Bilancio. Povero Tria, smentito da se stesso e dall’Europa. I conti non tornano, più vicina procedura d’infrazione. E accusa Bruxelles: “Analisi non attenta e parziale, defaillance tecnica”. Quei numeri li aveva dati lui. Camusso: “manovra non delinea futuro”

Bilancio. Povero Tria, smentito da se stesso e dall’Europa. I conti non tornano, più vicina procedura d’infrazione. E accusa Bruxelles: “Analisi non attenta e parziale, defaillance tecnica”. Quei numeri li aveva dati lui. Camusso: “manovra non delinea futuro”

Comprendiamo che Giovanni Tria ministro dell’Economia cerchi di salvare se stesso, la sua immagine, a fronte della situazione sempre più fallimentare della politica economica del governo gialloverde. Chiamato alla resa dei conti dalla Commissione della Ue in attesa della risposta, la “letterina” richiesta al governo italiano, che entro il 13 deve arrivare  a Bruxelles indicando gli “ aggiustamenti” alla manovra, richiesti praticamente da tutti i 18 paesi dell’Eurogruppo, non trova di meglio che attaccare. Risponde  attaccando, ma spara a salve e peggiora la situazione. Perché è lui il vero responsabile, visto che il premier Conte di economia non sembra conoscere molto, Salvini e Di Maio, ancora meno di lui. Da Tria arriva una replica stizzita, una accusa bruciante, quasi vi fosse un complotto in atto contro Italia. “Analisi – accusa Tria –non attenta e parziale, defaillance tecnica”. Si dà il caso che i numeri richiamati dal Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, dal presidente della Commissione  Ue, Jean-Claude Juncker, non fanno altro che ricalcare quelli che lo stesso Tria voleva evitare tanto che aveva pattuito con i commissari  un accordo che  aveva come fondamento il deficit all’1,6%. Invece, sotto la spinta sia di Salvini che di Di Maio, per tener fede alle promesse elettorali, reddito di cittadinanza l’uno, quota cento l’altro, fatti i conti e inviata la manovra a Bruxelles, risultava che il deficit sarebbe salito al 2,9% del Pil con il debito fermo al 131% invece di calare. Previsioni che ci avvicinano alla procedura di infrazione. Se la manovra non cambierà, il debito/Pil non calerà dati i conti deteriorati. Per quanto riguarda la crescita siamo il fanalino di coda in Europa, soltanto +1,1% nel 2019 (contro il +1,5% stimato dal governo).

L’Europa non crede ai conti italiani. Calcoli fasulli di fonte governativa

Appena le agenzie di stampa hanno reso noti gli interventi di Moscovici e Juncker  è stato un accumulo di numeri che smentiscono calcoli, questi sì fasulli, di fonte governativa. E lo spread è risalito a quota 295. Anche la riduzione della disoccupazione è un dato drogato. Perché si tratta di lavoro precario. Un dato comune emerge: l’Europa non crede ai conti italiani, il nostro Paese è totalmente isolato. Anche gli amici di Salvini, la peggiore destra  europea, lepenisti, razzisti, non gli danno alcun conforto. Vediamo alcuni dati che mettono a nudo le menzogne colorate di giallo e di verde. Il deficit dell’Italia è previsto al 2,9% nel 2019 – mentre la stima del Governo italiano è al 2,4% – per poi salire al 3,1% nel 2020 – contro il 2,1% indicato nella Nota al documento di Economia e finanza. Il debito pubblico dell’Italia, nelle previsioni Ue, rimarrà stabile attorno al 131% del Pil tra il 2018 e il 2020. Il debito è stimato al 131,1% del Pil nel 2018, al 131% nel 2019 e al 131,1% nel 2020. Nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza il Governo italiano aveva stimato un debito al 130% del Pil nel 2018, al 128,1% nel 2019 e al 126,7% nel 2020. C’è quindi una differenza di 5 punti fra le stime Ue e quelle italiane nel 2020. Da tener presente la clausola di salvaguardia, l’aumento dell’Iva, vista la “sistematica sterilizzazione”. Ma anche per l’Iva ci sono preoccupazioni e se la “sistematicità” fosse saltata sarebbero guai grossi.

