Germania. Elezioni in Baviera. I Grunen trionfano, ma la Csu riesce a contenere la sconfitta

Germania. Elezioni in Baviera. I Grunen trionfano, ma la Csu riesce a contenere la sconfitta

Dal nostro corrispondente a Berlino

 

I risultati definitivi non hanno disatteso i pronostici, confermando tanto il crollo di CSU e SPD (rispettivamente 37,2% e 9,7%), quanto l’ascesa dei Grüne a principale forza di sinistra (17,5%). L’AfD entra per la prima volta nel paramento bavarese ma con un risultato inferiore alle aspettative (10,2%). I liberali dell’FDP (5,1%) superano la soglia si sbarramento, mentre la Linke (3,2%) non riesce a fare breccia nella regione. Cresce il partito conservatore dei Freie Wähler (11,6 %) a cui, probabilmente, spetterà la responsabilità di governo in coalizione con i cristiano-sociali.

Ancora una volta i sondaggisti tedeschi si dimostrano affidabili, nonostante i pronostici in questo caso potessero addirittura sembrare deliranti: una CSU che perde la maggioranza assoluta, i Grüne che scavalcano a sinistra la SPD e quest’ultima che precipita sotto il 10%. Alcune oscillazioni vi sono state – anticipate dalle riserve con cui i principali istituti demoscopici presentavano i propri dati – ma non hanno superato il punto percentuale rispetto alle previsioni. L’affluenza è sensibilmente cresciuta in confronto alle precedenti consultazioni del settembre 2013, passando dal 63,6% al 72,4% – una quota di poco inferiore a quella registrata alle elezioni federali dell’anno scorso. A beneficiarne sono state soprattutto forze precedentemente marginali nel panorama locale: Grüne, Freie Wähler e AfD, divenuti rispettivamente il secondo, il terzo e il quarto partito nel parlamento bavarese.

Gli sconfitti e Angela Merkel come capro espiatorio

Rispetto ai pronostici, la CSU ha retto meglio di quanto molti credevano. I cristiano-sociali hanno perso oltre dieci punti rispetto al 2013, ma sono comunque risusciti ad arginare la disfatta ed evitare il temuto crollo al di sotto del 35%. Il risultato di ieri non si distanzia affatto da quello conseguito nella regione durante le elezioni federali del settembre scorso (quando la CSU ottenne il 38,8%) e continua a garantire la centralità del partito cristiano-sociale nella vita politica del Land. Né l’attuale presidente dei ministri e candidato in pectore della CSU – Markus Söder – né il suo predecessore e attuale ministro federale degli Interni – Horst Seehofer – sembrano volere trarre conseguenze personali dalla sconfitta: ambedue i leaders cristiano-sociali hanno infatti scaricato le responsabilità l’uno sull’altro e, in comune accordo, sulla cancelliera Merkel. Una resa dei conti all’interno della CSU è comunque inevitabile e l’ala destra, anche dal punto di vista biografico appartenente a una generazione più giovane rispetto alla “vecchia guardia” di Seehofer, intende chiaramente trarre un qualche beneficio dalla sconfitta.

Dall’altra parte dello spettro politico, il tracollo della SPD è stato ben più drammatico di quanto previsto e il partito non è riuscito a superare la “soglia psicologica” del 10%. La candidata socialdemocratica, Natascha Kohnen, non esclude le proprie dimissioni, mentre la segretaria Andrea Nahles ha espresso una profonda delusione per il risultato bavarese, riconoscendo come si sia trattato di una sconfitta «su tutti i fronti». Per la direzione del partito, tuttavia, le cause andrebbero ricercate a Berlino anziché a Monaco: il crollo dei socialdemocratici dipenderebbe infatti dalla partecipazione a un’esperienza fallimentare di Große Koalition, viziata dai dissidi interni tra CDU e CSU che avrebbero paralizzato l’attività di governo. Il pugno duro di Horst Seehofer nella questione dei migranti e nella chiusura dei confini – dettato principalmente dalla scelta di inseguire l’estrema destra per limitare la perdita di consensi – e l’incapacità di Merkel ad arginare l’esuberanza del proprio ministro avrebbero leso indirettamente la SPD, determinando il decisivo passaggio di voti in favore dei Grüne.

Il principale paradosso delle elezioni bavaresi è quindi rappresentato dal fatto che ambedue gli sconfitti attribuiscano la propria disfatta all’unico partito – e all’unica persona – che non ha partecipato affatto a tale sfida elettorale: la CDU di Angela Merkel. Nonostante vi sia un fondo di verità, tanto la CSU quanto la SPD nascondono i propri errori dietro gli attacchi alla Große Koalition, animando uno spirito frondista nelle proprie file che, come i risultati bavaresi confermano, difficilmente potrà giovare dal punto di vista politico. I partiti tradizionali stanno infatti sperimentando una crescente perdita di credibilità, ulteriormente aggravata dell’ipocrisia che soggiace agli attacchi contro il governo Merkel. Né la CSU, o l’ala anti-merkeliana della CDU, né la SPD sono pronte a trarre l’unica conseguenza logica delle proprie critiche – ovvero la fine della Große Koalition e il ritorno alle urne – perché sanno bene che eventuali elezioni anticipate peggiorerebbero ulteriormente la situazione anziché risolverla. Il perdurare di questa linea è particolarmente penoso per i socialdemocratici tedeschi che, invece, dovrebbero constatare come il governo federale sia stato finora “prigioniero” della campagna elettorale in Baviera, approfittando della sua conclusione per rilanciare il proprio ruolo all’interno della Große Koalition e riconquistare l’elettorato di sinistra.

