la legge 107 della ministra Giannini, vera piaga per l’istruzione pubblica, e che non ha mai dedicato un solo secondo della sua vita politica successiva a fare autocritica).

Le parole della ministra Lezzi, che riconosce le ragioni degli studenti. E la rabbiosa reazione di Salvini agli stupidi attacchi di qualche studente. E così fa pure la vittima

E infine, il parere della ministra Lezzi, più volte citato: “Oggi ci sono i ragazzi che manifestano qui a Napoli perché le scuole cadono a pezzi e hanno ragione. Eppure i fondi ci sono e sarebbe interessante sapere perché non sono stati spesi” ha detto, commentando, nel corso del suo intervento all’Università Federico II, il corteo studentesco svoltosi in città. “Forse non vengono investiti fondi perché questo tipo di lavori non hanno un ritorno elettorale immediato”. Non possiamo non chiudere con la rabbiosa reazione di Salvini, chiamato in causa dalle iniziative, diciamo la verità, molto stupide, di studenti che lo hanno immortalato col cappio al collo a Roma e a Milano ne hanno imbrattato l’immagine, con l’effetto di avergli fornito l’ennesima occasione per passare per vittima. “Altre dirette degli ‘studenti’ amici dei centri a-sociali: Roma, Napoli, Milano. Bandiere rosse, canzoni sovietiche, ‘Salvini vaffanculo’, ‘Uccidere Salvini non è reato’, ecc. E poi sarei io che ‘semino odio’…”, scrive su facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Si sfoghino per questo giorno di ‘vacanza’- aggiunge-, convinto come sono che solo un’estrema minoranza di ‘KOMPAGNI’ pensa davvero tutto questo. Trovo però particolarmente idiota bruciare la bandiera della Lega, o di qualsiasi altro movimento politico, o dare FUOCO a un manichino con la mia faccia, non pensate anche voi? Qualcuno dovrebbe imparare un po’ di RISPETTO”. Una splendida giornata di mobilitazioni di oltre 100 mila studenti, rivendicazioni sacrosante, giuste e opportune che dovrebbero risvegliare l’opinione pubblica ma grazie a qualche stupidata adolescenziale, Salvini si è ripreso la scena.

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