Eurogruppo ed Ecofin fanno le pulci all’Italia isolata nella Ue

Il ministro Tria, come abbiano detto, non trova di meglio  che dissotterrare l’ascia di guerra nei confronti della Ue, forse non avendo ancora digerito quanto accaduto a Bruxelles, prima Eurogruppo, poi Ecofin dove malgrado le strette di mano e sorrisi, quasi di compassione, è stato accolto in modo gelido. Ha capito che l’Italia è sotto accusa, per i guai che potrebbero capitare ai paesi della Ue, in mondo sempre più diviso, dalla Russia alla Cina, se l’Italia si isola e il peso che la barca dovrebbe sopportare potrebbe creare gravi danni alla intera flotta. Capiamo le difficoltà di Tria di dover operare a fianco di personaggi come Salvini e di Maio, i quali non intendono altre ragioni che hanno firmato un “contratto”, e non un programma di governo perché non ne sono capaci. E se muore l’uno, muore l’altro. Tria è come una navicella che naviga in mare tempestoso. Di fatto è obbligato a fare la voce grossa. Ma non capisce, o lo capisce troppo bene, che la compagnia dei due vicepremier, lasciamo stare Conte, il tenutario della famiglia gialloverde, è molto pericolosa. Ne  va della sua dignità, della sua professionalità. Leggiamo la dichiarazione di Tria. Parla di “netto contrasto con le cifre” perché “derivano da un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia. Ci dispiace constatare questa défaillance tecnica della Commissione, che non influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano. Rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare”. Già, il dialogo. Proprio quel 2,4 è l’ostacolo principale. Tria sa perfettamente, non a caso lui si era impegnato con Bruxelles per l’1,6, poi era arrivato al 2%, che i conti stanno dalla parte di Bruxelles.

Moscovici. Dall’Italia aspettiamo un nuovo documento sul Bilancio

Moscovici afferma che “Le nostre previsioni sul deficit italiano differiscono da quelle di Roma. Proprio le differenti vedute sulla crescita e sulle spese per interessi legate al caro-spread generano a caduta tutte le divergenze di previsioni sugli altri saldi della finanza pubblica”. E precisa che “le previsioni potrebbero cambiare, se dall’Italia ci manderanno un nuovo progetto di Bilancio, come abbiamo richiesto, nei prossimi giorni”. Ancora: “non vedo come sia possibile incontrarsi a metà strada. Spero che con l’Italia ci sarà un avvicinamento”. Poi una stoccata, una risposta ai volgari attacchi alla Commissione e ai commissari, i “burocrati” li chiama Salvini.  “Qualità del lavoro e imparzialità della Commissione Ue non si possono mettere in causa”.

Notizie certo non positive arrivano anche dal Fondo monetario internazionale, che conferma stime di crescita allo 0,9% nel 2020, parla di possibile contagio da stress futuri alle economie europee con fondamentali più deboli. Poi una esortazione al governo italiano perché dia “urgente priorità a misure che riducano i deficit fiscali e abbassino il debito”.

Camusso, senza un’idea per il futuro del paese

“Servono scelte che creano lavoro e che determinano il quadro di investimenti, dando a loro volta prospettiva. Come stiamo ribadendo con Cisl e Uil, questa Manovra non delinea un futuro, non dice dove si vuole portare questo paese”, ha detto la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, conversando con i cronisti a Bolzano. Secondo Camusso, “basta vedere il blocco di investimenti, un’idea che priva l’Italia di infrastrutture fondamentali, soprattutto quelle che collegano il nord e il sud del nostro paese, ma anche quelle che ci collegano con l’Europa”, come il tunnel del Brennero. “Sono bloccate – ha proseguito – la Napoli-Bari e la 106, ma anche la Tav e la Tap. Il blocco dei lavori ha ripercussioni dirette sui posti di lavoro e sugli operai che erano già impegnati nei cantieri”. Infine, per Camusso, “non c’è nessuna idea di infrastrutture, materiali ma anche sociali. Lo stesso vale per la formazione, l’istruzione e la salute. Si tratta di una Manovra pensata sul breve periodo, senza un’idea per il futuro del paese”, ha concluso Camusso.

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