I vincitori: Grüne, AfD e Freie Wähler

A beneficiare della crisi socialdemocratica sono stati soprattutto i Grüne – un’evidenza che la stessa candidata Katharina Schulze ha ammesso con sincerità. Il partito ambientalista non è riuscito solamente a raddoppiare i propri consensi, ma si è anche affermato come prima forza politica in importanti centri urbani come Monaco e Würzburg – mentre, generalmente, nelle altre città ha superato il 20%. Il fattore decisivo del successo dei Grüne è stata appunto la credibilità. Molti ex-elettori dell’SPD hanno infatti scelto di votare per un movimento che si batte effettivamente per una società multiculturale, tollerante e aperta, abbandonando invece coloro che, pur difendendola a parole, la negano nei fatti. Difficilmente il successo elettorale dei Grüne si tradurrà in una partecipazione al governo. Piuttosto, il partito rappresenterà la nuova forza di opposizione nel parlamento bavarese e la principale alternativa per quanti non si riconoscono nell’estremo conservatorismo della CSU e nel feroce nazionalismo dell’AfD.

L’Alternativ für Deutschland, invece, riesce a entrare nella scena politica della Baviera, ma consegue un risultato inferiore alle previsioni più ottimistiche. I leaders dell’AfD hanno imputato il parziale insuccesso alla “concorrenza” di CSU e Freie Wähler. Contrariamente ad altri Länder, in Baviera la AfD doveva contendersi il voto di destra con forze politiche più radicate nel territorio e, se è certamente stata capace di strappare un buon numero di consensi alla CSU, non è riuscita a “sfondare” come è invece avvenuto nelle regioni orientali. I risultati confermano inoltre una tendenza già osservata in altre consultazioni, dove l’AfD raccoglie ampi consensi nelle province (tra l’11 e il 16%) ma non riesce ad attecchire nelle città (a Monaco è sotto il 6%), mentre i flussi elettorali mostrano l’attrattiva del partito verso ambienti che precedentemente disertavano le urne – una crescita dell’affluenza dietro cui, probabilmente, si cela il crescente appoggio di movimenti di estrema destra e neo-nazisti, particolarmente forti in Baviera rispetto agli altri Länder occidentali.

Tra i vincitori delle elezioni bavaresi figurano infine i Freie Wähler, cresciuti del 2,6% rispetto al 2013. Formazione conservatrice ed espressione dei ceti medi locali, i Freie Wähler rappresentano un bacino di voto di protesta della CSU, con la quale condividono buona parte del programma ma da cui sono distinti per l’assenza di legami con i cristiano-democratici. Già davanti alle prime proiezioni i Freie Wähler hanno dichiarato la propria disponibilità a formare un governo con i cristiano-sociali e le due forze assieme dovrebbero già di per sé possedere la maggioranza parlamentare necessaria (112 deputati su 205). Il successo dei Freie Wähler contribuisce indirettamente a rendere meno drammatica la sconfitta della CSU, permettendo a quest’ultima di proseguire quasi inalterata la propria linea di governo senza essere obbligata a formare alleanze con forze eterogenee.

La lezione bavarese

Al di là di quanto abbiamo appena visto, le elezioni bavaresi confermano una tendenza registrabile a livello federale – e, mutatis mutandis, anche sul piano europeo – con la crisi dei partiti cristiano-democratici e socialdemocratici. Al contempo, tuttavia, relativizzano notevolmente quella che pare essere la questione decisiva dei successi della destra populista: la lotta all’immigrazione, cavallo di battaglia tanto della CSU quanto dell’AfD, infatti non ha premiato, ma è anzi servita da volano per il successo dei Grüne che, anziché inseguire supinamente la destra sul terreno securitario e anti-immigrazionista, sono stati in grado di proporsi come un’alternativa credibile, adottando una visione diametralmente opposta a quella dei propri avversari e meno contraddittoria rispetto a quella socialdemocratica. L’ascesa del movimento ambientalista pare confermata anche a livello federale, dove gli ultimi sondaggi indicano il “sorpasso” rispetto all’SPD (17-19% contro il 16-17%), ma acuisce sensibilmente alcune questioni rimaste marginali nel dibattito politico tedesco. Se effettivamente i Grüne riusciranno ad affermarsi come principale partito di sinistra, allora lo scontro tra le varie forze inizierà a coinvolgere maggiormente alcuni temi centrali della proposta ambientalista – come l’abbandono della produzione di carbone e la riconversione dell’industria automobilistica – che, tuttavia, minacciano direttamente il cuore dell’economia tedesca.

Le elezioni in Baviera, infine, non segneranno il crollo di Angela Merkel, ma ne indeboliscono la posizione. La Große Koalition è divenuta il capro espiatorio degli sconfitti e l’esito delle consultazioni rafforza paradossalmente gli avversari della cancelliera. L’assenza di alternative realistiche, tuttavia, contribuisce soltanto ad alimentare un circolo vizioso che porterà a ulteriori débâcle nelle prossime elezioni regionali – prossimamente in Hessen e, l’anno prossimo, in diversi  Länder orientali – senza offrire possibilità di ripresa ai partiti di governo. Le conseguenze di lungo periodo, soprattutto per le prossime elezioni federali del 2021, rischiano di rivelarsi drammatiche, a meno che un moto di responsabilità e un minimo di acume politico non sveglino dal proprio torpore tanto i cristiano-democratici quanto la socialdemocrazia tedesca.

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