Renzi chiude la Leopolda 9 com’era previsto: lascia il Pd e prova a fare il Macron italiano con i comitati civici di resistenza

Renzi chiude la Leopolda 9 com’era previsto: lascia il Pd e prova a fare il Macron italiano con i comitati civici di resistenza

“Noi siamo quelli che restano”. Ma non fermi, in marcia, “in cammino”, “perché non vogliamo lasciare l’Italia ai cialtroni, ai bugiardi, a quelli che la vogliono distruggere”. Matteo Renzi chiude la Leopolda 9 – edizione che ha registrato un boom di presenze, secondo stime ufficiose solo oggi oltre 6 mila persone – e invita a ricominciare dai comitati civici che non sono “una corrente del Pd, ce ne sono fin troppe” né “i comitati di Renzi” ma un modo “per coinvolgere la gente” e tornare, quando sarà, al governo del Paese. E attacca Salvini e Di Maio, Grillo e, in un boato di applausi, il presidente della Rai Marcello Foa.

Renzi al governo: “Fermate la manovra e prendete in considerazione le sei misure di Padoan”

A quelli che ora governano l’Italia, Di Maio e Salvini – che, precisa Renzi, smentendo alcuni retroscena, “non vedo da mesi nemmeno in Senato” e “non mi pare” ascolti i miei consigli – l’ex premier lancia un appello: “Fermatevi, non state mantenendo le promesse elettorali e state sfasciando i conti pubblici”, ritirate la manovra, “prendete in considerazione” le sei misure della contro-manovra presentata dallo stesso Renzi e dall’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il primo giorno della Leopolda. Ma loro, attacca, “fingono di litigare, sono incollati alle poltrone” e bisognerebbe che qualcuno facesse un’inchiesta per capire “come mai a Ischia c’è questa insistenza di Luigi Di Maio, su Ischia, sul quarto condono in pochi anni, c’è la manona”. Un affondo anche contro Beppe Grillo che “ha fondato una carriera sull’essere pagato in nero”. Quindi, annuncia Renzi, “noi partiamo continuando ciascuno a fare le proprie battaglie” e “facciamo i comitati civici non per votare ma per coinvolgere le persone, per la comunità come fattore costitutivo dell’Italia. Tornando dalla Leopolda mettete su un comitato, la serietà e la passione contro la cialtronaggine di questo governo”. Il Pd? Il tema che doveva restare fuori dai cancelli della Leopolda 9 ha mosso diversi dibattiti e sensibilità – compresa quella dell’ex sottosegretaria Teresa Bellanova che ha infiammato la platea dicendo che “nel Pd c’è troppo testosterone” – a tutti Renzi ha assicurato che “daremo a chi vincerà il congresso il rispetto e la collaborazione che non abbiamo avuto”. Ma ha anche difeso la scelta di non fare l’accordo di governo con i Cinquestelle (“alle poltrone abbiamo preferito salvare l’anima”) e ha ricordato, quanto al suo “carattere”, che nessuno ha mai avuto da dire niente “finchè era ministro”. Infine la Rai. Si apre la settimana che potrebbe portare il prossimo Cda dell’azienda radiotelevisiva pubblica a fare le nomine per reti e tg e Renzi attacca a testa bassa il presidente Marcello Foa per le sue parole “sugli eurodeputati Pd pagati da Soros”: “Un bugiardo, una fake news che cammina” tuona il senatore Dem invitando gli europarlamentari a denunciarlo “domattina” per “diffamazione e calunnia”. Al tempo stesso Renzi torna sulla richiesta di accesso alle schede con cui Foa ha ottenuto il parere positivo della commissione di Vigilanza Rai forte del quale, al secondo tentativo, è arrivato ai vertici di Viale Mazzini. “Una vergogna”, tuona appellandosi ai presidenti delle Camere Fico e Casellati, che non possano essere verificate. Intanto “in marcia”, mentre tra i militanti, tra chi è stato qui tre giorni “con passione”, si azzardano percentuali su quale sarebbe il consenso di un partito di Renzi, oltre il Pd. Una suggestione che, al di là delle fortune di “En marche” e del suo leader Emmanuel Macron, circola sempre.

Il messaggio di Renzi è chiaro: ripersonalizzare la politica puntando su un leader forte (lui stesso?)

Un messaggio chiaro a quanti pensavano e, in alcuni casi, speravano, che Matteo Renzi, dopo la batosta elettorale del 4 marzo, si fosse rassegnato a svolgere la funzione di semplice senatore di Scandicci. “Con la personalizzazione della leadership abbiamo vinto e perso, ma abbiamo sempre preso il 40%. Con la spersonalizzazione il 18%” , ha affermato con orgoglio l’ex premier dal palco della Leopolda, raccogliendo l’applauso scrosciante dei 6mila fedelissimi presenti. Pensare, poi, che aveva detto che alla Leopolda non si sarebbe parlato di Pd e congresso. Infatti, ha aggiunto, togliendosi ancora sassolini dalle scarpe: “L’ondata populista demagogica di destra non nasce dal carattere di uno di Rignano. Ci sono compagni di strada che non hanno avuto niente da dire sul mio carattere fintanto che grazie a quel carattere stavano a fare i ministri: quando è finito tutto, si sono accorti del problema del mio carattere”. Il suo popolo lo ha acclamato ancora una volta. “Viviamo in tempi di manganello web e la campagna di odio che abbiamo ricevuto in questi mesi – ha sottolineato – è senza precedenti. Qualcuno dice che bisogna rispondergli, ma vi dico che l’odio fa male ed è un boomerang che tornerà in faccia a costoro. Chi vive di odio vive una stagione”. Mentre sulle presunte divisioni della maggioranza sul condono ha detto: “Fingono di litigare, ma sono attaccati alle poltrone da un doppio strato di colla”.

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