Bernardo Bertolucci si è spento a 77 anni. Camera ardente martedì in Campidoglio. Il suo cinema è la poetica del disvelamento delle ipocrisie umane

Bernardo Bertolucci si è spento a 77 anni. Camera ardente martedì in Campidoglio. Il suo cinema è la poetica del disvelamento delle ipocrisie umane

Bernardo Bertolucci si è spento a casa sua in via della Lungara, nel rione di Trastevere a Roma, a seguito di una crisi respiratoria. Aveva 77 anni. La camera ardente per salutare Bernardo Bertolucci sarà domani martedì 27 novembre, dalle ore 10 alle 19, in Campidoglio, Sala della Protomoteca. La famiglia di Bertolucci, si legge in una nota, ringrazia il Comune di Roma per la disponibilità. In data da definire seguirà una cerimonia di commemorazione aperta al pubblico.

Il cinema italiano e mondiale perde uno dei suoi massimi protagonisti, Bernardo Bertolucci, il poeta che si fece regista e che segnò il ’68 e poi fu protagonista della stagione successiva del cinema italiano. Nato a Parma il 16 marzo 1941, figlio del grande poeta Attilio Bertolucci, amico di Pier Paolo Pasolini, Moravia, Elsa Morante, Enzo Siciliano, Dacia Maraini, a vent’anni vinse il Premio Viareggio per la poesia con ‘Il cerca del mistero’. La sua passione però era il cinema. Dopo un inizio da documentarista (nel 1956 e 1957 gira ‘La teleferica’ e ‘La morte del maiale’) fu assistente di Pasolini sul set di ‘Accattone’. Proprio grazie al poeta friulano, grande amico di famiglia e suo vicino di casa, realizza nel 1962 il suo primo lungometraggio scritto proprio da Pasolini e prodotto da Tonino Cervi, ‘La commare secca’. Il suo debito col poeta però finisce subito perché già nel 1964 con il secondo film, ‘Prima della rivoluzione’, esprime una sua cifra caratteristica, uno stile poetico e altamente raffinato, sofisticato e popolare. I suoi personaggi hanno tutti un’ambiguità esistenziale e politica. La sua è grande letteratura filmata. E quel film del 1964, ispirato a ‘La Certosa di Parma’, di Stendhal, diventa il suo manifesto cinematografico. Il tema del conflitto interiore, dell’ambiguità esistenziale, del conflitto politico-generazionale si sente con forza negli anni della contestazione: nel fatidico ’68 Bertolucci gira ‘Partner’, un film tipicamente sessantottino. Poi, nel 1970, ‘Strategia del ragno’ e ‘Il conformista’ con Jean-Louis Trintignant, opere presentate in diversi festival ma dallo scarso successo di pubblico.

“Ultimo tango a Parigi”, film di rottura che nasce dalla critica alla ipocrisia borghese

Il film, considerato scandaloso, ma con un grande successo di pubblico, fu l’unico caso italiano di condanna al rogo nel 1976 (furono salvate alcune copie che oggi sono conservate presso la Cineteca Nazionale), poi riabilitato dalla censura nel 1987, con incassi stratosferici e riuscito in versione restaurata 4k nel 2018 a cura della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia e presentato alla presenza del regista al Bifest di Bari. Ma è la scena cult della pellicola, quella del rapporto anale tra Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider), passata alla storia come la ‘scena del burro’ ad avere avuto per quasi 50 anni una vita propria con pesanti strascichi anche personali. Bertolucci ne ha parlato tante volte perché sin da subito cominciò la leggenda di quelle sequenze. Quando nel 2011 morì a 58 anni Maria Schneider, il regista affermò: ”La sua morte è arrivata troppo presto, prima che io potessi riabbracciarla teneramente, dirle che mi sentivo legato a lei come il primo giorno, e almeno per una volta, chiederle scusa”. Bertolucci ricordava: ”Maria mi accusava di averle rubato la sua giovinezza. In realtà era troppo giovane per poter sostenere l’impatto con l’imprevedibile e brutale successo del film”. La Schneider ne fu travolta e in un’intervista raccontò che la scena del burro non era in copione ma che fu un’idea di Marlon Brando. Bertolucci alla Cinematheque francese confermò “di avere deciso insieme a Marlon Brando, di non informare Maria che avremmo usato del burro. Volevamo la sua reazione spontanea a quell’uso improprio. L’equivoco nasce qui. Qualcuno ha pensato, e pensa, che Maria non fosse stata informata della violenza su di lei ma Maria sapeva tutto perché aveva letto la sceneggiatura, dove era tutto descritto”.

