Roma. Processo per falso: tre ore di interrogatorio per la sindaca Raggi. Sentenza a metà novembre

Roma. Processo per falso: tre ore di interrogatorio per la sindaca Raggi. Sentenza a metà novembre

“Nella nomina di Renato Marra, il fratello Raffaele non ha avuto alcun potere discrezionale. Si è limitato ad eseguire una mia direttiva nell’ambito della procedura di interpello per i nuovi dirigenti. Il suo fu un ruolo compilativo”. Così la sindaca Virginia Raggi nel corso dell’interrogatorio in tribunale nel processo che la vede imputata per falso in merito alla nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele, alla Direzione turismo del Campidoglio.

“Raffaele non aveva potere discrezionale, perché la scelta era mia – ha detto Raggi davanti al giudice monocratico -. Lui si limitava solo a firmare un atto. Allora secondo me non si sarebbe dovuto astenere”. La sindaca ha ricordato e ribadito quanto scrisse nella lettera alla responsabile Anticorruzione del Campidoglio Mariarosa Turchi, che a sua volta aveva ricevuto una segnalazione dell’Anac. “Nella nomina di Renato Marra per me non c’erano anomalie, tanto che pensai perché l’Anac non mi chiedeva nulla anche sull’opportunità di astensione di Raffaele sulla sua stessa nomina al Personale – ha aggiunto Raggi -. Ho scelto in totale autonomia”.

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo durante l’esame della sindaca ha però sottolineato che “l’Anticorruzione voleva sapere solo se Raffaele Marra, premesso che il sindaco decideva, avesse partecipato in concreto invece di astenersi, come dovuto per legge”. La sindaca ha replicato dicendo che anche oggi riscriverebbe “la stessa cosa all’Anticorruzione” anche se ha ammesso “di avere saputo solo dopo”, quando “sono stata interrogata in procura, della riunione fra l’assessore Adriano Meloni e il responsabile del personale Antonio De Santis in cui Raffaele Marra fece il nome del fratello Renato. Devo dire però che Meloni si prese subito la paternità della scelta di Renato Marra e la difese anche dopo che il caso finì all’attenzione della stampa”.

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