Una nota “amministrativa” del Viminale punta a cancellare il modello Riace e Mimmo Lucano. Seguirà la deportazione dei migranti. Rabbia, amarezza e indignazione generale per questa follia che Salvini autorizza e sostiene

Una nota “amministrativa” del Viminale punta a cancellare il modello Riace e Mimmo Lucano. Seguirà la deportazione dei migranti. Rabbia, amarezza e indignazione generale per questa follia che Salvini autorizza e sostiene

Ha ragione il segretario della Cgil della Calabria, Angelo Sposato: il colpo di mano messo in atto dal ministro dell’Interno Salvini contro il “modello Riace” è “un fatto grave, disumano, un colpo alla Calabria, al Paese e all’Europa dei Popoli. Un accanimento che richiama gli anni più bui della nostra storia di libertà e solidarietà. Chiediamo al presidente Oliverio ed a tutti i parlamentari della Calabria di intervenire verso il Governo per scongiurare tale intervento e per ritirare il provvedimento. Fermatevi in nome dell’umanità!”. Quel che è accaduto sabato 13 ottobre ha infatti dell’incredibile. Proviamo a riassumerlo, avvertendo il lettore che anche chi scrive queste note prova indignazione, rabbia e amarezza per gli eventi incredibili di sabato.

Il racconto scarno dei fatti. Il Viminale invia una nota di 21 pagine all’amministrazione comunale di Riace, in cui evidenzia 34 penalità nella gestione dello Sprar

Dopo l’arresto del sindaco Domenico Lucano, arriva una nuova tegola per il “modello Riace” e l’integrazione dei migranti. Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, con una nota del 9 ottobre scorso, ha deciso il trasferimento dei migranti ancora ospiti nello Sprar gestito dal Comune di Riace. Nei mesi scorsi lo stesso Ministero aveva già evidenziato diverse anomalie nella gestione, mentre il sindaco Lucano, poi sospeso dall’incarico, era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di fraudolento affidamento del servizio di raccolta differenziata. Nel nuovo provvedimento, che contesta al Comune reggino 34 penalità, si chiede, quindi, di trasferire gli ospiti e di rendicontare ogni spesa sostenuta per arrivare alla chiusura del sistema di accoglienza.

L’elenco delle violazioni, secondo l’atto del Viminale

Nell’atto amministrativo del Viminale si segnalano dunque le violazioni che riguardano: l’erogazione dei servizi finanziari dal fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza; la mancata presentazione della rendicontazione; la mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e la mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida anche in termini di standard qualitativi e quantitativi; il mancato aggiornamento della banca dati gestita dal Servizio centrale. Nelle ventuno pagine trasmesse nei giorni scorsi al Comune di Riace, dunque, si evidenzia che “la rilevanza, gravità e persistenza” delle inosservanze giustificano la revoca totale dei finanziamenti, spiegando anche che “le criticità emerse, per le quali sono stati applicati punti di penalità, attengono, soprattutto, ad aspetti gestionali e organizzativi, a prescindere, molto spesso, dalla disponibilità di risorse finanziarie”. L’obiettivo della revoca è, dunque, quello di “evitare l’ulteriore protrarsi di modalità gestionali non conformi alle regole che presiedono al corretto utilizzo di finanziamenti pubblici destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo”. Al Comune sono stati concessi sessanta giorni per rendicontare le spese sostenute, ricordando che è ammesso il ricorso, rispetto al provvedimento, ai competenti organi giurisdizionali. Nel 2018 il comune di Riace non ha ricevuto fondi e il 30 luglio scorso il sindaco era stato avvisato della revoca dei finanziamenti, diventata ufficiale all’inizio di questa settimana. I migranti di Riace verranno trasferiti già dalla settimana prossima, e nel giro di un mese dovrebbero essere ricollocati in altri centri. Il coordinamento delle operazioni è affidato al Servizio Centrale, ufficio istituito dall’Anci (in base a una convenzione con il Viminale) e che gestisce la rete Sprar. Si sottolinea che la convenzione del ministero con Anci, l’approvazione del progetto Sprar a Riace e i primi stop ai finanziamenti per presunte irregolarità si riferiscono a gestioni precedenti all’arrivo di Matteo Salvini al ministero.

Salvini: “chi sbaglia paga”, come se si trattasse di una multa. Il coro delle reazioni in difesa di Mimmo Lucano e del modello Riace

Fin qui il racconto scarno del provvedimento del Viminale. Ma il punto sostanziale è che Matteo Salvini cancella il modello Riace. “Chi sbaglia, paga. Non si possono tollerare irregolarità nell’uso di fondi pubblici, nemmeno se c’è la scusa di spenderli per gli immigrati”, sentenzia lo stesso Salvini, ligio alle regole. Sono trascorsi appena due giorni da quando Borghi evocava in aula al Senato la “disobbedienza civile” contro la Troika per l’approvazione del Def. Due pesi, due misure. Intanto, il comune di Riace pensa di reagire e starebbe lavorando a un ricorso da presentare al Tar. “Vogliono distruggerci”, fa sapere il primo cittadino. E dal centrosinistra si leva la voce critica del segretario Pd Maurizio Martina: “A Riace smantellano con un colpo di mano l’integrazione diffusa. È la caccia al nemico di questa destra pericolosa al governo. Noi non ci voltiamo dall’altra parte”. Per Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, “dietro alla decisione del Ministero dell’Interno di tentare di cancellare l’esperienza di Riace c’è solo vigliaccheria, voglia di rivalsa, meschinità”. I Verdi equiparano la decisione del Viminale alla deportazione degli ebrei: “Il ministro dell’Interno Salvini sta tentando scientemente di distruggere il modello Riace. Per questo dobbiamo ribellarci in tutta Italia per far sentire la nostra voce in difesa di Mimmo Lucano. E’ scandaloso che il Viminale, invece di tentare di salvaguardare un modello di integrazione dei migranti famoso in tutto il mondo, tenti di deportare i migranti da Riace. Una cosa inaudita che ricorda episodi dei regimi totalitari che non avremmo mai più voluto vivere. E’ arrivato il momento di ribellarci alla protervia di questa maggioranza”. Anche il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, non usa parafrasi: “Chiamatelo come volete ma lo smantellamento del modello #Riace altro non è che una deportazione”. Difficile non indignarsi e arrabbiarsi per questo insano gesto, “amministrativo”, che punta a liquidare il modello Riace di integrazione e di umanità. Evidentemente, davvero cinismo e disumanità, come dice il segretario della Cgil calabrese, stanno divorando le conquiste della civiltà europea.

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