Conte non la dice tutta. Di decimali si è discusso. Salvini ora si crede Gesù e attacca la Ue. Prodi: “Insistere sul 2,4%, una provocazione”. Landini (Cgil), “a rischio la tenuta sociale e la democrazia”. Bunetta: Conte si dimetta

Conte non la dice tutta. Di decimali si è discusso. Salvini ora si crede Gesù e attacca la Ue. Prodi: “Insistere sul 2,4%, una provocazione”. Landini (Cgil), “a rischio la tenuta sociale e la democrazia”. Bunetta: Conte si dimetta

Tutti, o quasi, i capi di governo che hanno partecipato a Bruxelles al Consiglio straordinario europeo approvando la Brexit, hanno incontrato Giuseppe Conte per un saluto e un augurio per un  esito  positivo del negoziato in corso con la Ue. Anche curiosità per quanto il presidente del Consiglio italiano  e il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, si erano detti nel corso della cena di sabato cui hanno partecipato anche il ministro del Tesoro,Tria e per la Ue, i Commissari Moscovici e Dombrovskis. Incontrando i giornalisti Conte ha detto: “C’è stata occasione di scambiare delle opinioni con gli altri leader europei” sulla manovra finanziaria italiana, “a cominciare dalla cancelliera tedesca Angela Merckel e dal presidente francese Emmanuel Macron; il clima si conferma buono, di
fiducia reciproca, confidiamo di poter completare questo percorso con reciproca soddisfazione”. A chi gli chiedeva cosa significasse “reciproca soddisfazione” ha risposto: “Vedremo, lo scopriremo alla fine”. Alla richiesta se da parte di Juncker sia stato posto il problema di abbassare il deficit italiano ha dato una risposta generica: “Noi ragioniamo sempre sulle riforme, su quello che occorre per realizzare le promesse che abbiamo fatto”. Di fatto ha negato come aveva già fatto dopo la cena offerta da Juncker che sia stato affrontato l’argomento deficit. Ha poi annunciato che aveva convocato  un vertice con Salvini e Di Maio in serata, al ritorno da Bruxelles oppure lunedì mattina.

Le domande di Juncker sono rimaste senza risposta

Questo dei “decimali” è diventato argomento di fondo sul quale si sono esercitati i giornalisti. Alcuni inviati a Bruxelles per esempio hanno raccontato che del deficit si è discusso e che Juncker non si è fatto pregare. Per esempio Repubblica, in un servizio addirittura a doppia firma, Tommaso Ciriaco e Alberto D’Argenio, racconta che prima di cenare al tredicesimo piano del Berlaymont, il presidente della Commissione Ue, dopo aver dato uno sguardo alle 40 pagine che illustrano la manovra ha posto a Conte e Tria una domanda: “Siete pronti ad abbassare il deficit sotto il 2,4?”. La risposta non c’è stata. Scrivono i due inviati che la “risposta non poteva esserci. Non sono autorizzati da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio”. Poi il lungo articolo prosegue addirittura con dei virgolettati riferiti alla conversazione che si è svolta nel corso dell’incontro prima della cena. Chiamato in causa, Salvini ha subito cavalcato la tigre, impersonata dal deficit di bilancio. Ed ha annunciato quella che alcuni cronisti hanno subito rilanciato come una apertura del capo della Lega. Dice il vicepremier e ministro dell’Interno: “Il 2,4% del rapporto deficit Pil non è intoccabile”. Questo è il messaggio che sembra mandare Salvini con le sue considerazioni sulla manovra. In un’intervista ad AdnKronos dice: “Penso nessuno sia attaccato a quello, se c’è una manovra che fa crescere il Paese può essere il 2,2, il 2.6… non è problema di decimali, è un problema di serietà e concretezza”. Il trucco c’è e si vede. Perché la manovra di cui parla Salvini e che è stata illustrata a Juncker ha bisogno  di quel 2,4%.

Salvini dimentica il Def. Non si parte da zero

Prosegue Salvini attaccando la Commissione Ue. “ll Parlamento è sovrano, dice, c’è una manovra che viene giudicata e bocciata ancor prima che il Parlamento l’approvi. Siccome siamo una repubblica parlamentare, se il Parlamento apporterà modifiche, miglioramenti, cambiamenti, su quello nessuno potrà dir nulla. Sarebbe auspicabile che, prima di promuovere o bocciare, si aspettasse la manovra come il Parlamento, che rappresenta gli italiani, l’approverà, e so che in Parlamento ci sono tante proposte, emendamenti, suggerimenti. Mi auguro che da Bruxelles non arrivi nessuna scelta prima che il Parlamento approvi la manovra”.  E strilla: “Io voglio che gli italiani tornino a vivere”. Ora si crede un nuovo Gesù, come quello che ordinò a Lazzaro “alzati e cammina”. Invece è protagonista di gaffe a ripetizione. Nel merito della manovra dimentica che il percorso per definire il Bilancio non comincia ora ma a settembre con il Def, l’aggiustamento del documento di Economia e Finanza, approvato anche da lui, inviato a Bruxelles, poi lettera della Ue, risposta del governo, impegno a contenere il deficit preso dallo stesso ministro Tria, noto a Conte, Salvini e Di Maio..

