Ue, Def sotto tiro. Monito di Juncker. Piani di bilancio incompatibili con regole del Patto. Tria torna dall’Eurogruppo con le pive nel sacco. Borsa a picco. Spread a 280. Di Maio vaneggia: “Terrorismo di qualche istituzione Ue”

Ue, Def sotto tiro. Monito di Juncker. Piani di bilancio incompatibili con regole del Patto. Tria torna dall’Eurogruppo con le pive nel sacco. Borsa a picco. Spread a 280. Di Maio vaneggia: “Terrorismo di qualche istituzione Ue”

Giornata nera per l’Italia. Mentre il ministro Tria volava verso Lussemburgo per partecipare all’Eurogruppo, il vicepremier Di Maio in particolare, ma anche Salvini e Conte, trillavano, si sprofondavano in autoelogi, per l’approvazione della nota di aggiustamento al Documento di Economia a Finanza. Durava poco. Dalla Ue arrivavano bordate, sparavano a zero sulla nota di aggiustamento al Def, tanto che Tria lasciava il Lussemburgo, rinunciava all’Ecofin di martedì, tornava a Roma d’urgenza con le pive nel sacco. Non bastava l’orrida sceneggiata dal balcone di Palazzo Chigi. In particolare, Di Maio sproloquia ma Conte ci mette del suo e parla di “basi gettate per una manovra seria e coraggiosa che guarda alla crescita nella stabilità dei conti e offre una risposta alla povertà”. Durissima la risposta a distanza da parte del Presidente della Commissione Ue Juncker: “Se l’Italia vuole un trattamento particolare, supplementare, questo vorrebbe dire la fine dell’Euro. Bisogna essere molto rigidi. L’Italia si allontana dagli obiettivi di Bilancio che abbiamo approvato insieme a livello europeo. Non vorrei una crisi come la Grecia”.

I nostri eroi, si fa per dire, si giovano del fatto che le Borse europee vanno bene, Piazza Affari tiene dopo lo scossone di venerdì, l’indice Ftse si mantiene a livelli sopportabili, lo spread sembra in pausa, oscilla dal 267 di venerdì a 272. Ma è tutta una illusione. I poveretti, Di Maio, Salvini e Conte, che sembrano non proprio addentro alla problematica dei mercati, alle manovre economiche, parlano a sproposito. La calma delle Borse ha una origine che con la nostra manovra di Bilancio non ha niente a che vedere. L’andamento dei mercati si deve all’accordo raggiunto da  Usa, Messico e Canada. Ma come si aprono i lavori dell’Eurogruppo ed arrivano le prime dichiarazioni di Moscovici, il Commissario Ue, e di  Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, a proposito di quanto approvato dal governo italiano in merito alla nota di aggiustamento al Def, il “mercato” cambia segno ed emerge tutta la provvisorietà delle decisioni prese dal governo. E la Borsa vola, Piazza Affari chiuderà le contrattazioni in negativo, -0,49 e lo spread  da quota 272 prende la riconcorsa e supera quota 280 per passare poi a 282.

I partner europei non sono per niente tranquilli

Il ministro Tria presentandosi alla riunione dell’Eurogruppo pensava di cavarsela  dando qualche chiarimento su quanto deciso dal governo, affermando che la definitiva stesura del documento è ancora in corso. In particolare l’annuncio che non si sarebbe dimesso dato in una intervista al Sole24ore, riteneva poteva essere sufficiente a tranquillizzare i partner europei visto che l’argomento non era all’ordine del giorno dell’Eurogruppo. Ma  il ministro francese Bruno Le Maire ha chiesto  subito di aprire una discussione collettiva sulle scelte di bilancio italiane,  sollecitazione sostenuta dall’Olanda. L’Italia è apparsa isolata. Fonti europee, riportate dalle agenzie, hanno rivelato che il ministro dell’economia Tria, in forte difficoltà, ha illustrato la situazione italiana facendo presente che i negoziati in Italia sono ancora in corso e che  è pronto a discutere con la Commissione, ma dopo la definizione del progetto di bilancio, assicurando l’ascolto di eventuali raccomandazioni della Ue. L’imbarazzo di Tria derivava dal fatto che un testo scritto ancora non c’era. Il mistero veniva svelato. Il ministro aveva lavorato, insieme ai suoi collaboratori, ad una nota che prevedeva il rapporto deficit-pil all’1,6%, come concordato con la Ue, Moscovici e Dombrovskis, appunto. Passando al 2,4%, ovviamente, le  carte in tavola erano cambiate. Lo facevano notare i due esponenti della Commissione. Il Commissario europeo faceva notare che il divario fra la nota approvata dal governo e gli impegni che l’Italia aveva preso era “molto ampio”. “Il deficit del 2,4% non solo per l’anno prossimo ma per tre anni rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi dall’Italia”. Ora “avremo un dialogo con il governo italiano – dice Moscovici – Manteniamo i nervi saldi: non è nell’interesse di nessuno avere una crisi. In Italia, con i mercati, o tra la Commissione e l’Italia, ma le regole ci sono per essere rispettate, perché sono giuste e proteggono i cittadini dallo spendere troppo per le spese politiche o troppo per il debito.

