Europa. In atto il processo di unione delle forze di estrema destra e fasciste. L’incontro tra Salvini e Le Pen. Necessario cambiare e innovare le istituzioni europee. La battaglia delle sinistre per riforme di segno ecologista e socialista

Europa. In atto il processo di unione delle forze di estrema destra e fasciste. L’incontro tra Salvini e Le Pen. Necessario cambiare e innovare le istituzioni europee. La battaglia delle sinistre per riforme di segno ecologista e socialista

L’incontro a Roma di Salvini e Le Pen non va sottovalutato. Ci dice che il populismo della Lega viene collocato saldamente a destra tra le forze razziste, nazionaliste e retrive. Ci dice anche che le destre fasciste francesi vengono ricevute da un ministro del governo italiano. E ciò non fa onore alla Repubblica italiana nata dalla Resistenza. Dice, poi, che è in atto un processo di unione di tutte le forze di estrema destra e fasciste che negli ultimi anni hanno avuto un largo e crescente consenso popolare, tanto da diventare forze di governo, in coalizione, in diversi paesi come l’Italia, la Polonia, l’Austria e il Belgio; sostengono dall’esterno il governo danese; gli orientamenti del governo ungherese di Orbàn vanno a destra e forte è la loro presenza in Francia e in Germania. Hanno come comun denominatore la chiusura delle frontiere alla migrazione, la sovranità nazionale in contrapposizione all’Ue. Solo su questi obiettivi concepiscono una cooperazione europea mentre ogni paese dovrebbe andare solo per la propria strada. Tuttavia, Salvini si è affrettato, poi, ad affermare che “l’euro non è in discussione”, che “l’emigrazione si combatte anche con un progetto per l’Africa”, di cui però non si sa nulla, non una cifra sugli investimenti e né quanto l’Italia sarebbe disposta ad investire. Insomma, per ora un insieme di slogan pericolosi. In Italia di concreto c’è la chiusura dei porti, la demagogia razzista anti-immigrato, la criminalizzazione della solidarietà, ultima vittima il sindaco di Riace. Lo sfondo su cui cresce la destra è il malessere sociale creato dai lunghi anni liberisti caratterizzati da rigore e disuguaglianze. I fatti dicono che la politica delle destre alimenta tensioni sociali e rigurgiti razzisti, non sta portando e non porterà nessun posto di lavoro in più; non si vedono risorse per finanziare gli investimenti e per il lavoro. In Italia i giovani, che secondo la demagogia leghista dovrebbero venire “prima”, rimangono precari e ultimi.

L’Europa delle destre  significa  autoritarismo, egoismo sociale e razzista

Tuttavia, l’obiettivo di costruire un’Europa di destra è in campo. Ma cosa vuol dire un’Europa di destra e cosa ne verrebbe ai lavoratori, ai giovani, alle donne e alla democrazia? Sul terreno degli ideali, verrebbe un rovesciamento, si sostituirebbero i moderni valori umanitari e costituzionali della solidarietà, dell’uguaglianza, della democrazia e della libertà con l’egoismo sociale e razzista, e con l’autoritarismo. Già assistiamo, e da tempo,  allo sviluppo di squadrismo fascista nelle periferie e sulle spiagge contro migranti e italiani, ci sono intimidazioni di preti e di associazioni che fanno solidarietà. La violenza è contro l’emigrante e  contro i più poveri e deboli. Si è cominciato con cacciare povere famiglie, donne e bambine/i, da misere case occupate e lasciate poi in mezzo alla strada, a sfrattare centri sociali, culturali e di pubblica utilità, a chiudere sedi di partito per morosità.

Sul terreno sociale. L’Europa delle destre favorisce le diseguaglianze cominciando dalla restrizione dei diritti sociali e civili (non si reintroduce l’art. 18); in continuità con i liberisti, ripropongono la formula fallimentare della riduzione delle tasse ai ricchi, ai monopoli privati, ai gruppi finanziari. Qui, sulla questione delle risorse disponibili per lo sviluppo, si aprirà la contraddizione sociale e politica dell’attuale governo 5St-Lega. Per rilanciare l’occupazione e la domanda interna, per realizzare il reddito di cittadinanza, l’adeguamento delle pensioni minime e l’abbassamento dell’età pensionabile, non saranno sufficienti le  risorse che dovrebbero arrivare dal debito al 2,4%, serviranno risorse aggiuntive che possono arrivare solo dalla lotta contro l’evasione e l’elusione fiscale e da una riforma fiscale equa e progressiva di rooseveltiana memoria. Il governo con la flat tax e i condoni fiscali vuole fare le nozze con i fichi secchi.

