Decreto sicurezza. Mattarella richiama la Costituzione ma non basta. Ci voleva un bollino rosso. L’arroganza di Salvini. L’Onu: garanzie sul rispetto dei diritti umani. Camusso: la marcia della Pace parte da Riace

Decreto sicurezza. Mattarella richiama la Costituzione ma non basta. Ci  voleva un bollino rosso. L’arroganza di Salvini. L’Onu: garanzie sul rispetto dei diritti umani. Camusso: la marcia della Pace parte da Riace

Non basta la lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte con la quale il Presidente della Repubblica ha accompagnato la firma al decreto legge in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica. Ci voleva un cartellino rosso, considerazione che facciamo anche sulla base della chiara presa di posizione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Agenzia dell’Onu, Unhcr, specializzata nella gestione di chi fugge da paesi in cui la vita è impossibile, che offre protezione internazionale, assistenza materiale, soluzioni durevoli per la loro drammatica condizione, di cui diamo il testo integrale a conclusione del nostro articolo. E un segnale di allarme, una ferma presa di posizione sul problema dell’immigrazione viene da Perugia, dove domenica 7 ottobre si svolgerà la tradizionale Marcia della Pace che vede impegnate  migliaia di persone in tutta l’Umbria in iniziative sui temi della pace, della solidarietà, dell’accoglienza, del disarmo, dell’ambiente. Dall’Umbria a Riace, luogo simbolo di una Italia alternativa, la cittadina calabrese, dove il sindaco Mimmo Lucano, ora agli arresti domiciliari, ha sperimentato con successo un modello alternativo di accoglienza, il punto di partenza della discussione che si è svolta a Perugia, nell’iniziativa di apertura del meeting “Della pace e dei diritti umani”, promossa dalla Rete della Pace.

Da Perugia alla Calabria: c’è anche un’Italia che sa accogliere.

“La Marcia quest’anno parte da Riace”, è stato ribadito nei vari interventi che hanno visto alternarsi al microfono rappresentanti delle associazioni (Anpi, Arci, Acli, Legambiente, etc.) e dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil. “Dobbiamo ricordarci che non ci sono solo cattive notizie – ha detto nel suo intervento Susanna Camusso, segretario generale della Cgil – e Riace è una buona notizia, perché esiste un’Italia che sa accogliere e non lo fa solo per un gesto di disponibilità verso chi ha bisogno. Lo fa perché ha un’idea di come interrompere lo spopolamento delle aree interne, di come ricostruire comunità, di come combattere le solitudini e le paure. Allora – ha aggiunto Camusso – la buona notizia è che possiamo ribaltare la narrazione, discutendo di integrazione e accoglienza per ragionare del futuro del paese”. Il segretario Cgil ha sottolineato che i “processi migratori non sono un’emergenza, non sono un fatto straordinario, sono, al contrario, la storia dell’umanità. Perché l’umanità si sposta e noi italiani – ha rimarcato Camusso – lo sappiamo bene, perché c’è un’Italia più grande dell’Italia in giro per il mondo”. E dalla Fiom Cgil viene un giudizio molto duro sul decreto.

Fiom: diritti per i migranti e per tutti i lavoratori. Camminiamo insieme

“È tempo di capire che diritti per i migranti e diritti per tutti i lavoratori, camminano insieme” afferma Francesca Re David, segretaria generale del sindacato metalmeccanici.Il decreto sicurezza, concentrandosi sulla stretta del diritto di asilo, rende i migranti ancora più precari e ricattabili. Invece di sostenere una politica regolata di flussi, consolida la condizione strutturale degli ingressi irregolari fornendo così anche manodopera per il lavoro nero. Queste misure in tema di immigrazione continuano a sembrarci anticostituzionali e lesive dei diritti umani. Inoltre, sono presenti norme che limitano il diritto a manifestare trasformando illeciti amministrativi in reati punibili con la reclusione. Norme che tra l’altro differenziano tra italiani e stranieri, prevedendo per i migranti la misura aggiuntiva dell’espulsione. Viene, infine, superato il principio di esclusivo uso sociale dei beni confiscati alla mafia, e viene consentita la possibilità di costruire sugli stessi in sanatoria”.

