Zingaretti apre la kermesse romana di Piazza Grande, con sindaci e amministratori locali. Il Pd di minoranza c’era, ma erano presenti alcuni big della galassia renziana e franceschiniana

Zingaretti apre la kermesse romana di Piazza Grande, con sindaci e amministratori locali. Il Pd di minoranza c’era, ma erano presenti alcuni big della galassia renziana e franceschiniana

Voltare pagina, cambiare strada: sono le due espressioni utilizzate da Nicola Zingaretti nel discorso che ha chiuso la prima sessione di lavori di Piazza Grande, kermesse che lo lancia nella competizione congressuale del Pd. Un discorso improntato a una radicale discontinuità con l’era renziana, come dimostra anche l’accenno alla necessità di superare i personalismi e la logica che ha privilegiato “la fedeltà sulla lealtà”. Il governatore del Lazio, al secondo mandato dopo l’esperienza alla presidenza della Provincia di Roma, gioca sul terreno che conosce di più, quello delle problematiche legate ai territori: 13 miliardi di tagli di trasferimenti agli enti locali, dice, sono già troppi, “il governo non si azzardi a tagliare un solo euro di più”. Parole che fanno presa su una platea composta per lo più da sindaci (gli organizzatori parlano di 600), assessori, consiglieri comunali e regionali.

Il discorso introduttivo di Nicola Zingaretti è di fatto il programma della sua candidatura a segretario Pd

“La bella notizia è che domani l’assemblea finale la dovremo tenere fuori, in piazza perché ci sarà il triplo delle persone che avevamo immaginato”, esplode Nicola Zingaretti. “La prima cosa importante di Piazza grande è che questo è un luogo che fino a questa mattina non esisteva ed è un luogo nel quale si incontrano storie e pensieri differenti non per litigare ma per costruire qualcosa di nuovo. Per troppo tempo, e questo è stato un fatto grave, le differenze – ha detto Zingaretti – hanno significato divisioni e rotture e ci ritroviamo la peggiore destra europea al governo dell’Italia. Per troppo tempo ci si è illusi che per non disturbare qualcuno era meglio ritrovarsi tra eguali, si sono prodotte politiche sbagliate e c’è stata una selezione della classe politica nella quale si sono scelti non i migliori ma i più fedeli e questo lo abbiamo pagato tutti noi. Dunque, abbiamo voluto avviare – ha rilevato – un percorso, e mi permetto di dire: senza confini e aperto a tutti, ben oltre i confini di un partito politico che si deve rigenerare”.

Zingaretti: “Rigenerare la cultura politica” del Pd e non solo

Per Zingaretti “dobbiamo passare da una fase storica per cui due idee diverse diventano due gruppi che si contrappongono a una fase nella quale 100 idee diverse diventano una politica per il futuro. E per fare questo, noi dobbiamo rigenerare una cultura politica che abbia come cuore e come anima l’apertura, l’inclusione, lo spirito di servizio che deve avere la politica e l’umiltà che inizia dall’ascolto di chi ha bisogno di noi, di chi ha bisogno della buona politica”. Questo luogo, secondo Zingaretti va ricostruito e dentro Piazza Grande, che non si chiude “in queste due giornate romane, noi dovremmo riproporre in tutta Italia questo spirito, dal nord al centro al sud chiamando, come stiamo facendo, persone che non si sono mai conosciute o che non si parlano più da tanto tempo, coloro che nelle professioni, nella scienza, nell’arte, nella cultura, nel manifatturiero, sul proprio banco di università, chi sente che qualcosa non va ma da solo non riesce a ribellarsi e ad essere utile al cambiamento. Il processo di rigenerazione della politica è questo: prendere atto che bisogna cambiare”, ha ribadito Zingaretti.

Chi c’era alla kermesse di Zingaretti, oltre ai sindaci? Pezzi sparsi della minoranza del Pd e qualche ex renziano/a

Al fianco del governatore del Lazio, in prima fila per ascoltare gli interventi introdotti da Paola De Micheli, per una parte dei lavori ha fatto capolino anche Maurizio Martina: “Sono qui per ascoltare, è giusto che un segretario vada ad ascoltare le proposte che ci sono. Ce ne saranno altri di questi appuntamenti, l’importante è tenere presente che il nostro avversario è la destra, ci serve unità e apertura”, ha spiegato il segretario. Piazza Grande è stato presentato come un evento non partitico, e infatti all’ex Dogana non si sono viste sventolare bandiere Pd. Ma sono stati molti i volti noti dem che si sono affacciati (molti di AreaDem di Dario Franceschini): Luigi Zanda, Roberta Pinotti, Franco Mirabelli, Francesco Russo, Stella Bianchi, Marco Miccoli, David Sassoli, Gian Claudio Bressa, Francesca Puglisi, Pierpaolo Baretta, Michela De Biase, Lorenza Bonaccorsi, Sesa Amici tra gli altri. I veri protagonisti sono stati, però, gli amministratori locali. Come Virginio Merola, sindaco di Bologna (“basta con il capo di turno torni partito della gente”) o Pierfrancesco Majorino, assessore a Milano (“serve una nuova pagina del Pd con qualche cerchio magico in meno”). Oppure gli applauditissimi Damiano Coletta, sindaco di Latina, e Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri. Questo, in particolare, ha sferzato il Pd: “Con il Pd che si è vergognato di difendere lo ius soli, che sulla politica di accoglienza ha aumentato le morti e le tensioni nei centri Libici, con il Pd delle delle tessere che non si toccano non si può dialogare. Serve una rigenerazione”.

Nel pomeriggio i tavoli tematici e la lezione di Nando Dalla Chiesa sulla lotta alla mafia

E a Piazza Grande, come appunto sollecitato da Zingaretti, il pomeriggio si è aperto con la riunione di dieci tavoli tematici. Incontri e riunioni che serviranno a produrre proposte e idee per il programma del candidato e che affrontano numerose tematiche al centro del dibattito quotidiano: dall’economia all’ambiente, dalla partecipazione all’Europa, dall’integrazione alla scuola, dalla cultura alle politiche di genere, dalla sicurezza alla comunicazione, dal mezzogiorno allo sport. Ciascun tavolo, a cui partecipano fino a 150 persone, è coordinato da un esperto della materia. Tra questi Giuseppe Ciccarone, professore di Politica economica alla Sapienza che segue il tavolo sull’economia; Alessandra Bailo Modesti, responsabile area Green Cities – Fondazione sviluppo sostenibile, per il tavolo sull’ambiente; Nunzia de Capite della Caritas italiana e Aldo Bonomi, presidente del consorzio Aaster, a coordinare i tavoli sul Welfare e integrazione; Mauro Calise, docente di Scienze politiche all’università Federico II di Napoli, segue i temi di democrazia e partecipazione. A coadiuvare il loro lavoro inoltre partecipano esponenti della società civile, culturale e politica del Paese. Alle 18, nella Sala Grande, la lezione di Nando Dalla Chiesa dal titolo: “Se la mafia è un movimento. Suggerimenti per un paese senza bussola”.

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