Sul terreno economico. Le destre europee e la Lega non hanno una riforma per regolamentare il sistema finanziario, per renderlo strumento di investimenti e non di speculazione; nulla di significativo sugli investimenti strutturali per il lavoro, l’innovazione e per combattere i cambiamenti climatici; nulla sulle grandi infrastrutture, nulla per combattere le delocalizzazioni e il dumping sociale ed ambientale intereuropeo, niente circa il controllo democratico degli effetti sul lavoro dell’innovazione tecnologica. Niente di niente. Solo lo slogan contro gli immigrati. Ma i giovani, le donne, i pensionati, i lavoratori non vivono di slogan vuoti e demagogici. Se non si affronteranno queste grandi questioni, non ci potrà essere una crescita civile basata sulla qualità e quantità del lavoro. Il programma delle destre, quindi, non cambierà la situazione sociale e certamente peggiorerà le cose.

Le destre razziste, allora, stanno coprendo e sponsorizzando solo una parte delle forze capitalistiche, quelle più aggressive e antidemocratiche e che hanno, al pari dei liberisti, con cui erano alleate (vedi Lega con Berlusconi), le loro pesanti responsabilità per l’aggravamento delle condizioni materiali e morali delle popolazioni europee. Anzi, il loro esplicito obiettivo politico è una nuova alleanza con le forze conservatrici e moderate, che dicono di voler combattere.

Lo scontro tra gruppi capitalistici per la guida e l’egemonia dell’attuale sistema

La verità è che ci troviamo nel mezzo di uno scontro politico, culturale ed economico tra gruppi capitalistici, tra liberisti e nazionalisti, tra estremisti di destra e conservatori per l’egemonia e la guida dell’attuale sistema capitalistico internazionale ed europeo. Entrambi prospettano la continuazione di un modello di società fondato sull’egoismo del profitto speculativo e finanziario, sullo sfruttamento del patrimonio naturale, della ricerca scientifica e del lavoro. Le loro prospettive politiche, però, sono diverse: i primi ripropongono il trentennio passato che ha provocato una crisi d’epoca (guerre, malessere sociale, degrado ecologico, migrazioni); i secondi credono di superare la crisi provocandone una ancora più grande e dolorosa con le discriminazioni umane e civili, la negazione della diversità e con i metodi e i miti della violenza.

Per le forze popolari e del lavoro la partita, anche se compromessa, è aperta

Però, non ci sono solo loro. Per le forze popolari e del lavoro la partita, seppur compromessa, è ancora aperta. Esistono importanti forze di sinistra: dai laburisti di Corbyn a Tsipras, da  Iglesias a Mélenchon, dai cattolici di sinistra ai ripensamenti in campo socialista, fino alla sinistra dei democratici americani di Sanders. Certamente sono forze diverse, divise e lacerate. Ognuna, a suo modo, tenta di uscire dalla fallimentare subalternità ai dettami liberisti e ancora stentano a trovare una collocazione politica e sociale autonoma e unitaria. Il limite più serio è che di fronte alla richiesta diffusa di cambiamento che c’è tra i ceti popolari, medi e del lavoro, non esprimono una nuova e autonoma visione di società e di futuro che vada oltre l’orizzonte liberaldemocratico.

Campo di prova le elezioni  europee. L’oggetto e il luogo del conflitto

Un campo di prova saranno le elezioni europee. L’Europa oggi va intesa come l’oggetto e il luogo del conflitto. Qui ed ora. E l’obiettivo politico generale dovrà essere il rovesciamento degli indirizzi sociali, economici ed ambientali dell’attuale Commissione per dare centralità al Parlamento. Ciò implica esplicitare con chiarezza la necessità di una riforma democratica delle istituzioni europee per una Europa del lavoro e dei popoli, in cui i singoli stati non siano ostaggio degli interessi e dei poteri finanziari che hanno, loro sì, radici nazionalistiche e sovraniste, come le potenti banche tedesche e francesi. Un’Europa che dovrà garantire un quadro unitario per non esporre gli Stati e i cittadini ai danni della globalizzazione liberista e alle politiche nazionalistiche di Trump e delle destre. Per questa battaglia le sinistre debbono unirsi e innovare valori e programmi, da esplicitare come alternativi ai due contendenti espressione del vecchio sistema capitalistico. Non servono rattoppi. Chi ci ha provato è stato travolto (vedi partiti socialisti e Pd). C’è bisogno, viceversa, di profonde riforme di orientamento ecologista e socialista con un rilancio delle politiche pubbliche e con l’affermazione di nuovi rapporti e trattati tra gli Stati e gli organi comunitari.

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