Conte invita a cena Di Maio e Salvini per lottizzare la Rai. L’inutile conferenza stampa coi giornalisti esteri. Ha recitato il copione propagandistico consueto

Conte invita a cena Di Maio e Salvini per lottizzare la Rai. L’inutile conferenza stampa coi giornalisti esteri. Ha recitato il copione propagandistico consueto

Sembra che la cena prevista per lunedì sera tra il premier Conte e i due vicepremier Salvini e Di Maio potrebbe avere un menù indigesto, poiché al centro dell’attenzione dei tre saranno le nomine in Rai. Con l’elezione, sciagurata e controversa, del presidente Marcello Foa, che nel suo viaggio in Israele ha perfino accusato gli europarlamentari del Pd di essere stati finanziati da Soros, senza citare la fonte della notizia, ma dimostrando di non essere indipendente, gli artigli di pentastellati e leghisti si sono già pesantemente abbattuti sull’azienda pubblica radiotelevisiva. Con il contorno di polemiche e di censure nei confronti della libertà di stampa, come nel caso della partecipazione del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, a Che tempo che fa. Le nomine alla guida dei tg e delle reti Rai dovrebbero essere dunque tra i temi della cena di Luigi Di Maio e Matteo Salvini con il premier Giuseppe Conte, raccontano le cronache. L’incontro potrebbe essere la prima occasione per i leader di discutere personalmente il tema. Se così sarà e si troverà un’intesa, le prime nomine potrebbero giungere sul tavolo del cda Rai già giovedì. Dopo un lungo braccio di ferro sulla guida del Tg1, la Lega potrebbe alla fine dare via libera al nome di Giuseppina Paterniti, in quota M5s. Al Tg2 a quel punto potrebbe andare, su indicazione leghista, Gennaro Sangiuliano. Al Tg3 dovrebbe reggere la conferma, decisa quasi subito, dell’attuale direttore Luca Mazzà in quota opposizione. Insomma, una cena a base di lottizzazione pura, come ormai da tempo ci hanno abituato leghisti e grillini.

La conferenza stampa con i giornalisti esteri: Conte segue alla lettera il copione propagandistico scritto dai comunicatori di Palazzo Chigi 

Intanto, il premier Giuseppe Conte si è concesso per un’ora e un quarto ai cronisti stranieri proprio in coincidenza temporale con l’invio della lettera del governo in risposta ai rilievi della Commissione Ue sulla manovra. Ai corrispondenti esteri, il presidente del Consiglio ha tenuto ad assicurare che la manovra non cambierà ma l’Italia ha avviato un percorso di “dialogo” con le istituzioni europee. Confronto che proseguirà anche in caso di bocciatura: “Non sono un indovino”, ha premesso, “ma se arriverà la bocciatura, siederemo intorno a un tavolo e valuteremo insieme” con l’Ue. Conte ha messo in chiaro che il 2,4% rimane il “tetto massimo” del livello di rapporto deficit/Pil che il governo calcola nel 2019. “Se dovessimo accorgerci che il trend della nostra economia non si adegua agli obiettivi programmati adotteremo misure di contenimento della spesa perché il tetto del 2,4% non lo supereremo”, ha garantito. Ovvero: saranno effettuati tagli alla spesa pubblica e in particolare al welfare. “Ritengo che l’outlook stabile dimostri che da parte di Moody’s c’è la convinzione che i fondamentali economici dell’Italia sono buoni”, ha poi sostenuto.