Era possibile raggiungere un accordo su un deficit di compromesso al 2%

Su questa storia della possibile intesa su un 2%, quasi si giocasse al lotto interviene Romano Prodi, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione Ue. Non ha dubbi che per il governo M5S-Lega era possibile raggiungere un accordo con la Ue su di un livello di deficit di compromesso al 2%. Ma insistere sul 2,4% “è stato evidentemente una provocazione”, dice, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione di Rai3 In mezz’ora in più. Prodi ha sottolineato una situazione molto singolare di “estremo interesse politico”. Da un lato, dice, “il governo resta molto popolare nei sondaggi mentre i cittadini non comprano più i suoi titoli pubblici. C’era tranquillamente – ha detto Prodi – la possibilità d’intesa a metà strada sul 2%, che andava bene anche all’Italia. Il 2,4% è stato evidentemente una provocazione, soprattutto perché accompagnata da previsioni non realistiche sullo sviluppo futuro, con una politica di spesa che non produrrà crescita perché è più su problemi di distribuzione che non su problemi d’investimento”. Chiede Annunziata se il governo italiano è ancora in tempo per aggiustare il tiro. “Si doveva, e secondo me – risponde Prodi – siamo ancora in tempo per fare un progetto d’investimento per lo sviluppo economico futuro”.  “Quando dico con un minimo di saggezza saremmo ancora a tempo, presumo che non possa essere considerata saggezza dire noi non cambiamo una virgola, perché questa è provocazione non è saggezza”. Poi sul fatto che i cittadini non comprano i titoli di stato afferma che si tratta di “una cosa di un interesse politico estremo, perché di solito queste decisioni inconsce precedono dei cambiamenti della coscienza politica, vedremo”.

Cgil. I lavoratori sono pronti alla mobilitazione. Già iniziative in campo

Sempre nel corso delle interviste domenicali di Lucia Annunziata, Landini, segretario confederale della Cgil, candidato alla segretaria generale, afferma che il movimento sindacale “chiede e sfida questo governo a fare dei cambiamenti veri”. Il governo “ha scelto una strada pericolosa” di dialogo con “quelli che li hanno eletti ma tutto il resto salta, addirittura anche il ruolo del Parlamento” e “quando si sottrae dalle questioni sociali viene messa a rischio la tenuta sociale e la democrazia di un paese”. “Noi abbiamo proposte serie da mettere in campo per cambiare il quadro – ha proseguito Landini – stiamo facendo una discussione molto ampia con i lavoratori e le lavoratrici per arrivare a un momento di mobilitazione che non escludiamo, perché ci sono già delle iniziative in campo. Ci sono già diverse categorie che hanno presentato piattaforme per i contratti e che sono pronte alla mobilitazione. Vogliamo costruire questo percorso e lo stiamo facendo nei luoghi di lavoro. Questo bisogno qui c’è ed è grande”. Certo, “c’è anche bisogno di un cambiamento del sindacato” ed ha poi sottolineato la necessità di “ricostruire l’unità sindacale”.

Speranza (Leu). A pagare: famiglie, lavoratori, imprese. Brunetta (Fi), il governo gioca col fuoco  

Dal fronte politico Speranza (Leu) sottolinea che ”il governo sta giocando con il fuoco. A pagare saranno famiglie, lavoratori e imprese. O si spostano risorse ingenti su investimenti strategici oppure i problemi degli italiani si aggraveranno”. Dal canto suo Renato Brunetta, deputato e responsabile politica  economica di Forza Italia porta un duro attacco al premier Conte. Parla di una  sua “assoluta irrilevanza decisionale. Quanto in Italia tanto in Europa, infatti, tutti sanno che le decisioni sulla politica economica del nostro Paese sono di competenza esclusiva dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i quali, come hanno dichiarato anche ieri, non hanno alcuna intenzione di rivedere la Legge di Bilancio come chiesto dall’Europa, nell’ultimo tentativo di evitare in extremis l’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo, che, a questo punto, è ormai scontata. Inutile il dialogo con Bruxelles. Inutili i sorrisi di circostanza e le dichiarazioni di voler proseguire con il dialogo con Bruxelles, quando la posizione del presidente del Consiglio Conte non è supportata dai due azionisti di maggioranza del suo stesso governo”. Vista la situazione – conclude Brunetta – per evitare di continuare ad apparire come un premier senza poteri, sarebbe più dignitoso che rassegnasse le dimissioni e lasciasse la responsabilità del disastro al quale l’Italia sta andando incontro e la presenza a questi incontri nelle mani direttamente di Lega e Movimento Cinque Stelle”.

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