Bilancio. I gialloverdi hanno avviato l’Italia sulla strada del disastro. La Ue: Roma supera Atene per inadempienza grave. Manovra correttiva da 20 miliardi subito, forse addirittura 60. I tempi di attuazione

Bilancio. I gialloverdi hanno avviato l’Italia sulla strada del disastro. La Ue: Roma supera Atene per inadempienza grave. Manovra correttiva da 20 miliardi subito, forse addirittura 60. I tempi di attuazione

Hanno avviato l’Italia sulla strada del disastro. Il pupazzo, perché così  i governanti, si fa per dire, in gialloverde considerano l’Italia, da manovrare come meglio credevano si è inceppato. Fino all’ultimo hanno sfidato, sbeffeggiato, deriso, l’Unione europea, l’Eurogruppo, gli Juncker, i Moscovici, i Dombrovskis, i Centeno, i “burocrati” della Ue. Hanno fatto l’occhiolino ai nazionalisti, sovranisti, razzisti, xenofobi tipo Orban, il capo dell’Ungheria, il quale ha fatto sapere che lui “le regole Ue le rispetta”, e non vuole essere coinvolto nelle trame di Salvini che in modo ormai scoperto punta a diventare il presidente della Commissione in una alleanza di destra. Ma anche la Le Pen sembra non dargli  molto ascolto.

Nell’attesa che da Bruxelles arrivi la “letterina” si spacca la maggioranza

Vediamo lo scenario che si presenta nell’attesa che arrivi la “letterina da Bruxelles”  di cui si conoscono però le linee generali, tanto che nella tarda serata di martedì si vedono  presidente del Consiglio e alcune ministri. Alla Camera  una sonora scoppola, si spacca la maggioranza su un emendamento che cancella il peculato, un salvagente per alcuni leghisti. Battuto il governo, pentastellati in affanno, da Bruxelles arriva la notizia che, di fatto, si va verso l’apertura della procedura di infrazione. Si legge sui resoconti delle agenzie di stampa che  i Commissari  hanno richiamato le sanzioni contro la Grecia, annunciando che  quelle previste per l’Italia sarebbero state ancora più gravi stante la dimensione del debito in  tricolore.  Lo spread  che prende il volo, si placherà, in parte, all’annuncio oggi delle misure decise dalla Commissione. Il presidente del Consiglio, Conte, Salvini, Di Maio, il sempre più isolato e silenzioso Tria, il ministro del Tesoro che ha tenuto i rapporti con Bruxelles,  non hanno che dire e che fare.

Geniale Giorgetti, vietiamo  vendite titoli in Borsa allo scoperto. Consob: non se ne parla

Silenti i ministri come Savona, l’economista per eccellenza, keynesiano a suo dire ma  forse dovrebbe rileggerlo, tutti preoccupati, chiedono consiglio al sottosegretario  Giorgetti, altro economista, si dice, che coabita con Conte, addirittura sottosegretario a Palazzo Chigi. E lui, imperterrito, offre, scherziamo, la sua esperienza e la sua conoscenza: “Adottiamo  un  provvedimento del governo per vietare le vendite allo scoperto dei titoli in Borsa. Sarebbe questo l’antidoto da preparare per evitare speculazioni, spread  che sale sempre più su”. I gialloverdi se ne vanno a letto tranquillizzati. Solo qualcuno fa notare che  per quanto riguarda i titoli si tratta non di quelli di Stato. Ovviamente. E così la pattuglia governativa attende. Si pensa che la Commissione Ue invii la lettera dopo la chiusura delle Borse ma, dal momento che ormai le agenzie, con un giorno di anticipo, hanno dato le notizie essenziali fino nei minimi particolari, meglio era ufficializzare la decisione della Ue, 18 paesi su 19 dell’Eurogruppo sono consenziente con le  sanzioni previste dalla Commissione  per l’Italia, il diciannovesimo paese, appunto che si avvia verso la procedura di infrazione. Da segnalare che lo spread per quanto riguarda l’Italia si mantiene in calo. Il differenziale Btp/Bund scende di una dozzina di punti base a quota 312 con il rendimento del titolo decennale italiano appena sotto il 3,5%.  Per quanto riguarda la ventilata possibilità di proibire le vendite allo scoperto dei titoli bancari la presidente vicaria della Consob, Anna Genovese, affermava che “non è una questione all’attenzione della Consob”.  Intanto non sono incoraggianti i dati arrivati dal collocamento del Btp Italia, il titolo a quattro anni indicizzato all’inflazione, che nei primi due giorni ha registrato soltanto poco più di 722 milioni di euro a cui fino ad ora se ne sono aggiunti appena 76 nel terzo e ultimo giorno dedicato agli investitori retail. Non solo: vietare le vendite allo scoperto sarebbe  una ammissione di gravi difficoltà in cui si trova l’Italia, una sconfessione per il governo. Giorgetti, l’uomo pensante, non ci ha pensato.

