Fiducia al decreto Salvini passa alla Camera con 336 sì. Il discorso ipocrita e ambiguo dei 5Stelle a sostegno. La rabbia di sindacati e associazioni contro il decreto

Fiducia al decreto Salvini passa alla Camera con 336 sì. Il discorso ipocrita e ambiguo dei 5Stelle a sostegno. La rabbia di sindacati e associazioni contro il decreto

L’aula della Camera ha approvato la questione di fiducia al decreto sicurezza. I sì 336, i no 249. Se facciamo bene i conti, mancano alla maggioranza una ventina di deputati. E forse, domani, in sede di votazione del decreto potrebbero perfino calare. In ogni caso, a rendere surreale e suggestivo assieme il dibattito sulle dichiaraziono di voto ci ha pensato il Movimento 5 Stelle.

Il discorso della deputata 5Stelle Dieni, un capolavoro di ipocrisia e ambiguità politica. Ci ricorda il Paniz della “nipote di Mubarak”

Non sappiamo infatti chi sia l’estensore materiale del discorso che la deputata 5Stelle Federica Dieni ha tenuto in sede di dichiarazione di voto sul deprecabile e nefasto decreto sicurezza e immigrazione, per il quale il governo ha posto la questione di fiducia. Vorremmo saperlo perché è un vero e proprio capolavoro di ambiguità e ipocrisia politica, per la verità non unico nel suo genere, a tal punto che ricorda molto da vicino quell’indimenticabile discorso dell’avvocato Maurizio Paniz che difese Berlusconi sostenendo che davvero  Karima El Mahroug, la mitica Ruby rubacuori, fosse la “nipote del presidente egiziano Mubarak”. Cos’ha detto di tanto ambiguo e ipocrita la deputata Dieni da farci rammentare un episodio poco edificante della nostra storia parlamentare? Ecco il passaggio chiave:  “Trovo coerente il voto positivo a questo decreto dopo i miglioramenti apportati nell’esame parlamentare. Per questo votiamo convintamente e con senso di responsabilità la fiducia al governo del cambiamento: un governo che davvero difende gli interessi degli italiani”. Senza alcuno sprezzo del ridicolo, nell’Aula della Camera Federica Dieni di M5S aggiunge: “Molte di queste misure  sono necessarie e solo il Pd può associarle ad un attacco alla democrazia. Ci aiuta a avere più risposte contro la criminalità che crea disagio ed allarme sociale. Noi del M5S agiamo nell’esclusivo interesse dei cittadini”. Ora, che si possa e si debba votare la fiducia ad un governo nato da un contratto extra-parlamentare tra due leader, ci può perfino stare. Lo capiamo. Ma sostenere che il decreto sicurezza “contiene misure necessarie” per i cittadini è un vergognoso cedimento alle ragioni demagogiche, culturali, repressive della Lega, che sul tema ha basato la sua propaganda, gretta e meschina. La deputata grillina fa due gaffe enormi, politicamente: la prima, perché allora se così “convintamente” i 5Stelle votano tale orrendo decreto, non si comprendono le ragioni della questione di fiducia, dal momento che il provvedimento avrebbe dovuto essere blindato per una maggioranza che conta 352 deputati su 630; la seconda nei confronti dei suoi stessi colleghi di movimento che invece hanno espresso parecchie critiche di metodo e di merito sul provvedimento. Chissà cos’hanno pensato ascoltando la deputata Dieni. Insomma, sarebbe bastato ridurre la dichiarazione di voto dei 5Stelle in una più seria e realistica ammissione di un do ut des: “abbiamo votato questa schifezza perché ci è stata imposta dal patto Di Maio-Salvini. Noi gli diamo questa vittoria e loro ci regalano la vittoria sul disegno di legge anticorruzione. Poi, noi gli regaleremo la vittoria sull’autonomia e sulla flat tax e loro ci regaleranno la vittoria sul reddito di cittadinanza”. Così non è stato. E la deputata Dieni ha davvero raggiunto Maurizio Paniz quanto a ipocrisia e ambiguità. I deputati 5Stelle, figli dell’ideologia della fine della destra e della sinistra, si sono avvinghiati al potere, cedendo alla Lega proprio sul piano dei provvedimenti ideologici e repressivi.

