Giornalisti. Segnali di regime autoritario da M5S. Di Battista fa il capoclasse, quelli buoni da leggere, quelli cattivi al rogo. La guerra è per la democrazia. Flash mob contro i piani di Di Maio e soci contro la libera stampa

Giornalisti. Segnali di regime autoritario da M5S. Di Battista fa il capoclasse, quelli buoni da leggere, quelli cattivi al rogo. La guerra è per la democrazia. Flash mob contro i piani di Di Maio e soci contro la libera stampa

La penosa e sempre più pericolosa escalation della guerra senza quartiere scatenata dal Movimento 5 Stelle contro la libertà di informazione sembra ormai inarestabile. Dopo la sentenza che ha assolto la sindaca di Roma Virginia Raggi perché il fatto sussiste ma non ha rilievo penale, e sulla quale comunque pende il ricorso in Appello da parte della Procura di Roma, è tutto un susseguirsi di attacchi velenosi, e talvolta ideologici, da parte di esponenti del M5S, del blog di Grillo e soprattutto di Di Maio e Bonafede, che oggi hanno assunto ruoli istituzionali, e addirittura il secondo è titolare del Dicastero che ha la competenza sugli ordini professionali, ivi compreso quello dei giornalisti. Il tutto condito dalla minaccia non solo di eliminare quelle poche risorse per i giornali parrocchiali e indipendenti, ma anche di una legge per “incentivare gli editori puri”, cosa che di per sé non vuol dire assolutamente nulla. E poche settimane fa, lo stesso ministro del Lavoro, Di Maio, aveva auspicato, di fatto, la chiusura dei quotidiani, espressione indegna in una democrazia costituzionale, nella quale il diritto alla libertà di informare è sancito dall’articolo 21 della Carta. E a ciò si aggiunga infine il ruolo sempre più preponderante, in questo governo pentaleghista, della piattaforma Rousseau, che sta emergendo, nei piani pentastellati, come modello di riferimento per una riforma della struttura stessa della democrazia, da rappresentativa e parlamentare con elezioni legislative, a farlocca rappresentazione di una presunta democrazia diretta del web. Tutto ciò si tiene all’interno di una strategia precisa che i 5Stelle stanno perseguendo in modo quasi scientifico: delegittimare la libertà dei giornalisti, spostare l’asse della verità pubblica verso un pensiero unico e dominante, quello gestito dalla Casaleggio e associati, e governare tranquilli e senza alcuna obiezione da parte di un’opinione pubblica critica e indipendente.

La Storia è maestra di vita: basterebbe che i 5Stelle rileggessero due episodi: la legge del 1925 di Mussolini e i 20mila volumi bruciati da Goebbels in una sola notte nel 1933

A dimostrazione di questo assunto, basterebbe leggere alcune righe del post di Alessandro Di Battista, che non solo sparge veleno contro i giornalisti, ma addirittura scrive una vera e propria lista di proscrizione verso quelli considerati “cattivi”, assolvendo quelli considerati “buoni, come una sorta di capoclasse alle elementari. Forse sarebbe opportuno che i giornalisti “buoni” citati da Di Battista prendessero le dovute distanze da questo modo di trattare la stampa e la sua libera espressione. Un modo che, come insegnano i manuali di Storia di terza media, che gli esponenti pentastellati farebbero bene a rileggere, è il prodromo delle dittature totalitarie che hanno macchiato di sangue il Novecento. Solo per citare un paio di esempi: la legge 2307 del 1925 promulgata da Mussolini stabiliva che solo i prefetti, nominati dal regime, potessero nominare a loro volta i direttori, e se così non fosse stato, i quotidiani e i periodici venivano considerati illegali, tanto che molte testate critiche verso il fascismo vennero fatte chiudere, e tra queste, in particolare L’Unità e L’Avanti; la notte del 10 maggio 1933 a Berlino si illuminò del rogo di 20mila volumi, di autori critici e scomodi per il regime nazista che facevano parte di una lunghissima lista di proscrizione (tra gli altri, Karl Marx, Bertolt Brecht, Thomas Mann, Joseph Roth, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Ludwig Wittgenstein, Hannah Arendt, Edith Stein, Max Weber, Erich Fromm, l’architetto Walter Gropius, i pittori Paul Klee, Wassili Kandinsky e Piet Mondrian, gli scienziati Albert Einstein e Sigmund Freud, i registi Fritz Lang e Franz Murnau). E mentre il fuoco bruciava opere di importanza incommensurabile, Gobbels malediva la “cultura degenerata”. A Di Battista dovrebbero fischiare le orecchie, perché il suo post ricorda da vicino questa oscena fase della storia.