Moscovici: non sono mai stato un partigiano dell’austerità

Non sono mai stato un partigiano dell’austerità, non credo che bisogna vietare ad un Paese di sviluppare le sue spese sociali o di promuovere gli investimenti. E so che l’Italia ne ha bisogno”. “Per questo – ha continuato Moscovici – quello che si deve fare è fare delle buone scelte, definire delle priorità politiche e non procedere all’accumulazione della spesa pubblica. La Commissione, nel suo ruolo, è qui per difendere le regole, che non sono astratte e assurde, ma sono regole che proteggono i cittadini italiani ed europei. Chi si indebita, si impoverisce”. “Gestiremo questa cosa – ha proseguito – tenendo in mente due dati: il primo è che non è nell’interesse di nessuno che l’Italia, che è un grande Paese europeo, al cuore della zona euro, entri in crisi. E non è neanche nell’interesse dell’Ue provocare una crisi: per questo la mia attitudine è quella di sempre, il dialogo, e vedrò Tria nello spirito del dialogo”. “Ma la seconda cosa che terrò a mente – ha detto ancora Moscovici – è che non è nell’interesse né dell’Italia né della zona euro che l’Italia continui ad accumulare debito. E la terza cosa: le regole ci sono per essere rispettate, e sono regole intelligenti. I latini dicevano ‘Pacta sunt servanda’, e gli italiani sono figli dei latini. Per l’Italia – prosegue – ci sono due obblighi: ridurre il suo deficit nominale al di sotto del 3%, come è successo, e il secondo è quello di ridurre il deficit strutturale, quello che è indipendente dalla crescita e che permette di ridurre il debito.

Quando ci si indebita si impoverisce. Pagano i cittadini

Bisognerà discutere il bilancio nel dettaglio, ma il mio stato d’animo è il dialogo, per trovare delle soluzioni”. Oggi, tuttavia, piazza Affari ha provato a rimbalzare: “Non commento le evoluzioni del mercato – replica  – né cerco di provocarne. Come commissario europeo, devo far rispettare le nostre regole comuni, che permettono di limitare la progressione del debito e di assicurare che le finanze pubbliche siano gestite in maniera sana. L’idea che ci sia da una parte il bilancio del popolo e dall’altra parte le regole burocratiche europee non è la strada giusta”. “La verità – continua Moscovici – è che la spesa pubblica viene pagata dai cittadini e che quando ci si indebita ci si impoverisce, perché un debito deve essere rimborsato. Il servizio del debito aumenta. Concordo sempre con Valdis Dombrovskis: stimiamo che all’1,6% inizi uno sforzo a livello strutturale, il che vuol dire che al 2,4%, ovviamente, non siamo nello stesso quadro ed è per questo che c’è ovviamente una deviazione. Vedremo – conclude – quanto è grande e come può essere corretta”.

L’isolamento dell’Italia appare in tutta evidenza. Di Maio provoca

Anche Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, attende la bozza dell’Italia – dice – “ma a prima vista i piani di bilancio italiani non sembrano compatibili con le regole del Patto”. Dichiarazioni arrivano anche da altri ministri che partecipano all’Eurogruppo. L’isolamento dell’Italia appare in tutta evidenza. Ma da Di Maio arrivano risposte che appaiono come delle vere e proprie provocazioni, accuse molto pesanti rivolte nei confronti in particolare di Moscovici.  Afferma che “c’è qualche istituzione europea che gioca a fare terrorismo sui mercati”. Lo ha affermato in una conferenza stampa al Mise. “Il governo – ha affermato – è compatto. Stamattina evidentemente a qualcuno non andava bene che lo spread non si fosse impennato: un commissario, Moscovici, si è svegliato e ha pensato di fare dichiarazioni contro l’Italia per alimentare tensioni sui mercati”, ma lo spread – ha aggiunto – “era oggi in linea con venerdì”. Affermazioni sconsiderate che rendono sempre più difficile il rapporto del nostro paese con la Ue. Stando alle indiscrezioni  circolate sia a Bruxelles che a Lussemburgo la Commissione Europea sarebbe  intenzionata a chiedere al governo italiano  grossi correttivi alla Legge di Bilancio. Sempre dalla Commissione si fa notare che il testo della nota di aggiornamento del Def non circola ancora nonostante il termine per la sua presentazione sia già scaduto.

Governo in confusione. Conte convoca la cabina di regia

Siamo in presenza di un governo in piena confusione proprio nel momento in cui si devono prendere decisioni che avranno pesanti riflessi sul futuro dell’Italia. E Conte che fa? Geniale. Mentre, vista la situazione, il ministro Tria parte in fretta e furia da Lussemburgo, non partecipa all’Ecofin, per fare che? Per partecipare alla prima riunione alle ore 19, a Palazzo Chigi, si spera con il balcone chiuso, della cabina di regia per avviare e monitorare il piano di investimenti pubblici del governo. Conte riunirà i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, il ministro delle Infrastrutture e dei Traporti, Danilo Toninelli, la ministra del Sud, Barbara Lezzi, e i sottosegretari Giancarlo Giorgetti, Laura Castelli e Massimo Garavaglia. Ci viene spontanea una domanda: regia di cosa? Visto che la nota di aggiornamento era stata approvata dal Consiglio dei ministri. Mistero. Forse siamo in presenza di un governo di ripetenti. Alla prima non intendono.

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