In Aula alla Camera, la Lega rivendica il provvedimento. E Fiano rivela che la logica dello scambio politico-parlamentare è stata ammessa dal presidente 5Stelle della Commissione Affari Costituzionali

Non è un caso che, sempre in sede di dichiarazione di voto, la Lega abbia rivendicato questo decreto: “Oggi si porta a compimento un percorso che parte dalla chiassosa e scalmanata Lega di 30 anni fa, perché lo spirito di comunità che abbiamo in Italia e in Europa non è un regalo, ma una cosa che ci siamo costruiti col tempo. Non c’è niente di razzista nel provvedimento, chi scappa dalla guerra è nostro fratello, noi non facciamo che inserire nel modello Sprar solo chi effettivamente ha diritto a stare qui, e ci uniformiamo alle regole europee perché 180 giorni è il tempo necessario per valutare tutti i documenti di una persona”, dice Riccardo Molinari, della Lega. E aggiunge, per chiarezza e per coloro che, tra i 5Stelle, non avessero ancora capito chi davvero ha guidato la maggioranza: “Questa è una rivoluzione ed è quello che ci ha chiesto la gente con il voto del 4 marzo. La Lega voterà con rabbia e orgoglio questo provvedimento grazie al quale la nostra terra tornerà ad essere casa nostra e non terra di nessuno”. Ci si chiede come mai la deputata Dieni non abbia preso le distanze da questa rivendicazione leghista, che mette di fatto nell’angolo il M5S. O forse i pentastellati sono diventati leggisti? In realtà, che lo scambio sia pericolosamente nei patti contratti tra privati in modo extraparlamentare lo rivela Emanuele Fiano, del Pd, che nelle dichiarazioni di voto afferma: “quello che succede oggi lo ha ammesso il presidente Brescia (M5S) quando ha detto che questo provvedimento è della Lega ed è immodificabile. C’è una legge che è di un partito, non del popolo, per cui va votata senza incertezze. Questo non è che l’ennesimo tassello di un disegno pericoloso: approvazione dei referendum senza quorum su materia ampliata, cancellazione del voto segreto, Stato di Polizia nei confronti di chi sostiene anche con piccole cifre i partiti, in contravvenzione al diritto alla segretezza del voto, attacco al ruolo del Presidente della Repubblica con l’impeachment, all’indipendenza della magistratura e alla libertà di informazione”.

La manifestazione in piazza Montecitorio di sindacati e associazioni contro il decreto Salvini

Intanto, in piazza Montecitorio, un presidio dei sindacati e delle associazioni manifestava la netta contrarietà al decreto Salvini, smentendo, se mai ve ne fosse stato ancora bisogno, il triste e ipocrita discorso della deputata Dieni. “Quando l’ingiustizia diventa legge, disobbedire è un dovere”. Questo recitava lo striscione che ha infatti aperto il corteo dei movimenti, tornati in piazza a Roma per manifestare contro il decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “L’umanità non si arresta”, gridavano i manifestanti che, da piazza San Silvestro, hanno raggiunto piazza Montecitorio, dove era in corso il voto sulla fiducia. “Abbiamo portato in piazza l’opposizione al razzismo istituzionale del governo Lega-5Stelle”. Lanciate in cielo anche alcune lanterne di carta a forma di cuore. “I nostri cuori infiammati si alzano dalla piazza e volano verso Montecitorio – recitano alcuni dei messaggi postati sui social network -. La nostra disobbedienza al dl sicurezza ci scalderà i cuori oggi e sempre”.

E nel frattempo Salvini è felice…

E nel frattempo, Matteo Salvini si godeva pubblicamente la sua felicità: “Lasciatemi esprimere enorme soddisfazione, non da ministro ma da cittadino italiano, perché tra oggi e domani diventa legge il decreto sicurezza che porta tranquillità, ordine, regole e serenità nelle città italiane. E’ stato uno sforzo enorme perché finora erano stati fatti solo provvedimenti spot”. Non c’è mai limite al peggio.

Share