Bilancio. Vertice notturno per la risposta alla Ue. Non è solo questione di decimali e tanto meno di qualche trucco cui pensano i gialloverdi. Bruxelles: la sostanza della manovra va cambiata. Le preoccupazioni di Draghi

Bilancio. Vertice notturno per la risposta alla Ue. Non è solo questione di decimali e tanto meno di qualche trucco cui pensano i gialloverdi.  Bruxelles: la sostanza della manovra va cambiata. Le preoccupazioni di Draghi

Ennesimo vertice in notturna. Inutile,  Inconcludente e perfino farsesco. Conte, Salvini, Di Maio, Tria, forse qualche altro ministro, studiano come aggirare gli ostacoli posti dalla Commissione Ue ad una manovra di Bilancio che, a dir poco, è dissennata, un disastro annunciato per il nostro paese, con possibili riflessi molto gravi per la sorte dell’intera area euro che, dice il governatore della Banca centrale europea, “può essere esposta a rischi che originano da politiche domestiche insostenibili che portano a debiti troppo alti, vulnerabilità del settore finanziario e mancanza di competitività”. Non ci vuole molto a  capire che Draghi quando parla di “politiche domestiche” fa riferimento all’Italia.

Una nota congiunta a fine vertice conferma  che la questione dei decimali che si potevano ritoccare era solo un bluff per prendere tempo e cercare di confondere le acque. “Non è una questione di decimali, obiettivo del governo è rilanciare crescita e sviluppo. Confermati gli obiettivi già fissati, in particolare su pensioni, reddito di cittadinanza e tutela del risparmio.”

Camusso e Furlan: il governo non ha mai sentito i sindacati. Pronti alla mobilitazione

Le preoccupazioni, le critiche alla manovra di Bilancio che vengono da una autorità autorevole come Draghi trovano piena conferma in una serie di  dichiarazioni da parte di esponenti dei sindacati come Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, che richiamano le iniziative di mobilitazione cui sono pronti i lavoratori e condannano il fatto che il governo non abbia sentito il bisogno di consultare le grandi organizzazioni confederali. Furlan sottolinea che Conte è l’unico premier a non aver mai consultato i sindacati.

Confindustria: manovra debole sulla crescita. Cottarelli, rischio recessione

Esponenti della Confindustria, a partire dal suo presidente, Vincenzo Boccia, parlano di “manovra debole sulla crescita al di là dei saldi di bilancio”. Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, lancia un grido di allarme: “Lo spread Btp-Bund potrebbe diminuire gradualmente ma il vero problema è che la manovra economica espone il Paese a shock esterni, che potrebbero portare a una recessione molto grave”.  Già, lo spread. Che sia un valido termometro che misura la temperatura del nostro Paese ne è prova che il solo fatto di aver detto da parte degli esponenti del governo di essere disposti a “rivedere qualche decimale”, lo 0,2% ha bloccato, certo temporaneamente, il differenziale  fra i nostri Btp e i Bund tedeschi fermandosi a quota 290. Ma, dicono gli esperti, è solo un fatto temporaneo, i mercati attendono di vedere se il governo gialloverde rivede o meno la manovra e non solo qualche decimale.

Fassina, Speranza, Delrio, centrale la questione degli investimenti pubblici

E ai contenuti complessivi della manovra, la necessità che cambi radicalmente il segno, ponendo come centrale la questione degli investimenti  pubblici produttivi  si richiamano le prese di posizione di Stefano Fassina, deputato di Leu, Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Mdp, deputato di Liberi e Uguali il quale in particolare afferma: “La verità è che il problema non è lo sforamento del 2,4% ma la qualità della spesa. O il governo sposta ingenti risorse sugli investimenti strategici per il Paese, dal riassetto del dissesto idrogeologico che ogni giorno miete qualche vittima, alla sanità pubblica e alla scuola pubblica, per arrivare alle opere che servirebbero per migliorare la rete infrastrutturale, oppure sarà difficile uscire dal vicolo cieco in cui si è cacciata l’Italia”. Graziano Delrio, presidente dei deputati Pd, afferma: “Il governo non provi a coprire il proprio fallimento con nuove bugie e giochi di parole: non è questione di ‘numerini’. Basta con le chiacchiere, i ‘tiriamo diritto’ e i ‘me ne frego’ che hanno portato l’Italia a perdere 7 miliardi in termini reali con l’aumento dello spread. Diano finalmente prova di responsabilità e gettino via una manovra fatta di assistenzialismo, condoni e tagli alla spesa sociale che causa solo impoverimento, ingiustizia e sfiducia. La strada per la crescita equa passa per la difesa del lavoro e l’aumento dei salari e la creazione di nuova occupazione attraverso misure come gli incentivi alle imprese e lo sblocco degli investimenti”.