Come si è arrivati ad un decreto che viola in modo palese la Costituzione

 Ma come si è potuto arrivare ad un decreto che viola palesemente la nostra Costituzione, che mischia, come ha voluto il vice premier Matteo Salvini, con il consenso   del premier  e dell’altro vicepremier il penta stellato Luigi Di Maio, immigrazione con pubblica sicurezza? Era un segnale chiaro: i migranti sono tutti possibili delinquenti che mettono in pericolo i cittadini italiani, di una campagna  portata avanti dal vicepremier. Tutta l’attività del governo in questi mesi è stata centrata sul pericolo immigrazione. Non a caso la lettera di Mattarella ricordava che la Costituzione, articolo 10, recita: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale”. Gli obblighi previsti in materia di asilo per i migranti vanno rispettati, appunto secondo la Carta. Un cartellino giallo veniva  definito da alcuni giornali rivolto in particolare al titolare del ministero dell’Interno e vicepremier che si era assunto la paternità della legge. Ma evidentemente ci sarebbe voluto un cartellino rosso, il rinvio al governo gialloverde del decreto viste anche  le reazioni del Salvini che addirittura  esultava per la lettera con cui il Capo dello Stato aveva accompagnato il suo sì, la “bollinatura” del decreto. “Con il mio decreto – diceva Salvini – se  uno viene colto a commettere un reato, verrà convocato in commissione prefettizia, gli viene respinta la domanda, viene portato in un centro per i rimpatri e rispedito a casa. Serve sempre – per l’invio nel cpr – l’ok del magistrato e ci deve essere o la pericolosità sociale stabilita dal questore o una condanna in primo grado, sono felice della firma, il  Presidente Mattarella ha firmato il dl Sicurezza del cattivone di Salvini, quindi la settimana prossima il parlamento comincerà a discutere e soprattutto a votare queste decine di articoli che porteranno più sicurezza – dice -. Dopo tante polemiche, dopo i giornali che dicevano non ce la farà mai, Mattarella non firmerà mai, ‘ciapa li e porta a cà”.

Le guasconate di Salvini sono anche un’offesa al Capo dello Stato

Non basta la parola arroganza, non bastano le guasconate, per definire queste affermazioni, che rappresentano anche una offesa al capo dello Stato. Proseguiva: “L’ho detto anche al presidente, noi rispettiamo la Costituzione. Io li voglio rispettare tutti gli articoli della Costituzione. Quindi per me la Costituzione vale dal primo all’ultimo articolo. Prima gli italiani significa che mio dovere è rispondere dello stipendio che voi mi pagate, garantendo il diritto alla sicurezza, al lavoro, alla vita, alla pensione, alla salute dei cittadini italiani”. Non basta: “Chi sbarca domani mattina se scappa dalla guerra è un mio fratello, porte aperte, però la stragrande maggioranza di quelli che sono arrivati qua non scappavano dalla guerra, ma la guerra ce l’hanno portata in casa. Ci saranno dei ricorsi, ci sarà qualcuno che si strappa i capelli, i sindacati, i centri sociali. Ma non vogliamo passare per fessi. Il decreto può essere migliorato ma non mollo di un millimetro”. Leggendo queste dichiarazione erano subito arrivati segnali di preoccupazione da parte degli organismi internazionali che  tutelano i rifugiati. Già, perché i migranti sono “rifugiati” che vogliono “fuggire”, appunto da guerre, devastazioni, fame, malattie, la morte di tanti bambini perché di questo si tratta e non di “crociere” di cui più volte ha parlato Salvini. Da qui nasce la presa di posizione dell’Unhcr, un monito e al tempo stesso un richiamo alle forze democratiche a dare battaglia,dentro e fuori il Parlamento per cambiare il decreto, nel nome della pace, dell’uguaglianza, dell’accoglienza. Un’ Europa dei popoli, una nuova pagina nella storia dell’umanità, dei popoli.

Il testo del documento dell’Agenzia delle Nazioni Unite a tutela dei rifugiati

L’Unhcr, pur riconoscendo “la volontà del governo italiano di intervenire per rafforzare l’efficienza e l’integrità del sistema di asilo, in particolare delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale” esprime “preoccupazione per alcune norme in potenziale contrasto con la normativa internazionale sui rifugiati e sui diritti umani, rischiando di indebolire il livello generale di tutela con particolare riferimento alle persone vulnerabili e con esigenze specifiche” e “per un possibile abbassamento delle garanzie per i richiedenti asilo”. E’ il giudizio dell’Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati sul decreto legge in materia di protezione internazionale e immigrazione, e sicurezza pubblica. Alcune misure contenute nel decreto, osserva l’Unhcr, “rischiano di indebolire il livello generale di tutela con particolare riferimento alle persone vulnerabili e con esigenze specifiche. L’Italia tradizionalmente ha riservato un ruolo centrale al rispetto dei diritti umani e alla Convenzione di Ginevra, riconoscendo il fondamentale obbligo morale e legale di venire in aiuto alle persone in fuga dalla guerra, dalla violenza e dalle persecuzioni, in uno spirito di solidarietà e umanità”. L’Unhcr sottolinea in particolare come “l’inclusione delle norme di riforma del sistema d’asilo nell’ambito di un provvedimento che prevede interventi sulla sicurezza rischia di favorire una percezione errata dell’asilo quale questione di ordine pubblico anziché di protezione e integrazione. In particolare occorre ricordare che sovente i richiedenti asilo, in assenza di adeguati canali legali e sicuri per la protezione internazionale, si trovano nella condizione di non avere altra scelta che entrare in un Paese in modo irregolare”.

