Un “congresso galeotto” unisce il destino del Partito democratico e di Liberi Uguali. Nel Pd, Martina si dimette per darvi avvio, tra i malumori dei big. Scontro tra Sinistra Italiana e Mdp su quello di LeU

Un “congresso galeotto” unisce il destino del Partito democratico e di Liberi Uguali. Nel Pd, Martina si dimette per darvi avvio, tra i malumori dei big. Scontro tra Sinistra Italiana e Mdp su quello di LeU

Qualcosa si è mosso in questo week end nel tormentato arcipelago della nostrana sinistra, malmessa dopo la batosta elettorale dello scorso 4 marzo e la formazione del pessimo governo gialloverde. O almeno, alcune questioni aperte sembrano ormai chiarite, sia sul piano dell’agenda di ciascuna forza politica, sia sul piano delle prospettive future. Il Partito democratico ha tenuto il suo Forum a Milano, e ha sostanzialmente aperto la fase congressuale. A sinistra del Pd, elementi di chiarezza spuntano sia dalle posizioni espresse dal coordinatore nazionale di Mdp, Roberto Speranza, che dll’Assemblea nazionale di Sinistra italiana. In quest’ultimo caso è in gioco il destino di Liberi e Uguali.

Nel Pd, il segretario reggente annuncia le dimissioni, l’Assemblea nazionale per l’11 novembre e l’apertura, forse, della fase congressuale 

Maurizio Martina annuncia le dimissioni “nei prossimi giorni” da segretario del Pd, perchè “il mio mandato è completato”. Nonostante il tentativo dei renziani, in questi giorni e ancora domenica mattina, di promuovere le ragioni di uno slittamento, il congresso Dem dunque si terrà prima delle Europee. Ma lo stesso Martina avverte: “È uno strumento utile per completare il lavoro, ma dipenderà da come lo facciamo”. Perché anche il Forum di Milano ha restituito l’immagine di un partito diviso, con – parole di Gianni Cuperlo – “un fantasma che ancora aleggia”, ovvero quello di Matteo Renzi. Il prossimo passo saranno dunque le dimissioni della segreteria Dem, e poi la convocazione dell’Assemblea nazionale: “Propongo l’11 novembre”, dice Martina. A quel punto l’abbrivio per il congresso sarà inarrestabile, anche se – lo ripetono in molti anche nelle conversazioni al Forum – “nessuno lo vuole”. “Non lo voleva Renzi, non lo voleva Martina, e nei colloqui privati anche Zingaretti non era così ostile al rinvio”, riferisce un parlamentare di lungo corso del Pd. Perché il rischio è che sia drammaticamente divisivo. Per questo, Dario Franceschini chiedeva un passo indietro a tutti, per convergere sulla candidatura di Zingaretti: “Sarebbe logico e naturale” che anche i possibili sfidanti Minniti e Martina “sostenessero il governatore del Lazio”, poiché, come afferma in un’intervista a Repubblica, “Zingaretti è il più adatto a interpretare il bisogno di discontinuità” visto che “ha sempre allargato il campo delle alleanze”.

Congresso sì, congresso no: rispuntano le spine renziane nel dibattito interno al Pd

Dunque grande preoccupazione per le modalità con cui il congresso si svolgerà, ma anche attenzione ai tempi: “Il congresso è necessario, forse l’avremmo già dovuto fare”. Ma la campagna elettorale per le Europee “sarà importante quanto quella del ’46 e il Pd dovrà andarci compatto, serrando le fila. E se questo dovesse portare a posticipare il congresso non mi scandalizzerei”, aveva detto il renziano Marcucci dal palco del Forum, provocando qualche disappunto nella platea: “Fatemi finire… Ma se il congresso va fatto, va fatto in tempi rapidi, non possiamo arrivare a fine marzo, altrimenti succederà che i candidati non sapranno se saranno candidati, con quale simbolo o schieramento quando dobbiamo fare la campagna elettorale”. Un tema sottolineato anche dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, in riferimento all’ipotesi del listone aperto proposta ancora da Franceschini: “I tempi lo consentono? C’è un tema di rispetto verso chi si vuole candidare, che dovrà decidere entro dicembre visto che le Europee sono il 26 maggio: la circoscrizione è molto larga e bisogna andare in giro. Se si dice lista nuova, bisogna dirlo se si è in condizione di farla. Il tempo stringe”. E la domanda su “che congresso vogliamo fare?” se l’è posta anche Gianni Cuperlo: “Minniti, Zingaretti, Martina: ho letto i manifesti di Maurizio e Nicola e li condivido parola per parola, conosco Marco da anni, ma su cosa i compagni dovrebbero scegliere? Non abbiamo bisogno di una nuova cordata di potere, ma di una politica e di una proposta che dia alternativa politica e sociale a questa destra. Solo così il congresso acquista il senso di una scelta vera”. Perché, ha ricordato Cuperlo, “l’unità è figlia della chiarezza”, mettendo in guardia “contro il trasformismo”, perché “non ho condiviso molto di quanto fatto da Renzi, ma trovo insopportabile che chi l’ha fatto spieghi a chi non li ha condivisi i gravi errori fatti. Nessuna abiura, ma discontinuità sì”.