Brunetta. Inutile  e impossibile la riduzione di 2 decimali

Renato Brunetta, deputato responsabile economia di Forza Italia,  richiama quanto comparso sulla stampa secondo la quale Lega e Movimento Cinque stelle sarebbero disposti a fare delle concessioni “minori” sulla legge di Bilancio pari ad una riduzione di circa 2 decimali nel rapporto deficit/Pil, preservando l’impianto complessivo della manovra. “Oltre che inutile – prosegue Brunetta – questa modifica non è ovviamente possibile dal punto di vista finanziario”. Insostenibile dal punto di vista finanziario, dice Brunetta, e da qui bisogna partire a proposito dei “decimali” sui quali  Conte, con il consenso di Salvini e Di Maio, Tria ovviamente non solleva eccezioni, pensa di evitare la procedura di infrazione e di rispondere  così a quanto chiede all’Italia la Commissione Ue con il consenso di 18 paesi, il numero 19 siamo noi. Rivedere la manovra nei fondamentali, che passano, certo, per i numeri, il rapporto deficit-Pil, ma entrano nel merito della sostanza di una manovra che non affronta i problemi di fondo della situazione economica del nostro Paese.

Il trucco: spostare l’entrata in vigore di quota 100 e del reddito di cittadinanza

In realtà chi oggi governa questo Paese pensa ad un trucco. Si accetta di  passare dal 2,4 al 2,2, o anche al 2% nel rapporto deficit-Pil. Ma non cambia la sostanza della manovra. Si tratta di spostare di qualche mese, (aprile? ndr) l’avvio delle due “riforme”, “deforme” le chiamano gli esperti, che riguardano il reddito di cittadinanza e la  “quota cento” per le pensioni, l’uno “gestito” da Di Maio, l’altro da Salvini che si controllano a vicenda.  Di Maio, bontà sua, dice che bisogna pensare anche ai rimborsi per chi è rimasto danneggiato dalle banche. In questo modo si potrebbero recuperare circa tre miliardi. Per quota cento  si tratta anche di ridurre la platea dei possibili pensionandi e per il reddito di cittadinanza si pensa di farlo gestire direttamente dalle imprese in modo da contenere al massimo il numero di coloro che potrebbero essere interessati ad accedere a questa misura.

Ma davvero Conte e soci  ignorano i costi reali della manovra?

Ma davvero pensano che questi trucchi siano ignoti ai Commissari?  Davvero costoro, quelli che governano il nostro paese non meritano neppure l’appellativo di dilettanti allo sbaraglio. Peggio sembrano coloro che giocano a carta vince, carta perde, vincono solo loro. L’ultima dichiarazione di Conte, prima del vertice, merita di essere riportata integralmente. Scrivono  le agenzie di stampa che  il premier è sulla stessa linea di Di Maio e Salvini, Tria fa da comparsa: “In termini tecnici passare dal 2,4% al 2,2% – dice Conte – significa parlare di 3 miliardi, noi però stiamo realizzando una manovra che punta a fare le riforme. Oggi io non parlo di decimali, ne parlerò quando avrò le relazioni tecniche e l’impatto economico preciso, al centesimo, dopo di che valuteremo”. Che significano le relazioni tecniche? Che Conte e soci ignorano i costi reali della manovra.

La Commissione Ue attende la revisione del documento bocciato

Hanno costruito sulla sabbia una manovra di cui loro stessi in effetti non hanno una idea precisa dei costi. Oppure ce l’hanno talmente che stanno giocando una partita pericolosa. Perché da Bruxelles fanno sapere che “aspettano le carte”, una “revisione” al documento che la Commissione con il consenso di 18 dei 19 paesi che ne fanno parte, il numero 19 è l’Italia, ha bocciato. “Il dialogo continua a tutti i livelli”, dicono i collaboratori dell’entourage del presidente della Commissione, ma da Roma deve arrivare qualcosa di scritto per fermare la macchina che a Bruxelles, dicono, “si è messa decisamente in moto mercoledì scorso, quando la Commissione ha confermato la bocciatura del documento italiano ritenendo ‘giustificata’ l’apertura di una procedura per deficit eccessivo basato sul debito”.  Certamente qualcosa di più di uno 0,2.

Fino ad oggi tutti gli Stati Ue col “pollice verso” sul caso Italia

Sempre a Bruxelles fanno presente che fino ad oggi tutti gli Stati dell’Unione sono schierati col “pollice verso” sul caso Italia, a partire dall’Austria, poi Olanda, Ungheria, governata dall’amico di Salvini, Viktor Orban. Nel calendario Ue è previsto che il 5 dicembre il comitato economico e finanziario dell’Ecofin – il consiglio dei ministri del Tesoro degli Stati membri – dovrà esprimersi sulle indicazioni della Commissione, ma  “il caso Italia”  sarà discusso in una riunione  convocata per giovedì 29 novembre, in vista dell’Eurogruppo e dell’Ecofin che si riuniranno lunedì e martedì della prossima settimana. Questo comitato è composto dai direttori del Tesoro degli Stati membri e dovrà dire se la procedura di infrazione ai sensi dell’articolo 126 del trattato sul Funzionamento dell’Ue, ipotizzata nel rapporto redatto dalla Commissione, è giustificata contro l’Italia oppure no. Dipende da Roma, da quanto stasera deciderà il vertice e poi domani il Consiglio dei ministri. A meno che da Roma arrivino consistenti novità, giovedì il Comitato Economico e Finanziario dirà di sì alla procedura di infrazione per debito eccessivo che verrebbe aperta alla riunione dell’Ecofin prevista per il 22 gennaio. Il vertice a Palazzo Chigi?  Per intorbidire le acque. Ora la palla passa al Consiglio dei ministri. Ma sicuramente andrà in fallo.

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