Gli anni Novanta. Il successo internazionale e i riconoscimenti

Poi “Novecento”, opera monumentale con un cast internazionale, che raccontava i conflitti sociali e politici tra fascismo e comunismo partendo dalla sua Emilia Romagna. E’ il periodo internazionale di Bertolucci che nel 1990 gira in Marocco ‘Il tè nel deserto’ (1990), tratto da un romanzo di Paul Bowles, e ‘Piccolo Buddha’ (1993) con Keanu Reeves, ambientato in Nepal e negli Stati Uniti. Tornato in Italia dopo un lungo periodo a Londra, sua seconda patria, Bertolucci gira ‘Io ballo da sola’, film tratto da un racconto di Susan Minot in cui riprende le sue predilette tematiche intimiste ed esalta il piacere di vivere ‘dopo’ la rivoluzione. Seguono ‘L’assedio’ (1998), film girato tutto in interni che racconta la storia di un’ossessione amorosa e, soprattutto, ‘The Dreamers – I sognatori’ (2003), film in cui torna a raccontare la rivoluzione del ’68 attraverso le passioni politiche e sessuali di una coppia di fratelli nella Parigi della contestazione. Un film voyeuristico e nostalgico che per molti versi riporta alle atmosfere di ‘Ultimo tango’. Nel 2007 riceve il Leone d’oro alla carriera al Festival di Venezia e nel 2011 la Palma d’oro alla carriera al Festival di Cannes. Il suo ultimo film è del 2012, ‘Io e te’, trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, è un intenso incontro/scontro tra fratello e sorella. Inizialmente era intenzione di Bertolucci girare il film in 3D, ma ha rinunciato all’idea perché, come ha raccontato ai giornalisti quando gli ha fatto visitare lo studio-set di via della Lungara, le sue condizioni fisiche (che lo hanno costretto negli ultimi anni a vivere sulla sedia a rotelle) rendevano impossibile usare certi macchinari.

Tantissimi i messaggi di cordoglio. Qui di seguito quelli Mattarella, Fico, Bonisoli, Associazioni cinema, Benigni, Mostra di Venezia

“Nel giorno della scomparsa di Bernardo Bertolucci, un grande maestro entrato nella storia del cinema, desidero esprimere il cordoglio profondo ai familiari, agli amici, a tutti coloro che hanno tratto insegnamento dalla sua sensibilità intellettuale e artistica” scrive in un messaggio di cordoglio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A sua volta, il presidente della Camera Fico sceglie un tweet:  “Bernardo Bertolucci ha segnato la storia del cinema italiano e mondiale innovando e parlando un linguaggio universale. Tra i suoi film tanti capolavori, testimonianze di una ricerca costante e intensa di storie, sperimentazioni, stile. Addio a un grande regista, un grande Maestro”. E il ministro della Cultura, Bonisoli, gli rende omaggio con queste parole: “Oggi ci ha lasciati uno dei registi italiani pià amati e conosciuti a livello mondiale: con la scomparsa di Bernardo Bertolucci, il cinema italiano perde uno dei suoi più grandi maestri. Memorabile l’Oscar per la regia del kolossal ‘L’ultimo Imperatore’, film da nove Oscar. Grazie ai suoi capolavori ha segnato la storia del cinema, non solo italiano. Sono vicino alla famiglia Bertolucci in questo doloroso giorno per la cultura italiana”.

Le Associazioni dell’Esercizio cinematografico italiano ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), ANEM (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex), ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) e FICE (Federazione Italiana dei Cinema d’Essai) “si stringono alla famiglia e agli amici per la perdita di un Maestro come Bernardo Bertolucci”. “Autore italiano tra i più apprezzati al mondo – scrivono in una nota -, ha portato avanti con opere di ogni budget e ambientazione una poetica coerente sviluppata in ogni latitudine, stile, collaborazioni, a favore dell’individuo alle prese con una realtà foriera di disagio e inadeguatezza, e con una capacità costante nello scoprire giovani talenti sia in Italia che all’estero. Dal successo trionfale (e dai guai giudiziari) per Ultimo tango a Parigi ai nove Oscar per L’ultimo imperatore, Bertolucci ha saputo narrare provinciali e borghesi, partigiani e industriali, imperatori e individui comuni con sensibilità e partecipazione emotiva, facendo del suo cinema un corpus indelebile”.

“E’ un dolore immenso la morte di Bernardo. Se ne è andato il più grande di tutti, l’ultimo imperatore del cinema italiano. Un pezzo della nostra famiglia, un amico fraterno, amoroso, intelligente, pieno di genio, imprevedibile, rigorosissimo ed implacabile nel dirci sempre la verità. Il suo cinema rimarrà tra le meraviglie del ventesimo secolo”. Questo il ricordo di Nicoletta Braschi e Roberto Benigni. “Paolo Baratta e La Biennale di Venezia piangono la scomparsa di Bernardo Bertolucci, presente in numerose occasioni alla Mostra del Cinema, Leone d’Oro alla carriera nel 2007 e Presidente di Giuria (1983 e 2013). Sarà ricordato tra i più grandi del cinema italiano e mondiale”, scrive sul suo profilo Twitter la Biennale di Venezia Cinema.

Share