L’attacco del blog di Grillo e dei 5Stelle alla libertà di stampa e al Pd: “comprare Repubblica equivale a finanziare il Pd. Meglio la beneficenza”

“Comprare la Repubblica equivale a finanziare il Pd. Meglio darli in beneficenza”. Il blog delle Stelle attacca ancora il quotidiano La Repubblica per la manifestazione di ieri in Campidoglio contro l’amministrazione Raggi. In un post sul blog delle stelle denunciano: “Questa è la nuova foto di copertina dell’edizione romana de La Repubblica. Hanno deciso di togliere qualsiasi dubbio sulla loro parzialità e sponsorizzare in maniera eclatante una manifestazione organizzata da un Pd nostalgico dei tempi di Mafia Capitale, Buzzi e Carminati. Evidentemente anche la redazione di Repubblica lo è. Se facessero meno politica e più informazione magari venderebbero copie anziché continuare a perdere lettori ogni giorno”, concludono i pentastellati. Ma a queste accuse avevano preventivamente replicato, alla sindaca di Roma Raggi, le stesse organizzatrici della manifestazione al Campidoglio. “Noi non siamo del Pd e io ho lasciato il barboncino a casa. Questa manifestazione è stata organizzata davvero da noi e da coloro che hanno collaborato con noi tramite Facebook, rinunciando chiaramente a qualunque supporto di partiti per rimarcare l’indipendenza dei cittadini. Ci è dispiaciuta la risposta della sindaca, che ieri l’ha buttata in ‘caciara’ in maniera scomposta, stupisce anche che oggi abbia cambiato quasi completamente versione, pur ribadendo l’ossessione per il Pd”, ha detto Emma Amiconi, una delle organizzatrici della manifestazione di ieri in Campidoglio ‘Roma dice Basta’ a ‘1/2h in più’.

A sinistra, la posizione espressa dal segretario nazionale di Sinistra Italiana sembra chiudere la porta a un accordo con Mdp e il Pd  

“Noi siamo molto attenti al dibattito politico aperto nelle altre forze politiche e nel Pd, ma voglio dirlo con chiarezza: quel dibattito mi sembra lontanissimo di cui avremmo bisogno”, afferma il segretario di Sinistra Italiana. “Non mi pare – prosegue il leader di Si – che ci sia consapevolezza della ragione che ci ha portato fino a qui: o si è in grado di capire che le scelte politiche e di governo compiute in questi anni, quelle economiche e quelle sociali sopratutto e perfino quelle culturali, sono state il principale alimento per il successo della destra, oppure quel dibattito nel Pd rischia di riproporre semplicemente al centro chi è stato protagonista dei disastri fatti in questi anni. Così non va”, ha concluso Fratoianni. Posizione confermata dal documento conclusivo dell’Assemblea di Sinistra Italiana: “Riteniamo che se è evidente che non esista la possibilità di portare sulle nostre posizioni LEU nella sua interezza, ci siano comunque le condizioni per condividere un processo con quanti abbiano evidenziato elementi comuni di proposta e cultura politica – si legge nel documento – dovremo avere la capacità di valorizzarli con generosità, per mantenere l’impegno originale preso fra noi e con chi ci ha votato: costruire una Sinistra più forte, unita e rinnovata, in grado di cogliere le sfide drammatiche del nostro tempo e senza alcuna nostalgia per gli errori e i protagonisti del passato”. Ma il passaggio più importante è il seguente, relativo alla costruzione del progetto e dell’agenda politica di LeU: “Non abbiamo quindi alcun bisogno di un Congresso – conclude il documento – in cui tentare sintesi impossibili fra posizioni che l’esperienza degli ultimi mesi ha evidenziato come troppo divergenti, ma di impegnarci fino in fondo per dar vita ad un nuovo soggetto politico insieme a tutte le esperienze che, a partire dal comune impegno in LeU, vogliano proseguire con noi nel segno dell’alternativa, e che come noi siano disponibili alla confluenza in una lista plurale alle elezioni europee con altri differenti soggetti e personalità della Sinistra, dell’ ambientalismo e del civismo democratico”.

La reazione di Mdp è tutta nelle parole del coordinatore nazionale Roberto Speranza e di Alfredo D’Attorre

Scrive Roberto Speranza nel sito di Mdp: “E’ oggettivo che tra le forze politiche in campo ci siano differenze significative nella prospettiva politica più generale che si vuol perseguire e, conseguentemente, sul come affrontare le prossime elezioni amministrative ed europee. Nascondere queste differenze non sarebbe onesto con la nostra gente. Il punto, oggi, è se queste differenze debbano portarci al definitivo superamento di LeU o se possano essere ancora la base di un confronto democratico”. A sua volta, D’Attorre commenta così la decisione di Sinistra Italiana: “si consenta a chi, magari con un po’ di ingenuità, visti i precedenti, aveva creduto davvero che Liberi e Uguali potesse trasformarsi democraticamente in un soggetto politico, senza fare la stessa fine della Sinistra Arcobaleno, della Lista Ingroia o della Lista Tsipras, di provarci e di andare avanti con la fase congressuale. Si tratta, peraltro, semplicemente di rispettare ciò che nell’Assemblea nazionale di LeU del 26 maggio le forze fondatrici si erano impegnate a fare: lasciare la piena titolarità del simbolo alle decisioni del Congresso. In queste settimane molti comitati territoriali di LeU hanno manifestato la determinazione di andare avanti. Io credo che bisogna appoggiare questa determinazione”. La conclusione sia per il Pd che per le forze alla sua sinistra ci sembra la seguente, parafrasando Dante: “Galeotto fu il congresso e chi lo decise”.

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