Di Battista fa il capoclasse e manganella chi non la pensa come lui (come fece Goebbels con la “cultura degenerata”) 

Come la “cultura degenerata” da bruciare di Goebbels, infatti, Di Battista manganella la stampa “corporativista, puerile, patetica, ipocrita, conformista e oltretutto controproducente di una parte del sistema mediatico”. Nella sua intemerata via Facebook, Di Battista tiene anche a marcare la propria differenza, da ‘duro e puro’, rispetto a quanti ora sono al governo. Di fatto, anche rispetto ai suoi compagni di partito. “Quando decisi di non fare il ministro – sottolinea infatti – lo feci per una sola ragione: per essere totalmente libero di scrivere e dire ciò che penso. Questo è un privilegio incredibile, altro che auto blu e assegni di fine mandato. E quando inizi ad assuefarti alla libertà ne vuoi sempre di più, anche se sai che dire ciò che pensi ti farà tanti nemici e a volte ti farà venire il sangue amaro. Ma, allo stesso tempo, ti fa guardare allo specchio”. ‘Dibba’ non rinuncia a stilare una lista di giornalisti, questa volta però si tratta di ‘buoni’. E allora ecco, nella categoria “Giornalisti liberi”, Travaglio, Massimo Fini, Pietrangelo Buttafuoco, Fulvio Grimaldi, Alberto Negri, Franco Bechis, Luisella Costamagna, Milena Gabanelli e “decine di Giornalisti e giornaliste che hanno capito che chi davvero sta colpendo la libertà di stampa sono svariati sicari dell’informazione”. Dunque, secondo questa tesi goebbelsiana, si dovrebbero leggere solo gli articoli de giornalisti da lui medesimo preferiti e bruciare il resto. Si tratta con tutta evidenza di una premessa ideologica di carattere eminentemente autoritario. Contro la quale è emersa la durissima reazione dei giornalisti, con una giornata dedicata interamente a flash mob e manifestazioni in ogni parte d’Italia, sostenuta dall’Ordine dei giornalisti, dalla Fnsi, dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, dalle associazioni e dai movimenti per la libertà di espressione.

Gli anticorpi. Le manifestazioni in nome della libertà e della democrazia, e di solidarietà ai giornalisti, tutti, “cattivi” e “buoni”. L’articolo 21 della Costituzione

A Roma, in piazza Santi Apostoli, un grosso striscione dell’associazione Articolo21 per la libertà di informazione; tesserini dell’Ordine dei Giornalisti tenuti in mano con orgoglio, foto di bocche imbavagliate con sopra la scritta ‘Giù le mani dall’informazione’; tante riproduzioni dell’articolo 21 della Costituzione e della vignetta realizzata da Stefano Rolli, che riprende la frase di Di Maio, con la scritta ‘qui abita un infimo sciacallo’, sopra il disegno dell’animale che accenna un sorriso ironico. “Faremo anche una grande manifestazione, che costruiremo con tutti i colleghi e non solo – dice Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi -. Oggi è importante essere qui e nelle altre piazza d’Italia; alcuni colleghi stanno facendo sit-in davanti alle prefetture, altri si ritrovano a Bruxelles davanti al Parlamento europeo o a Londra a Trafalgar Square, per testimoniare l’impegno di una categoria professionale che è ingiustamente sotto attacco. Si sta andando a colpire la libertà d’informazione e la sua funzione in democrazia, che è fondamentale, come ha ribadito ieri il presidente della Repubblica”. Gli insulti e le minacce “che ci vengono rivolte, sono il chiaro tentativo di cancellare la funzione del mediatore, le voci critiche, perche’ quelle che devono prevalere sono la propaganda populista e la disinformazione”. Per Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei Giornalisti “si deve rispondere a un clima di volgarità e di odio anche pericoloso con compostezza e determinazione. Non basta un ruggito per difendere un valore importante come la libertà di stampa. Dobbiamo essere come un motore diesel, non fermarci”. E Verna si rivolge anche al ‘pubblicista’ di Maio: “Trai le conseguenze di quello che pensi di tutti noi, lascia questa categoria, perché abbiamo anche difficoltà ad adottare provvedimenti disciplinari se vieni ad opporre un’immunità”. “Questa “non è una lotta fra caste ma una battaglia per tutti in difesa della libertà d’informazione e di essere informati – sottolinea Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi -. Ci sono state offensive contro la stampa sotto tutti i governi, da Berlusconi a Renzi, e noi ci siamo sempre mobilitati ma l’attacco che stiamo subendo oggi non ha precedenti”. In attesa della manifestazione nazionale, nei prossimi giorni “per iniziativa comune di Federazione della stampa e di quella degli editori, verrà pubblicato su decine di testate l’articolo 21 della Costituzione” annuncia Lorusso. Ed eccolo l’articolo 21 della Costituzione, calpestato volutamente e strategicamente dai 5Stelle: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica”.

All’estero ci guardano: Le Monde parla esplicitamente di “reazione violenta” contro la stampa da parte dei 5Stelle

“E’ come se, attraverso la violenza della sua reazione nel caso Raggi, il Movimento 5 Stelle cercasse di far dimenticare le difficoltà politiche che attraversa a Roma, ma anche nell’intero Paese”, scrive oggi il quotidiano francese Le Monde, in un lungo articolo consacrato agli attacchi contro i giornalisti e più, in generale, alla figura di Luigi di Maio. Intitolato “il M5S senza risultati e scombussolato”, Le Monde elenca tutte le promesse che il Movimento non è riuscito a portare a casa, tra cui il reddito di cittadinanza, “ormai sostituito da un sussidio molto meno ambizioso” o la chiusura dell’Ilva di Taranto. Mentre il partner di coalizione del M5S, la Lega di Matteo Salvini, “appare sempre più come la forza dominante dell’alleanza, nonostante abbia la metà dei parlamentari del M5S”.

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