L’Italia in una fase di riduzione degli arrivi e delle richieste di asilo

L’Italia, ricorda ancora l’Unhcr, “è attualmente in una fase di drastica riduzione di arrivi e richieste d’asilo. Ad oggi sono arrivate via mare dall’inizio dell’anno 21 persone rispetto alle oltre 106.000 nello stesso periodo del 2017. Le domande d’asilo si attestano intorno alle 41.000 rispetto alle 105.000 registrate nello stesso periodo dello scorso anno. Ciò offre l’opportunità per una riflessione profonda improntata al miglioramento e al consolidamento dello spazio di accoglienza e d’asilo”. “Le nuove norme sulla detenzione potrebbero creare situazioni di incertezza nell’applicazione, anche per quanto riguarda i termini, i luoghi di trattenimento e l’accesso all’assistenza e all’informazione legale – denuncia l’agenzia dell’Onu – Alcune norme sulle procedure d’asilo, e in particolare l’art. 10, devono, in sede di conversione in legge, essere vagliate alla luce del diritto di ciascun individuo a ricorrere in sede giurisdizionale contro un provvedimento giudiziario”. L’Unhcr “apprezza lo sforzo del Governo di definire più efficacemente la protezione umanitaria, tuttavia, il decreto legge non disciplina quei casi, contemplati da obblighi internazionali e regionali, in cui una persona non può comunque essere rimpatriata poiché rischierebbe trattamenti disumani e degradanti” e “auspica che possa essere mantenuta una flessibilità nel valutare l’applicazione di forme complementari di protezione per ragioni compassionevoli e umanitarie, in particolare per le persone più vulnerabili”.

L’inclusione sociale elemento portante dei processi di integrazione

“Rispetto alle misure di accoglienza, benché la normativa internazionale ed europea non dia indicazioni sul modello da adottare per i richiedenti asilo, l’Unhcr – si legge ancora nella nota – ritiene che tornare a un sistema in cui i richiedenti vengono accolti nei centri di prima accoglienza, spesso sovradimensionati e relegati in luoghi isolati richiede un effettivo potenziamento degli standard. Si continua inoltre a raccomandare il rafforzamento della rete Sprar, in ragione dei suoi più elevati standard e della maggiore efficacia dimostrata nei processi di integrazione con le comunità locali. Il processo di inclusione sociale dovrebbe essere infatti elemento portante di una strategia di integrazione che vada a vantaggio sia dei rifugiati che delle comunità ospitanti”. Nell’ambito del percorso parlamentare di conversione, l’Unhcr”condividerà con le Autorità competenti osservazioni e raccomandazioni in merito alle norme sull’asilo contenute nel Decreto Legge. Le raccomandazioni – precisa la nota – sono elaborate sulla base del mandato conferito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di protezione internazionale dei rifugiati e di assistenza ai governi nella ricerca di soluzioni durevoli per i rifugiati”. L’Unhcr auspica infine “che in sede di conversione del decreto, governo e Parlamento apportino le necessarie modifiche al testo, in linea con la Convenzione di Ginevra e la normativa sui diritti umani”.

La critica dei penalisti: accoglienza ridotta all’osso

Una forte critica al decreto Salvini viene anche dai penalisti, per i quali il decreto legge su immigrazione e sicurezza si caratterizza “per una forte limitazione dei diritti di asilo, tanto che il Presidente della Repubblica” si è sentito “in dovere di ricordare che in materia di asilo ‘restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato'”.

Qui di seguito il lungo e interessante documento in cui analizzano le “criticità” delle nuove norme, in particolare il divieto di partecipare a manifestazioni sindacali

Non potendo intervenire sui permessi di soggiorno per asilo politico e protezione sussidiaria, “frutto di precisi obblighi costituzionali ed internazionali, ma desideroso di trasmettere un messaggio energico, il Governo – scrive la Camera penale – ha abrogato quanto più ha potuto” e in particolare il permesso di soggiorno per motivi umanitari. L’accoglienza umanitaria, secondo i penalisti milanesi, “è ridotta all’osso, ma se l’immigrato dimostra di essere un eroe si fa un’eccezione”. In più, “invece di potenziare il sistema di accoglienza diffusa gestito dagli enti locali” si sceglie “di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri, strutture inidonee a garantire una reale integrazione”. Oltre a molte altre osservazioni su vari punti, la Camera penale milanese fa notare che “l’art. 23 prevede una decisa estensione del reato di blocco stradale (da uno a sei anni di reclusione), prima previsto solo per i casi di collocazione di ordigni o dispositivi su una ferrovia (condotta oggettivamente pericolosa), ora sussistente anche per i casi di semplice ingombro o finanche ostruzione, non solo di una ferrovia, ma di qualsiasi strada”. Una norma che per la Camera penale “non si spiega che con la previsione da parte del Governo della futura diffusione di fenomeni di protesta collettiva”. Il Governo “sembra prefigurare e temere particolarmente la partecipazione degli stranieri a simili fenomeni. Difficile non pensare – concludono gli avvocati – alla conflittualità sindacale nella logistica, che è in forte aumento e che è spesso attuata mediante il blocco delle merci e praticata soprattutto da stranieri”.

 

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