Integrazione, questione socialista

Integrazione, questione socialista

Nei giorni scorsi abbiamo espresso la nostra solidarietà a Mimmo Lucano sindaco di Riace, mettendo in evidenzia come milioni di italiani, gente per bene, nel più assoluto anonimato, amministratori, senza alcuna voglia di farsi strumentalizzare dalla politica, dalla destra come dalla sinistra, agiscano quotidianamente dando il proprio contributo concreto per integrare cittadini immigrati. Avevamo per questo indicato, in segno di solidarietà con Mimmo Lucano, la strada dell’autodenuncia di piccole o grandi irregolarità, se non veri e propri reati, come sarebbe un reato di “favoreggiamento” dare indumenti o qualche euro all’angolo di una strada.

Senza entrare nel merito della questione giudiziaria, peraltro del tutto discutibile, è giusto rilevare almeno tre cose: primo, lo stesso giudice ha rilevato come non c’è il reato per il quale è iniziata l’indagine, e non è emersa alcuna “delle ipotesi delittuose delineate dagli inquirenti”, siamo di fronte al massimo ad irregolarità formali; secondo, la spettacolarizzazione politica ha portato all’applicazione di misure cautelari quando non c’erano alcune delle condizioni che lo giustificassero; terzo, si dimostra,un’altra volta, che c’è una magistratura succube della cultura dominante del momento. Succube persino della propaganda politica. E il momento sembra volere che si utilizzi la questione immigrazione per consentire alla destra un salto di qualità.  Mentre negli interessi del paese logica vorrebbe l’esatto contrario. Vorrebbe che il sindaco Lucano, insieme a tantissimi altri cittadini che dal basso operano attivamente per dare una possibilità di integrazione e di lavoro agli immigrati, sia portato come un esempio nell’interesse di tutti.

In fondo Mimmo Lucano ha fatto quello che tutti i Sindaci dovrebbero fare, e molti di loro già fanno. Per noi socialisti, che abbiamo come obiettivo principale il miglioramento delle condizioni di vita di tutti, gli immigrati sono prima di tutto delle persone.  Per questo non possiamo, fuori da qualsiasi strumentalizzazione politica e ideologica, che stare dalla sua parte, come dalla parte di tutti coloro che operano nel territorio, concretamente, nei fatti, per garantire agli immigrati la possibilità di inserirsi nella società. La forza dell’esperienza di Riace, e quella di molti altri attori silenziosi che operano per l’integrazione degli immigrati, è dimostrare che l’integrazione è possibile dando prospettiva e sbocchi positivi e di vita vera a tanti giovani. E contemporaneamente aprire una speranza di rinascita di tanti nostri territori più o meno abbandonati, soprattutto al sud.

Per evitare che il paese sia diviso tra coloro che demagogicamente vorrebbero che gli immigrati arrivassero da noi senza alcun tipo di limitazione e coloro che non ne vorrebbero nessuno, la cosa veramente importante è valorizzare il lavoro concreto di tanta brava gente, che concretamente opera nel quotidiano, come a Riace si è mosso Mimmo Lucano. Il valore di quell’esperienza è anche di essere stata costruita con il consenso di quella comunità, così come, attendibilmente, se fosse estesa a livello nazionale, potrebbe avere il consenso della maggioranza degli italiani. Gli italiani non sono razzisti, ma non accettano che la partita persa della semplice accoglienza si traduca nella pretesa di dare servizi a persone non integrate e senza lavoro. L’esatto contrario dell’esperienza di Riace e di tanti altri casi che sarebbe giusto far venire allo scoperto, perché tutti insieme aprano nel concreto una prospettiva nuova.

Così come è stato per altre grandi questioni sociali, anche in questo caso, le migliori leggi non nasceranno a freddo in  Parlamento, ma vedranno la luce solo il giorno in cui il Parlamento, sotto la pressione dell’opinione pubblica, sarà obbligato a ratificare con una legge comportamenti nuovi e le migliori esperienze già praticate nel territorio, extralegem, o al confine della legge esistente. Per questo, l’esperienza di Riace non solo va difesa, ma va fatta crescere.

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