Conte: bacchettate al commissario Ue Oettinger e al premier austriaco Kurtz

“Noi non siamo una banda di scalmanati e indisciplinati andata al governo, abbiamo lavorato e studiato a lungo e dopo avere a lungo studiato siamo arrivati alla consapevolezza che l’Italia, sulla stessa strada, sarebbe entrata in recessione. Queste ricette non hanno funzionato perché l’Italia in termini di Pil è stata fanalino di coda della Ue”, ha affermato. “Abbiamo ribadito nella lettera, spedita poco fa, che noi siamo assolutamente in Europa, vogliamo dialogare con le istituzioni Ue, vogliamo che l’interlocuzione si svolga nello spirito di un dialogo costruttivo, non mettiamo in discussione il ruolo della commissione Ue”, ha garantito Conte. Poco dopo il premier ha ribadito lo stesso concetto, rinforzandolo, in inglese, sotto la formula ‘read my lips’ (leggi le mie labbra): “Per l’Italia non c’e’ alcuna possibilità di Italexit, di uscire dalla Ue e dall’Europa”. Conte ha poi ‘bacchettato’ sia il commissario Ue al Bilancio Guenther Oettinger, sia il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. “Se un commissario Ue prima di leggere la manovra e prima che arrivi la lettera dell’Ue mi dice che questa manovra verrà rigettata, io dico che che è un pre-giudizio, inaccettabile che provenga da chi rappresenta un’istituzione”. Quelle di Kurz “sono dichiarazioni un po’ incaute”, ha poi aggiunto. “Se noi siamo in Europa e diciamo che dobbiamo rispettare regole e procedure europee, la procedura prevede che in questo momento la commissione deve interloquire” con lo Stato membro. Esprimere giudizi come fa Kurz “significa non rispettare le regole europee”.

Conte conferma i tagli all’editoria, “ma non sono punitivi” e in apparenza prende le distanze da Beppe Grillo

Nel confronto coi cronisti stranieri, l’inquilino di Palazzo Chigi ha affrontato molti temi: dall’immigrazione, al decreto fiscale, alla politica estera su Russia, Libia e Medio Oriente. Proprio sull’immigrazione, brusio in sala quando Conte ha “sfidato” i cronisti “a trovare un altro Paese in Europa che dal 2013 abbia ricevuto 688 mila persone con accoglienza indiscriminata”. Qualcuno ha obiettato che i numeri tedeschi sono superiori. “Non con gli sbarchi…”, ha replicato Conte, pur sottolineando che proprio per il numero di immigrati accolti “c’è una sensibilità particolare in Germania”. Per quanto riguarda il tagli ai fondi pubblici per l’editoria, Conte è stato chiaro: “La misura preannunciata da Crimi rientra tra le iniziative programmate. Non è una iniziativa punitiva: deve essere assolutamente chiaro”, si tuteleranno le minoranze e i diritti costituzionalmente garantiti. Infine, un poco di politica, che non guasta mai in questi casi, perché prima la conferenza stampa era stata solo la scaletta dell’ennesimo copione propagandistico messo a punto dagli esperti in comunicazione di Palazzo Chigi, Casalino in testa. “Noi non vogliamo un’anarchia ma siamo qui per rinnovare il sistema, è un punto che va inteso sennò non riuscirete a cogliere la nostra esperienza. La nostra è una rivoluzione gentile”, ha garantito. Sollecitato dai giornalisti, il premier è quindi tornato sulle frasi di Beppe Grillo in merito ai “troppi poteri” che avrebbe il capo dello Stato nel nostro sistema istituzionale. “Le dichiarazioni di ieri impegnano chi le ha fatte: anche il M5s ha prontamente dichiarato che quelle sul capo dello Stato sono posizioni personali di Grillo che non coinvolgono affatto il M5s o un manifesto politico. Non c’è nulla del genere nel contratto di governo”, ha scandito. “C’è stata una mia conversazione col presidente della Repubblica, abbiamo anche commentato ma il presidente era molto sereno. Non montiamo polemiche inutili”.

Difficile credergli, dal momento che sia in un’intervista a Davide Casaleggio, che nelle dichiarazioni del ministro delle Riforme Fraccaro, e nonostante gli accordi contrattuali, si continua ad insinuare nel nostro sistema repubblicano una forma deleteria di democrazia diretta, senza più bilanciamenti, né equilibri costituzionali. Forse il presidente Conte avrebbe fatto bene a leggersi i commenti dei costituzionalisti De Siervo e Azzariti sulle sciagurate parole di Beppe Grillo al Circo Massimo, prima di tuffarsi in divagazioni politicamente impegnative.

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