Dal governo solo sberleffi e improperi contro i Commissari Ue

Allora che fare? Dal governo, per ora, come riferiamo in altra parte del giornale, arrivano solo sberleffi e improperi contro la Ue, presi di mira  i commissari, gonfia il petto Salvini, una imitazione della buonanima che diceva “ci penso io”. I ministri pensano solo a salvare  quello che hanno promesso, reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni. Forse, nella loro ignoranza e incompetenza, oppure ci fanno, pensano che tutto sia come prima, ognuno porta a casa quanto promesso, un tanto ai pentastellati, un tanto ai leghisti. E giù botte ai Commissari che in conferenza stampa riassumono le decisioni prese. Moscovici a fronte dei primi commenti a caldo che arrivano a Bruxelles da Roma, raccontano le agenzie di stampa, allarga le braccia. Più i toni da parte dei gialloverdi sono accesi più si può accelerare la messa in atto delle decisioni prese. Ci possono essere, tanto per fare un esempio, due settimane di tempo a disposizione del Comitato Economico e Finanziario dell’Ecofin per dare un parere sulla procedura di infrazione per debito eccessivo, che in quanto eccessivo non si può ridurre automaticamente. Domani o al massimo lunedì i direttori del Tesoro dei paesi della zona euro potrebbero rinviare la decisione anche se sarà un sì.

Entro due settimane la risposta degli Stati membri alla Commissione

Dice Moscovici: “Spetta agli Stati membri presentare una risposta entro due settimane  se fossero d’accordo con la Commissione, cosa che sarebbe logica, allora la Commissione lavorerà ad una procedura per deficit eccessivo nonché a una nuova raccomandazione per l’Italia, affinché vengano corretti il deficit e la traiettoria del debito”. Se così avviene spetta all’Ecofin, il consiglio dei ministri economici dell’Ue, esprimersi entro il primo febbraio. La riunione del 22 gennaio vedrebbe l’apertura formale della procedura contro Roma. Da quel momento in poi, Commissione e Consiglio possono chiedere a Roma un aggiustamento del bilancio: possono farlo nel giro di tre mesi oppure sei. Ma per l’Italia si indicherebbe il percorso più breve: una manovra correttiva da 20 miliardi l’anno prossimo, ma potrebbero essere anche 60 miliardi di euro. In Commissione non si pronunciano, l’Ecofin potrebbe decidere anche prima. Da tener di conto che a maggio vi sono le elezioni europee, quelle in cui Salvini punta a prendere il posto di Juncker sostenuto dalle peggiori destre, lasciando a piedi i Cinquestelle. Proprio i toni, arroganti, di cui fanno sfoggio a Roma potrebbero accelerare  l’operazione europea, addirittura entro la fine dell’anno.

Ora Conte, a decisioni ormai prese, ha chiesto un incontro  con Juncker

Insomma i tempi dovrebbero correre veloci. Anche se il presidente del Consiglio, Conte, quando i buoi sono scappati dalla stalla, ha chiesto un incontro a Juncker, si vedranno a cena, ma le decisioni della Ue sono ormai prese. Non si attende neppure l’iter della manovra in Parlamento. “Possono arrivare correzioni minime – si afferma a Bruxelles – che non cambiano i saldi finali”. Moscovici  fa notare di aver incontrato Tria “più di quanto possa ricordare” e altrettanto ha fatto Dombrovkis. “Io – prosegue – sono stato due giorni a Roma il mese scorso, ma purtroppo le nostre domande, i nostri dubbi sulla crescita e sulle proiezioni del debito italiano permangono: non abbiamo ricevuto alcuna risposta”. E via con le domande: “Da dove proviene questa crescita aggiuntiva? Le previsioni autunnali della Commissione spiegano i nostri dubbi. Chi pagherà il costo della maggiore spesa? Questo bilancio presenta rischi per l’economia italiana, le aziende, i risparmiatori e i contribuenti. Oggi la Commissione europea si sta prendendo le responsabilità legali e politiche nell’interesse dell’Italia e della zona euro per le dimensioni del debito pubblico italiano: noi vediamo questo declino nei prossimi anni e questa resta la nostra maggiore preoccupazione. L’Italia non sta rispettando il criterio del debito ed è giustificata una procedura per deficit eccessiva basata sul debito…”.

Il debito è previsto rimanere a circa il 131% nei prossimi due anni

Di rimbalzo Dombrovskis: Roma “supera Atene conquistando l’ultimo posto in classifica per inadempienza grave”. “Il debito italiano è previsto rimanere a circa il 131% nei prossimi due anni.  Si tratta di un indebitamento medio di 37mila euro e di mille euro per ogni singolo abitante all’anno. Non crediamo che questo possa contribuire alla stabilità economica, anzi può determinare un’austerità aggravata e il rischio di scivolare nella instabilità. Spero che questo rischio venga evitato, perché, in fin dei conti, quello che è in gioco sono il benessere e la prosperità futura del popolo italiano. Il nostro lavoro è di segnalare i rischi… prima che sia troppo tardi”.

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