Bankitalia. Le oscillazioni dello spread pesano per 145 miliardi di euro sulle famiglie italiane. In fuga gli investitori stranieri

Bankitalia. Le oscillazioni dello spread pesano per 145 miliardi di euro sulle famiglie italiane. In fuga gli investitori stranieri

I rialzi dello spread rischiano di “vanificare” l’impatto sulla  crescita della manovra di Bilancio: l’andamento del differenziale che è  già costato alle famiglie italiane circa 145 miliardi di euro e, se non  cala, nel 2019 potrebbe pesare nelle tasche dei contribuenti per oltre 5  miliardi in più di spesa per gli interessi. È il quadro a tinte fosche tratteggiato dalla Banca d’Italia nell’ultimo rapporto sulla Stabilità  finanziaria. Il rialzo dei tassi registrato da maggio “rischia di  vanificare l’impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio”, avverte Via Nazionale, additando tra le cause dell’impennata del differenziale tra il Bund tedesco e Btp a 10 anni e “l’incertezza sull’orientamento delle politiche economiche e di bilancio” del governo gialloverde, oltre ai “timori degli investitori” di un’ipotetica uscita dell’Italia dall’euro, con la quota estera che nel secondo trimestre dell’anno si è ridotta di circa tre punti percentuali, al 24%, la variazione negativa più alta dal secondo trimestre del 2012.

In aumento i rischi per la stabilità finanziaria

Lo scenario di base gioca tutto a sfavore. “I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’evoluzione dell’economia mondiale sono in aumento. Il protrarsi dei contrasti commerciali può avere conseguenze negative sulla crescita e le delle condizioni finanziarie a livello globale sono divenute meno espansive”, spiega Bankitalia, sottolineando che “in Italia i maggiori rischi per la stabilità finanziaria derivano dalla bassa crescita e dall’alto debito pubblico”. Dalla traiettoria del debito ai risparmi delle famiglie, passando per i bilanci di banche e assicurazioni, secondo il documento, uno spread a livelli elevati in modo persistente colpisce ogni aspetto dell’economia.  I rialzi “ostacolano il calo del rapporto debito-pil, riducono il valore della ricchezza delle famiglie, frenano e rendono più oneroso il credito al settore privato, peggiorano le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni” sottolinea Bankitalia. Le analisi dell’istituto centrale tirano le prime somme. Cifre alla mano i rialzi dello spread ad oggi hanno eroso la ricchezza delle famiglie italiane di circa il 3,5%, pari a una cifra intorno a 145 miliardi: si tratta infatti di un calo lievemente inferiore al 2% (poco meno di 85 miliardi) a fine giugno, più il peggioramento degli ultimi mesi dei corsi azionari e obbligazionari che “sarebbe riflesso in un’ulteriore perdita di valore di circa l’1,5%”, intorno ai 60 miliardi. Sul fronte della spesa per interessi, si registra un aggravio pari a 1,5 mld negli ultimi sei mesi e il costo sarebbe di oltre 5 miliardi in più nel 2019 e circa 9 miliardi in più nel 2020 se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati. A risentirne negativamente anche il processo di rafforzamento dei bilanci delle banche con relativo “peggioramento degli indicatori di liquidità e di patrimonializzazione ed un aumento dei rischi di mercato”, avverte Via Nazionale. Rischi infine anche per le assicurazioni con effetti rilevanti sulla loro posizione di solvibilità.

Tre punti percentuali in meno la quota di titoli di investitori esteri

Fuga degli investitori stranieri dai titoli pubblici italiani, come nel 2012, durante la crisi del debito sovrano. Secondo il rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia, “nel secondo trimestre dell’anno la quota di titoli pubblici italiani detenuta da investitori esteri si è ridotta di circa tre punti percentuali, al 24%, la variazione negativa più alta dal secondo trimestre del 2012”. “Nello stesso periodo – spiega Via Nazionale – la percentuale delle banche italiane è tornata a crescere, aumentando di circa due punti percentuali, al 18%. Il calo della quota dell’estero e l’incremento di quella delle banche sono proseguiti nel terzo trimestre, sebbene a un ritmo più moderato”. Da maggio “i rendimenti dei titoli di Stato italiani hanno subito un marcato e persistente rialzo e il valore medio di mercato dei titoli in circolazione si è ridotto di circa il 9%. L’aumento riflette il forte rialzo dei premi per il rischio derivante dalle incertezze sull’orientamento delle politiche economiche e di bilancio”. “Gli investitori stranieri – aggiunge Palazzo Koch – hanno effettuato ingenti disinvestimenti e la liquidità del mercato secondario è peggiorata; le quotazioni dei titoli pubblici italiani hanno incorporato un rischio di ridenominazione del debito significativo, che non si riscontra in altri paesi dell’area euro”.

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